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Addizionata di anidride carbonica

Venerdì 9 Giugno 2006, 18:03 in Atmosfera, Il clima che cambia di

La notizia di oggi non è esattamente dell’ultima ora, perché è vecchia di circa 250 anni.

La notizia è questa: il livello di anidride carbonica (CO2) nell’aria, rimasto invariato per secoli, ha iniziato a crescere da 250 anni a questa parte, in concomitanza con l’inizio dell’era industriale. La crescita all’inizio è sta lenta, poi ha assunto un ritmo sempre più vertiginoso.

Il CO2 è un gas che non si vede, ma che fa sentire la sua presenza, poiché intrappola il calore della terra ed è il peggiore imputato del cosiddetto effetto serra, ovvero del riscaldamento progressivo del nostro pianeta.

Concentrazione_co2_antartide_1 Il grafico a fianco mostra come è aumentata la concentrazione CO2 nell’atmosfera dagli albori della rivoluzione industriale fino ad oggi. I valori sono stati misurati in Antartide, come a dire che siamo riusciti a portare il nostro l’inquinamento fino in capo al mondo.

 

La scala di concentrazione è in parti per milione di volume (ppm); una concentrazione di 100 ppm significa che in un metro cubo d’aria ci sono 100 centimetri cubi di CO2.

I dati dal 1975 ad oggi (pallini azzurri) sono stati raccolti dall’ ente americano NOAA (National Oceanic and Atmosphere Administration) presso la base Amundsen e Scott situata al polo sud.

 

 

Come è stato invece possibile raccogliere i dati relativi al passato (punti rossi e verdi)? I ghiacci dell’Antartide rappresentano un vero e proprio museo della storia naturale della terra dal momento che  conservano al loro interno piccole bolle d’aria più o meno dell’epoca in cui si è formato il ghiaccio. Trivellando in profondità è possibile raccogliere campioni di questa aria che è tanto più antica quanto più è profondo il ghiaccio.

In questo modo si è arrivati a scoprire che verso il 1750 c’erano circa 280 cm³ di CO2 per ogni m³ d’aria. In 250 anni siamo riusciti a portare questo valore a quasi 380 cm³, con un aumento di circa il 35%. Ma la metà di questo aumento è avvenuta negli ultimi 30 anni! Possiamo congratularci con noi stessi: la nostra tecnologia è in grado di modificare l’intera atmosfera (ed il clima) del pianeta!

C’è di che esserne preoccupati; la comunità scientifica ha da tempo lanciato l’allarme ed è riuscita persino a convincere molti (ma non tutti) i governi, che nel 1997 hanno sottoscritto i cosiddetti “protocolli di Kyoto”, in cui ci si impegna a ridurre emissioni di CO2 e degli altri gas serra nell’arco di una decina d’anni.

Tutti gli scienziati, tranne uno, concordano sulla correttezza dei dati presentati nel grafico Questo “uno” è il glaciologo polacco Zbigniew Jaworowski che ha contestato il metodo di datazione del gruppo svizzero di Friedli (i punti rossi nel grafico), sostenendo che la concentrazione di anidride carbonica prima della rivoluzione industriale fosse all’incirca di 350 ppm e non di 280 ppm.

Come a dire che tutte le attività umane hanno cambiato poco o nulla nell’atmosfera e non c’è quindi da preoccuparsi per l’effetto serra. Una tesi perfetta per lasciare le cose come stanno e non cambiare nulla; una Spo_archivetesi perfetta per attaccare gli accordi di Kyoto.

Ora, provate a indovinate a quale esperto si è rivolto il Senato degli USA per valutare il problema dell’effetto serra. Bravissimi! Avete fatto centro! Avendo a disposizione migliaia di glaciologi, climatologi e meteorologi (tra cui moltissimi americani) guarda caso la scelta è caduta proprio sul polacco! Al prof Jaworowski è così toccata l’incombenza di spiegare ai senatori americani che la CO2 in realtà non è mai aumentata, è solo una frottola degli ambientalisti e possiamo perciò dormire sonni tranquilli. E se qualcuno non ci credesse, può sempre cliccare sul nome di  Jaworowski per controllare.

Peccato che le misure del gruppo australiano di Etheridge (punti verdi del grafico) non lascino adito a dubbi: avendo potuto trivellare molto più in profondità degli svizzeri, hanno potuto misurare la concentrazione di CO2 in un arco di circa mille anni. Ebbene, dall’anno mille al 1750 la concentrazione di anidride carbonica ha sempre oscillato intorno alle 280 ppm!. Su un arco di tempo così lungo non ci possono essere problemi di errore di datazione. Come si vede dal grafico inoltre i tre gruppi di dati combaciano perfettamente.

Il lavoro di Etheridge è del 1998; l’audizione americana del polacco è invece del 2004. Possibile che l’esimio professore non fosse a conoscenza del lavoro degli australiani?

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09 Giu 2006
alle 02:13

znarf

Uhm, che 100ppm corrispondano a 100cc di CO2 non l'avevo mai pensato. Detto così, "parti per milione", sembra una cosa molto, molto distante... Ma 100cc, caspita, è un mezzo bicchiere d'acqua! Si vede, si tocca...
E allora mi viene un pensiero inquietante: diciamo che la fantomatica auto risparmiosa emette appena 109 g/km di CO2. La molecola di CO2 pesa 44, 109 grammi sono 2.48 moli di CO2/km. Il volume molare di un gas perfetto è 22.4 litri, quindi l'auto risparmiosa emette 2.48*22.4=55.55 litri di CO2/km, che trasformato in ppm fa cinquantacinquemilaerotti ppm di CO2 per metro cubo d'aria per un solo km... Wow!

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