Ambienti, scienza e varia umanità
«L’inquinamento nucleare è sottile ed insensibile; contro di esso non ci sono sicure difese. Si ride delle nostre frontiere, cavalca il vento e l’acqua, si infiltra nei canali e nelle catene alimentari: lo iodio radioattivo può piovere dal cielo a migliaia di chilometri dalla sua fonte e annidarsi nella nostra tiroide …»
PRIMO LEVI, La Stampa, 3/5/1986
Mi sarebbe piaciuto poter iniziare questo blog proprio il 26 aprile, nel ventesimo anniversario del disastro tecnologico della centrale nucleare di Chernobyl, ma ragioni di carattere tecnico ne hanno ritardato l’inizio. Ne parlo ora, raccogliendo in forte sintesi alcuni degli aspetti più importanti. Altri approfondimenti e altre storie seguiranno.
Chernobyl è stata la più grave catastrofe ambientale di tutta la storia umana, figlia di una tecnologia arrogante e imperfetta, al di fuori di ogni controllo. Una quantità di radiazione pari a cento volte quella delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki si è riversata su un’area di circa 350 mila km² (più dell’Italia) dove vivevano circa 8 milioni di esseri umani (ulteriori dati si possono trovare nei siti UN Chornobyl programme e Chernobyl.info)
Il reattore di Chernobyl non era vecchio. L’incidente anzi è avvenuto al n. 4, il più nuovo, costruito nel 1983. La causa dell’incidente è da ricercare sia in problemi nella progettazione, sia nell’errore umano (una eccellente ricostruzione della dinamica dell’incidente è fornita, in italiano, da Wikipedia). Molti si sono subito affrettati ad affermare che simili incidenti non possono succedere in Europa o negli USA, dove la tecnologia è migliore. La verità è che quando un sistema è abbastanza complesso, gli errori tecnici o umani possono comunque accadere. Occorre diffidare dei tecnici quando affermano che un sistema non può fallire. Lo si diceva, ahimè, anche del Titanic e degli Shuttle della NASA …
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Un’ampia porzione di territorio (vedi la mappa) è stata contaminata da isotopi radioattivi, come il Cesio 137 e lo Stronzio 90 che tendono a fissarsi nel corpo umano. Il tempo di dimezzamento del Cesio 137 è di circa 30 anni; ciò significa che tra dieci anni (30 dopo la catastrofe) ce ne sarà ancora la metà, mentre tra 40 anni (60 dopo la catastrofe) un quarto … insomma, ne avremo per secoli!
Quante persone sono morte? Secondo l’OMS, le radiazioni hanno causato circa 4000 vittime tra la popolazione residente e i cosiddetti “liquidatori”, cioè i vigili del fuoco ed i militari sovietici che hanno lavorato per contenere il disastro. Invece secondo Greenpeace, che nel suo recentissimo rapporto cita varie fonti Ucraine, Russe e Bielorusse, i morti sono stati molti di più, circa 200 mila. Altre persone probabilmente moriranno in futuro, dal momento che le radiazioni sono un killer lento.
La domanda corretta è pero forse un’altra: quante persone, senza morire, hanno avuto comunque la vita rovinata da Chernobyl? Quanti dovranno sottoporsi tutta la vita a terapie antitumorali? quanti sono rimasti invalidi? Quanti hanno perso tutto quello che avevano nell’evacuazione? Quanti si porteranno dietro lo stigma di essere figli di Chernobyl?
C’è davvero una congiura internazionale per minimizzare le perdite umane? Certo è che Russia e Ucraina vorrebbero nel futuro riprendere a costruire centrali nucleari, per cui non amano che si parli troppo dei morti di Chernobyl (vedi le accuse lanciate dalla sezione russa di Greenpeace riportate ad esempio nella Repubblica del 27 aprile). Non sono certo in grado di dirlo. Se tuttavia un pezzo grosso dell’establishment sovietico, come il direttore dell’Istituto per l’Energia Atomica russa Leonid Bolshov ha il coraggio di dichiarare che a Chernobyl ci sono state solamente 56 vittime (i lavoratori della centrale), qualche sospetto nasce di sicuro ...
Nell’articolo citato all’inizio (è stato ristampato sullo Specchio del 15 aprile), Primo Levi scriveva inoltre: «Oso prevedere o almeno sperare che Chernobyl sarà una svolta nelle scelte energetiche, nello stile dell’informazione e forse anche nei rapporti politici ». Non si può dire che questa speranza di Primo Levi si sia esattamente avverata; comunque credo che siamo ancora in tempo.
bello! il blog mi piace un sacco, adesso lo inserisco tra i miei link, complimenti e' molto interessante...
Sara
alle 09:52
Cristian Sabau
Si, e verissimo. Come ho lavorato per 22 anni nell'installazioni di un reattore nucleare (di ricerche) so che scrivvo addesso. Perro, per disgrazia nel futiro non c'e altra scelta...