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Pesca /1 Gamberi, mangrovie e rapine

Venerdì 15 Settembre 2006, 08:09 in Acqua, Alimentazione, Economia e ambiente, Ecosistemi sotto stress di

Acquacoltura.jpgForse non ne siamo ancora del tutto consapevoli, ma ormai quasi metà del pesce consumato nel mondo non è più pescato in mare aperto, ma proviene da allevamenti di acquacoltura (nel 1980 solo il 9% del pesce veniva allevato).

L'allevamento di gamberi e gamberetti rappresenta uno dei  settori di maggiore crescita dell'acquacoltura in Asia, America Latina e più recentemente in Africa, ma è anche uno dei più controversi. Se da un lato infatti rappresenta una sicura fonte di reddito per diversi paesi in via di sviluppo, dall'altro è una seria minaccia a molti ecosistemi.

 

Il problema più importante è naturalmente la distruzione degli ecosistemi naturali. Lungo le coste asiatiche le foreste di mangrovie vengono abbattute per fare spazio agli allevamenti. L'immagine satellitare qui a fianco (pubblicata in un articolo dell' Università di Bangkok) mostra la diffusione delle fattorie acquatiche dove prima c'erano solo foreste costiere. In soli dieci anni (tra il 1980 e il 1990) sono così scomparse il 35% delle mangrovie del pianeta. nrm_009.gifVandana Shiva spiega molto bene l'importante ruolo ddi questi alberi acquatici: "Le mangrovie assorbono parte dell'energia delle onde e delle maree, proteggendo la terra retrostante; gli alberi formano anche una barriera contro il vento. La distruzione delle Mangrovie nell'Orissa [costa nordorientale dell'India, NdB] ha permesso alle tempeste e ai venti ciclonici di seminare la devastazione nella regione.

Nel 1991, un'ondata di marea ha causato la morte di migliaia di persone in Bangladesh a causa delle vasche per l'acquacoltura. Nel 1960 un'ondata simile non aveva neppure danneggiato i villaggi, grazie alle mangrovie che a quel tempo proteggevano l'entroterra." (Le guerre dell'acqua, p. 58-59).

Destano tuttavia preoccupazione anche i fatti seguenti (vedi qui per la fonte):

  • Salinizzazione delle acque dolci e dei terreni agricoli (se l'allevamento è nelle acque interne);
  • uso di proteine provenienti dai pesci nella dieta dei gamberi (a quando il gambero pazzo?);
  • inquinamento delle acque costiere dovuto all'uso di pesticidi e antibiotici;
  • eccesso di nutrienti: il 70% del mangime viene sprecato e si diffonde in mare sconvolgendo l'equilibrio ecologico locale.
  • Sul fondo dello stagno di acquacoltura si accumula un deposito tossico di prodotti di scarto e di escrementi che costringe ad abbandonare lo stagno dopo pochi anni di utilizzo per spostarsi altrove. Nel giro di 7 sette anni in Thailandia  sono stati abbandonati il 60% dei siti di allevamento. Occorrono poi almeno trent'anni per poter riablitare il terreno

Ritengo particolarmente negativo il fatto che per allevare i gamberi si sia diffuso questo metodo di rapina ambientale: tagliare gli alberi, inquinare tutto e poi andarsene via. E' imprenditoria o rapina a mano armata? Tra l'altro un comportamento simile risulta a lungo andare antieconomico!

Insomma: pensiamoci la prossima volta che mangiamo i gamberetti...

In un prossimo post fornirò alcune notizie positive, dal momento che la FAO ha definito delle linee guida per l' "allevamento responsabile". Speriamo che non sia "troppo poco, troppo tardi" ...

 

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17 Apr 2007
alle 18:45

monica

escuciar todas las musica de mango vice però che son della discoteca però musica colombiana

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