Ambienti, scienza e varia umanità
Nel post precedente abbiamo parlato di come l'impronta ecologica misuri quanta terra occorre per soddisfare il nostro stile di vita (vedi Impronta ecologica /1 ) e si è visto che l'umanità sta abusando delle risorse rinnovabili del nostro pianeta.
L'impronta ecologica media pro capite è infatti di 2,2 ha, mentre la disponibilità di terra (e mare) produttivi è di soli 1,8 ha. Questa valore di 2,2 ha è però una media, e come tutte le medie, nasconde al suo interno disparità enormi tra ricchi e poveri.
La vera distanza tra paesi sviluppati e non sviluppati (dire "in via di sviluppo" mi sembra di cattivo gusto) si misura infatti più con l'impronta ecologica che con il reddito (dal momento che ad esempio un kg di pane non ha lo stesso costo in Angola o in Canada). La tabella qui sopra riassume la dolorosa geografia della disuguaglianza.
E' evidente che gli spendaccioni siamo noi (cioè Europa e Nord America), dal momento che il resto dell'umanità o è sotto al valore equo di 1,8 ha oppure (come l'America Latina) è poco al di sopra.
I paesi sviluppati dell'occidente hanno un consumo di beni, energia e servizi da 5 a 10 volte superiore ai paesi più poveri dell'Africa. Le disparità tra paese e paese sono ancora più grandi. Gli USA, con oltre 10 ha a testa, hanno un'impronta ![]()
ecologica 50 volte più grande della Somalia (0,2 ha), e 15 volte più grande del Mozambico (0,6 ha).
Questo fa sì che il Nordamerica, avendo solo il 5% della popolazione mondiale abbia ben il 24% dell'impronta ecologica, e l' Europa con l' 8% della popolazione il 17% dell'impronta (vedi i grafici qui a fianco).
Gli africani sono quasi il triplo dei nordamericani, ma hanno un impronta tre volte e mezzo più piccola.
Una semplice domanda: se vogliamo riportare l'attivtà umana nell'ambito della sostenibilità, a chi tocca fare un passo indietro?
Impronta ecologica /3 Come fare un passo indietro