Ambienti, scienza e varia umanità
Ricercando con Google il termine "sviluppo sostenibile" si trovano quasi tre milioni di occorrenze in italiano e quasi 40 milioni in inglese. E' quindi un concetto che oggi "va per la maggiore": tutti ne parlano, tutti ne scrivono, sugli scaffali dei supermercati è persino arrivato qualche mese fa un "caffè sviluppo sostenibile"!
Ma che cos'è esattamente?
La definizione "ufficiale", che compare anche nella home page della Divisione dell'ONU per lo sviluppo sostenibile, è la seguente:
«Sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i loro propri bisogni.»
Questa definizione proviene dal Rapporto Brundtland, del 1987 (par. 27, pag. 24).
Questa definizione è importante perchè introduce nel dibattito politico-economico i diritti delle generazioni future, cioè di coloro che non sono ancora nati e che nasceranno tra 10, 50, 100, 1000 anni. E' essenzialmente l'idea del principio di responsabilità, termine coniato dal filosofo Hans Jonas con il libro omonimo del 1979. Il pensiero di Jonas è articolato e complesso e non può certo essere ridotto in poche battute; possiamo però citare due affermazioni forti che spiegano in cosa consiste il principio di responsabilità (segui questo link per approfondire)
Ragionare in questi termini comporta una vera rivoluzione nel modo di considerare l'orizzonte temporale del nostro futuro; andate a dirlo agli amministratori delegati che hanno in mente solo il prossimo bilancio trimestrale o ai politici che pensano alle prossime elezioni ...
Questa definizione è però anche ampiamente insufficiente, dal momento che "i bisogni del presente" sono considerati in astratto e non vengono invece collegati alle risorse effettive dell'ambiente naturale.
Se vogliamo "avanzare qualcosa" per le generazioni future, l'attenzione non deve tanto essere incentrata sui bisogni, ma sulle risorse e su come farne uso senza distruggerle o comprometterne un uso futuro.
Leggi il seguito in Sviluppo sostenibile? /2
Grazie per il commento.
Concordo con quanto scrivi, ed infatti ho messo un punto interrogativo nel titolo del post. Il discorso verrà sviluppato ulteriormente nel post di domani (come a dire, il seguito alla prossima puntata ...)
Lo "sviluppo sostenibile" per me è un ossimoro. Lo sviluppo viene oggi associato alla "crescita", che naturalmente non può essere "infinita", e di conseguenza diventerebbe prima o poi chiaramente insostenibile in tutti i sensi (soprattutto per la faccenda del picco di Hubbert). Lascio un link che esprime in modo più articolato il concetto:
alle 19:27
Anna
E' necessaria la decrescita. L'equilibrio di qualsiasi organismo è in una costante interazione tra l'espansione e la contrazione. Poi è importante l'impegno di aggiungere al pensiero analitico - il pensiero sistemico olistico. Nella consapevolezza si fanno scelte orientate ed equilibrate. Grazie AnnaB