Ambienti, scienza e varia umanità
Decrescita è una parola strana in una società ossessionata dall' idea della crescita economica.
Chi sono questi strani signori che sognano la decrescita? Luddisti? Nostalgici della civiltà agro-silvo-pastorale? Sognatori new age? Distruttori del sistema?
Niente di tutto questo! Venerdì 20 ottobre, nei pressi dell'abbazia di Vezzolano (AT) si è tenuto il convegno Verso una nuova terra e una nuova bellezza, in cui economisti, scienziati, saggisti, filosofi e uomini di religione hanno riflettuto sul significato di questa strana parola, decrescita.
Ecoalfabeta ha partecipato al convegno e in questo post si riferisce di due interventi dedicati al tema della decrescita dal punto di vista delle scelte personali e delle scelte globali. (Vedi anche i post di prossima uscita Perchè la decrescita? /2 ,/3 e /4).
Maurizio Pallante, autore del libro La decrescita felice, ritiene che non sia facile parlare di decrescita, poichè si tratta di mettere in discussione un vero e proprio paradigma culturale. Se da un lato la crescita economica aumenta la quantità di merci messe a disposizione delle persone, dall'altro le persone per vivere bene hanno più che altro bisogni di beni. Questi due concetti non si identificano, poichè:
Secondo Pallante, la decrescita consiste nel fare aumentare i beni e decrescere le merci. In questo modo è possibile ridurre l'impatto ambientale, diminuendo i rifiuti e le emissioni di CO2.
Si tratta di ripensare l'attività economica in tre cerchi concentrici: il primo è quello della autoproduzione (yogurt, pane, sapone, frutta e verdura); il secondo è quello del dono/reciprocità (servizi alla persona tra parenti e amici); il terzo è quello dell'economia in senso convenzionale. Oggi la terza sfera sta soffocando le prime due, che devono riappropriarsi del loro spazio.
La decrescita può creare occupazione, ad esempio nel campo del risparmio energetico (installazione di pareti isolanti e cogeneratori), attività che riducendo le importazioni di petrolio, farebbe ridurre il PIL.
Per Enrico Moriconi, Consigliere Regionale del Piemonte e fondatore dell' AVDA (Veterinari per i diritti animali) parlare di decrescita significa prendere coscienza della globalizzazione e delle grandi disuguaglianze che ci sono nel mondo.
La dieta alimentare rappresenta simbolicamente queste disuguaglianze: mentre due terzi del mondo è vegetariano per forza, il terzo rappresentato dai ricchi è ipercarnivoro, dal momento che ha un consumo di carne giornaliero superiore al triplo del necessario. In Italia si tratta di circa 85 kg di carne pro capite all'anno (compresi lattanti e anziani) a cui si aggiungono 22 kg di pesce, 7 kg di uova e 100 litri di latte, come a dire, un po' troppe proteine ...
Scegliere di non mangiare carne, o di mangiare meno carne, non è soltanto un fatto privato, perchè
Moriconi a questo proposito ha ricordato quanto Serge Latouche scriveva su Le Monde Diplomatique (novembre 2004):
Fin tanto che l' Etiopia e la Somalia nel culmine della carestia sono condannate ad esportare alimenti per i nostri animali domestici e fintanto che noi ingrassiamo il nostro bestiame da macello con la soia cresciuta sulle ceneri della foresta amazzonica, noi asfissiamo ogni tentativo di vera autonomia per il Sud del mondo.
«Pensiamoci, quando ci mettiamo a tavola, conclude Moriconi, perchè le nostre scelte individuali servono come esempio anche per gli altri. Perchè, come diceva Gandhi, Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo»
Il convegno è stato organizzato dalla Rete per la Decrescita serena pacifica e solidale.