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Perchè la decrescita? /3 Il punto di vista economico

Mercoledì 25 Ottobre 2006, 08:35 in Decrescita sostenibile di

Si conclude in questo post la cronaca del convegno Verso una nuova terra e una nuova bellezza, tenutosi venerdì 20 ottobre, nei pressi dell'abbazia  di Vezzolano (AT); durante l'intera giornata  economisti, scienziati, saggisti, filosofi e uomini di religione si sono confrontati sulle esigenze di   decrescita della nostra economia.

Questo post è dedicato agli aspetti economici della decrescita e agli interventi di due economisti. (Vedi anche  Perchè la decrescita? /1 Scelte personali / scelte globali e /2 I limiti ambientali).

Roberto Burlando Small.jpgRoberto Burlando, professore di Economia politica all'Università di Torino, si è innanzitutto soffermato sulla cosiddetta rivoluzione neoconservatrice degli anni '80 operata da Reagan negli USA e da Tatcher in Gran Bretagna, caratterizzata da 

  • deregolamentazione dei mercati
  • finanziarizzazione dell'economia
  • privatizzazione di beni e servizi pubblici
  • liberalizzazione dei movimenti di capitale

Questa deregulation ha fatto sì che crescessero le operazioni speculative, al punto che oggi i movimenti di capitale rappresentano più di  100 volte l' ammontare dei movimenti di merci ed ha drasticamente peggiorato  la distribuzione della ricchezza a livello mondiale e nelle singole nazioni. Se un tempo il rapporto tra le risorse dei più ricchi e quelle dei più poveri era di trenta a uno, oramai siamo a ottanta a uno.

zio-paperone-01-702884.jpgIl capitale finanziario usa le merci, qualunque esse siano e a prescindere dalle loro caratteristiche , per produrre una maggiore quantità di denaro. Da questo punto di vista non serve produrre beni utili, ma semplicemente merci da vendere, non importa se siano inutli o addirittura dannose (come le armi).

L' orizzonte temporale di questo guadagno finanziario deve essere breve, perchè non si possono rischiare gli investimenti su un tempo lungo (al massimo sei mesi - un anno): la logica è proprio quella del dopo di noi il diluvio.

Se in passato l'economia era considerata uno strumento al servizio della morale e della politica, oggi si sente dire "la regola del mercato ci impone questo"; la libertà si è ridotta così a scegliere ciò che il mercato offre.

Secondo Burlando, è quindi fondamentale che la politica ritorni a definire gli obiettivi economici, dal momento che il mercato non è in grado di regolarsi da solo, perchè produce soltanto crescenti ingiustizie e danni all'ambiente.

Ci si augura cioè che si avveri quanto una volta ha scritto John Maynard Keynes, il più grande economista del 20° secolo:

«Mi auguro non sia lontano il giorno in cui il problema economico occuperà quel posto in ultima fila che gli spetta, mentre nell'arena dei sentimenti e delle idee saranno, o saranno di nuovo, protagonisti i nostri problemi reali: i problemi della vita e dei rapporti umani, della creazione, del comportamento, della religione»


Mauro Buonaiuti.jpgMauro Buonaiuti, docente di Economia del territorio presso l'università di Bologna e curatore del volume Obiettivo Decrescita, ha analizzato quanto sia insostenibile dal punto di vista sociale e ambientale l'attuale sviluppo economico.

  • al crescere del reddito e dei consumi nelle società ricche non corrisponde più un aumento del benessere, anzi sorgono nuove forme di malessere.
  • le politiche di sviluppo hanno prodotto una polarizzazione del reddito: l' 1% più ricco del pianeta ha un reddito pari al 57% della popolazione mondiale.
  • la polarizzazione è anche tra centro e periferia, con la previsione da incubo che tra qualche decennio il 75% della popolazione vivrà in quaranta megalopoli.
  • non solo lo sviluppo ha prodotto dei danni, ma il sistema è caratterizzato da un feedback positivo che aumenta continuamente gli squilibri

Per questi motivi non è più possibile legittimare il progresso dell'umanità attraverso la crescita economica.

Progresso crescita.jpgBuonaiuti ha in seguito analizzato il mito dell'ecoefficienza, secondo cui il progresso tecnologico potrà fare fronte ai problemi ambientali.  L' ecoefficienza risulta in gran parte illusoria, dal momento che l' incremento dei consumi vanifica ogni miglioramento nell'efficienza delle macchine; i consumi di petrolio non sono ad esempio diminuiti nonostante il fatto che le automobili di oggi consumino di meno, dal momento che si percorrono più km). Inoltre, come già aveva compreso Ivan Illich, tecnologie più complesse richiedono apparati più complessi e quindi un maggiore impiego di materia ed energia.

Rispetto alle prospettive di intervento, Buonaiuti ha identificato ter livelli:

  • il livello locale, ovvero la valorizzazione autosostenibile del territorio
  • il livello individuale: le buone pratiche servono a dare l'esempio
  • il livello della Politica in cui i percorsi ed i progetti sono tutti da inventare.

Le conclusioni sono comunque piuttosto preoccupate e pessimistiche:

L'alternativa alla decrescita felice oggi non è lo sviluppo. ma  una svolta autoritaria che passa attraverso il controllo politico militare delle risorse strategiche e l'imposizione di un modello mediatico autoritario. 

Non è particolarmente piacevole terminare questo post con queste considerazioni; credo tuttavia che siano un monito a darci da fare e ad usare tutta la nostra intelligenza e fantasia prima che sia troppo tardi.

 

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25 Ott 2006
alle 11:52

Antonello

Concordo con la conclusione "pessimista" del discorso.

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