La notizia non ha ricevuto molto spazio sui giornali (dopo essere transitata molto rapidamente sul sito di Repubblica, nella stessa giornata era già finita in penultima posizione, nelle notiziole a corpo 8), ma non è per questo meno importante: in parallelo allo svolgimento della conferenza di Nairobi, Legambiente ha diffuso un interessante dossier sui cambiamenti climatici nel "bel paese".
Spesso siamo tentati di pensare il riscaldamento globale come ad una minaccia apocalittica che ci piomberà addosso nel futuro, un po' come la cometa di Deep Impact; i cambiamenti del clima operano invece lentamente, sono già qui anche se non ce ne accorgiamo (se ne è parlato nel post Rane bollite e inconsapevoli).
Non è un affermazione esagerata, perchè Legambiente la circostanzia con decine di fatti. Vediamone alcuni
- In alcune zone italiane è tornata la malaria e si stanno diffondendo la leishmaniosi, l'encefalite da zecca tra gli uomini e la bluetongue tra i ruminanti;
- Sono aumentati i fenomeni meteorologici estremi: 4 grandi alluvioni e 4 grandi siccità negli ultimi 15 anni (rispettivamente solo 2 e 2 nei precedenti 45 anni!)
- Desertificazione. Lasciamo la parola a Legambiente:"Si stima che negli ultimi vent’anni siano triplicati i fenomeni di inaridimento del suolo, legati alla cementificazione e all’ eccessivo sfruttamento agricolo del suolo, al dissesto idrogeologico ma anche ai cambiamenti del clima: oggi oltre 10 milioni di ettari, pari ad un terzo del territorio nazionale, sono a rischio desertificazione. Le regioni più colpite sono la Sardegna, la Sicilia e la Puglia, dove oltre l’ 80% del territorio è interessato dal problema, ma la desertificazione non risparmia nemmeno le regioni del centro-nord: in Emilia Romagna quasi 700 mila ettari sono in pericolo (31% del totale), in Piemonte 500 mila (19%). "
Negli ultimi vent’anni le temperature medie sono cresciute di 0,4 °C al Nord e di 0,7 °C al Sud. Ricordo che 0,7 °C non è poco (vedi il post Pochi gradi molti guai)Diverse specie animali e vegetali stanno spostando il loro
habitat sempre più a nord; oltre ai batteri e parassiti ricordati prima, diversi pesci si sono spostati nel Mediterraneo dal mar Rosso o nel mar Ligure dallo Ionio. Qualche giorno fa, alla conferenza Domani, la terra, (di cui si fornisce in parte la videocronaca nei post Carlo Petrini: cibo, terra e ambiente
/1 e
/2), lo scrittore
Sebastiano Vassalli faceva notare che per la prima volta sono apparsi nelle risaie del Nord Italia gli
ibis, mai visti in precedenza.
Insomma, il domani è già qui. Ricordiamoci che non è un destino ineluttabile finire bolliti in pentola, dal momento che la manopola del gas è esattamente nelle nostre mani ...
alle 23:23
Bucero
Quella di Vassalli è un'affermazione dettata dall'incompetenza.
Gli ibis che si trovano nelle risaie piemontesi sono ibis sacri (non ibis eremiti come rappresentati in foto) e non sono arrivati in Italia per conto loro, migrando dall'Africa "negli ultimi anni". Sono qui da circa vent'anni a causa dell'uomo (sono stati sciaguratamente liberati da collezioni private). Non c'entrano nulla con i cambiamenti climatici...