Ambienti, scienza e varia umanità
La conferenza di Nairobi sui cambiamenti del clima si è aperta lunedì alla presenza di oltre 6000 delegati di tutto il mondo. Mi sembra più che giusto dedicare questo primo post all'Africa.
"I cambiamenti climatici stanno diventando rapidamente la più grave minaccia che l'umanità abbia mai dovuto affrontare" ha affermato Kivutha Kibwana, Ministro dell'ambiente del Kenya e Presidente della conferenza durante la cerimonia di apertura.
Kibwana ha sottlineato il fatto che il riscaldamento globale minaccia gli obiettivi di sviluppo per i miliardi di persone che appartengono ai paesi più poveri: "Corriamo il serio pericolo che le recenti conquiste nella riduzione della povertà siano vanificate nei prossimi decenni, in particolare per le comunità africane più povere. Le poche risorse che in futuro dovrebbero essere utlizzate per lo sviluppo economico rischeranno di essere dirottate a fronteggiare le emergenze, quali le crisi sanitarie, la mancanza di acqua e la moria del bestiame". (Segui questo link per il testo completo della press release).
Proprio la condizione del bestiame rappresenta uno dei problemi più seri, come ha spiegato Mario Herrero, esponente kenyota del International Livestock Research Institute; la situazione potrebbe essere particolarmente critica per il Burundi, il Rwanda, l' Etiopia, il Chad e il Niger (vedi la cartina a fianco, tratta dal rapporto Mapping Climate Vulnerability and Poverty in Africa). Rwanda e Burundi sono particolarmente sensibili alle variazioni climatiche, dal momento che le risorse naturali sono già sfruttate al massimo per l'elevata densità della popolazione. Gli altri paesi citati sono invece aridi e semiaridi e l'unica possibilità di sopravvivenza per una parte della popolazione consiste nel praticare la pastorizia nomade; in queste zone una piccola variazione nelle temperature e nel regime di precipitazione potrebbe davvero rappresentare la differenza tra la vita e la morte.
Secondo un altro rapporto presentato dalle Nazioni Unite l'innalzamento del livello del mare rappresenterà un rischio per il 30% delle infrastrutture costiere africane. Le zone a rischio sono molte: le città di Lagos, Dar Es Salaam, Maputo e Città del Capo, oltre alle coste dell' Egitto, del Senegal/Gambia e del Golfo di Guinea (fonti: Reuters, Socialist Worker).
Questi ed altri argomenti dovrebbero occupare le prime pagine dei giornali nei prossimi giorni; i quotidiani on-line, sempre alla ricerca della curiosità e del glamour, hanno invece dato ampio spazio ad una notizia tutto sommato di secondaria importanza: il riscaldamento globale potrebbe danneggiare i siti archeologici ...
Ma se non si riesce a far rispettare neanche le basilari convenzioni del trattato di Kioto a cosa serve fare altre riunioni oltre che al portafoglio degli organizzatori?
Perchè invece in queste riunioni non si denuncia apertamente e chiaramente, con nomi cognomi e indirizzi, chi e come inquina e lo si obbliga in tutti i modi, a partire dal disprezzo sociale e la critica della stampa e di tutti i mezzi di informazione, di pagare in qualche modo e di rimediare ai danni creati?
Perchè a me fanno sempre pagare i miei erroriridicoli e le persone che distruggono la vita del mondo partecipano addirittura a manifestazioni a favore del mondo e vengono elogiati e acclamati?
Dovete avere il coraggio di organizzare sistemi in grado di FAR PAGARE questi errori.
Venite nelle università, facciamo corsi, istituiamo fondi, diamo la possibilità a tutti di poter fare qualcosa contro queste persone, se non cercheremo di eliminare il loro potere non salveremo mai niente.
Aiutiamo chi fa del bene concreto e reale!!!!!!!!!!
alle 09:30
Marco Pagani
Grazie per il commento.
(1) Condivido in parte la tua indignazione per tutti coloro che inquinano e rovinano il pianeta ... comunque tra costoro ci sono buona parte degli abitanti del mondo ricco che con abitudini energivore, carnivore e consumiste contribuiscono non poco all'effetto serra.
(2) E' chiaro che una conferenza come quella di Nairobi ha un costo e anche una sua impronta ecologica. Tuttavia , se si vogliono affrontare i problemi ambientali del pianeta, i paesi del mondo devono pure parlarsi, confrontarsi e prendere decisioni. Questo processo è lungo e dispersivo, ma dipende anche dal fatto che siamo 6,5 miliardi e circa 200 nazioni. Non è semplice trovare soluzioni ...
(3)Giustamente dici che si dovrebbero organizzare dei sistemi in grado di fare pagare gli errori di chi distrugge l'ambiente. Un sistema personale c'è: si chiama consumo critico e boicottaggio. Sto iniziandone a parlarne in questo blog (vedi i post su Mangiare meno carne), e lo farò maggiormente in futuro. E' vero che le grandi multinazionali sono tigri di carta, perchè hanno i piedi di argilla, ovvero le scelte di noi consumatori ...