Ambienti, scienza e varia umanità
Un po' più di un anno fa è nata la Coalition for Rainforest Nations, un organizzazione che raccoglie 15 nazioni del mondo che ospitano una buona parte delle foreste tropicali del nostro pianeta. I paesi, che sono indicati nella cartina qui a fianco, posseggono 3 milioni e 360 mila km² di foresta tropicale, pari a circa il 24 % del totale planetario.
Non è esattamente una notizia che buca il video (credo che in Italia i media non ne abbiano parlato e pochi sappiano della sua essitenza), eppure è di grande importanza, dal momento che per la prima volta un gruppo di paesi dal reddito medio basso (poco più di 2000$ /anno pro capite, con una variazione dai 120 $ della RD del Congo ai 5800 $ del Cile) si sono uniti per promuovere in modo sostenibile lo sviluppo economico, difendendo cioè le loro foreste e valorizzando questo straordinario capitale naturale.
La coalizione è nata per iniziativa del Primo Ministro della stato di Papua Nuova Guinea (PNG), Sir Michael Somare, particolarmente sensibile al problema , dal momento che PNG possiede la terza foresta tropicale del pianeta, dopo l' Amazzonia e il bacino del fiume Congo, con 200 specie di mammiferi, 750 di uccelli, 1500 specie di alberi e 20 mila specie di altri vegetali; complessivamente si tratta di oltre il 7% di tutta la biodiversità del nostro pianeta! L'isola vanta inoltre una straordinaria ricchezza culturale, poichè con 5,5 milioni di abitanti possiede ben 832 lingue diverse.
Nel suo discorso di fondazione, Somare rileva giustamente che
Tenendo conto che oggi una riduzione nelle emissioni di CO2 pari ad una tonnellata ha un valore di circa 20 $ nel mercato del carbonio, è stato calcolato che il patrimonio forestale delle 15 nazioni della coalizione valga qualcosa come 1100 miliardi di dollari! (il calcolo è basato su dati FAO, riportati dal sito Mongabay per la protezione delle foreste tropicali).
Queste nazioni non stanno chiedendo una simile cifra (anche se sarebbe loro pieno diritto, visto che noi insozziamo il mondo con la CO2 delle nostre auto e delle nostre fabbriche e loro in parte la riducono con le foreste), ma che negli accordi di Kyoto vengano dati contributi a tutti coloro che operano per ridurre l'effetto serra.
Che dire?
Che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti, come cantava e per sempre canta il grande Fabrizio.