Ambienti, scienza e varia umanità
Il giornale Il sole - 24 ore ha pubblicato la graduatoria 2006 della qualità della vita nelle province italiane.
Si è cercato di misurare questo valore così soggettivo e immateriale attraverso un punteggio costruito su 36 diversi indicatori. Come spiega lo speciale dossier (non funziona il link diretto, ma è accessibile dal link al giornale), sono 6 per ciascuna delle aree: reddito, imprese, lavoro, servizi e ambiente, ordine pubblico, attività sociali e culturali.
Quest'anno la graduatoria è guidata dalla provincia di Siena, mentre Catania chiude la classifica. Come si vede dalla cartina qui a fianco, nel nostro paese le condizioni di vita sono tutt' altro che omogenee; se si vive meglio al centro- nord (in particolare in Toscana, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige) che al sud, è anche vero che esiste la significativa eccezione della Basilicata, dove la qualità della vita è migliore che a Carrara o Rovigo.
Guardando questi dati mi è sorta una domanda: come si correla la qualità della vita con il grande idolo del mondo moderno, cioè il PIL pro capite? Con un po' di pazienza ho confrontato le due graduatorie (il PIL è uno dei 36 indicatori) ed ho ottenuto il grafico qui a fianco. Risultato: la correlazione è piuttosto debole (r²=0.72) e c'è una grande variabilità nei dati. Si nota ad esempio che:
La conclusione che si trae dal grafico è assai semplice: un aumento del PIL non significa necessariamente un aumento della qualità della vita.
Perchè allora sono tutti fissati in modo maniacale con questo maledetto PIL? La Confindustria sembra preoccupata che con le misure della Finanziaria il PIL cresca lo 0,3% in meno di quanto sperato in precedenza ... ma ci rendiamo conto che questo numero non significa assolutamente nulla? Ci rendiamo conto che la qualità della vita può essere buona anche dove il PIL è la metà?
Perchè non iniziamo a detronizzare il PIL dalla posizione che ha usurpato e non lo consideriamo semplicemente uno dei 36 indicatori che fanno buona la nostra vita?
Grazie per l’ottimo commento!
Sono pienamente d’accordo sul fatto che gli indicatori de Il sole - 24 ore sono soggettivi ed in parte anche discutibili; resta però il fatto che un pool di 36 indicatori è comunque meglio di uno solo! Riesce cioè a fotografare meglio la multidimensionalità della vita, rispetto allo stupido conteggio di quanti soldi si hanno in tasca.
Entrando nello specifico, il gruppo 1 di indicatori (economia) include anche l’importo medio delle pensioni (non è un doppione del reddito?) e il numero di assicurazioni sulla vita (e chi se ne frega?), ma non si parla di distribuzione del reddito. Si potrebbe cioè usare l’indice di Gini, oppure il rapporto tra il reddito del quinto più ricco e del quinto più povero.
Nel gruppo 2 (imprese e lavoro) si parla di disoccupazione, ma non di lavoro temporaneo! Bisognerebbe premiare le province con più lavoro stabile. Non si parla neanche di cassa integrazione e di incidenti sul lavoro. Non si parla neanche del rapporto tra economia locale e globale.
Nel gruppo 3 (ambiente ecc.) c’è l’indice ambientale di legambiente, ma anche quello delle infrastrutture dell’istituto tagliacarte. Le due cose collidono un po’ tra di loro …
Nel gruppo 5 (demografia) si dà un premio alla bassa densità demografica e contemporaneamente alla natalità (?) . Si premia inoltre, notevole ma non disinteressata apertura, la percentuale di lavoratori stranieri regolari.
Insomma, in generale c’è più attenzione per le imprese che per i lavoratori, ma è abbastanza normale, tenuto conto di chi l’ha fatto!
Gli indicatori sono poi ovviamente calibrati sul ricco occidente, perché non considerano nemmeno problemi quali l’accesso all’acqua, all’istruzione alle cure mediche.
Una semplice proposta: perché non proviamo a costruire un gruppo di indicatori di ispirazione laburista, ambientalista, altermondialista ecc? Usare un indicatore significa anche dare importanza a ciò che indica. Sarebbe un buon esercizio.
Premetto che sono perfettamente d'accordo sul fatto che la correlazione tra PIL e benessere è debolissima, e dovremmo smettere di ragionare in termini di "se quest'anno cresce il PIL allora staremo meglio".
Vorrei far notare il fatto che anche la scelta degli indicatori - compiuta da un giornale di Economia e finanza - è comunque frutto di una valutazione soggettiva, che privilegia il lato lavorativo/industriale tipico di una certa cultura, e magari trascura altri aspetti che, secondo *altre* valutazioni soggettive, potrebbero essere i veri indicatori della qualità della vita:
- inquinamento e condizioni climatiche. Giorni di sole/pioggia all'anno, odore nell'aria.. potrà sembrare una cavolata, ma basta l'esperienza dell'individuo a comprendere quanto pesi sull'umore. date un'occhiata alle statistiche sui suicidi per paese... le raccoglie l'UNDP
- qualità del cibo. Anche qui i professoroni di statistica sociale potranno storcere il naso... ma da buon intenditor poche parole!
- disparità di reddito tra la popolazione, quindi rapporto tra livello medio dei prezzi e salario medio. Vedi prezzi medi a Venezia..
- qualità dei servizi scolastici e medici. Autoesplicativo
- corruzione politica. Difficile da misurare, ma caspita se incide sulla qualità della vita!!
- legami familiari e sociali. Anche qui l'indicatore non è "ortodosso", ma l'impatto dell'abbraccio di una rete di amici è senza dubbio determinante nel determinare lo "star bene" e lo "star male", che sono poi credo sinonimi di "qualità della vita"
E poi, si possono trovare indicatori universali per ogni persona e carattere ed indole? Amartia Sen pretende di far girare tutto attorno a libertà, istruzione e durata della vita... ma saranno uguali gli indicatori per un ragazzetto discotecaro e per un attivista politico? per un giovane invasato in carriera e per una signora sulla settantina? ovviamente no.
Magari anche loro in questo momento si staranno chiedendo perchè il sole 24 ore non ha messo tra gli indicatori, rispettivamente, percentuale di minigonne sul totale, tasso di boicottaggi ogni mille abitanti, numero di nuove aziende per provincia, numero di nipotini medio pro capite.. ;)
Saluti,
Attilio
PS: segnalo il link rotto relativo al grafico.. forse è la A accentata di "qualità" che dà problemi..
Grazie per il commento. Concordo pienamente con quanto affermi. Il punto è che se Il sole - 24 ore sente il bisogno di usare 36 indicatori per la qualità della vita è semplicemente perchè si rende conto che il PIL da solo non basta. Allora perchè parlare sempre e solo di PIL?
Conosco abbastanza bene il movimento per la decrescita. Questo blog ha una categoria dedicata a sostenibilità-decrescita;
inoltre ho dedicato vari servizi al convegno sulla decrescita del 20 ottobre scorso.
Sono molto interessato alla decrescita e mi piacerebbe che su questo blog se ne discutesse e si parisse un dibattito tra i suoi lettori.
purtroppo il pil la fa da padrone perché il nostro sistema economico è strutturato sull'idea che bisogna produrre e consumare sempre più per essere felici. se mancano i consumi manca la produzione. di conseguenza manca lo stipendio. è un circolo vizioso difficile da cambiare. se non conosci il movimento ti consiglio di leggere qualcosa sulla decrescita.
alle 15:59
Paolo
Spett. Marco Padani, sono un po' in ritardo, ma... come diavolo si fa guardando questo grafico a dire che il PIL non c'entra con la QUALITà DELLA VITA? Non si nota un andamento DIRETTAMENTE proporzionale? Ci vuole proprio una terza narice per bersi le SUE conclusioni.