Ambienti, scienza e varia umanità
In questo blog abbiamo analizzato con una certa attenzione il problema dell'uso del mais come biocombustibile . Ritorniamo sull'argomento, per riprendere un ulteriore commento al post Riscaldamento: mais vs metano .
Commentando il post Pegaso 650 ha scritto:
«Ho letto questa interessante discussione perchè interessato all'acquisto di una stufa a mais.
Il problema alimentare nel mondo è un problema di allocazione delle risorse, come mai paesi ricchi di diamanti e petrolio hanno problemi di fame?
Come mai da noi si ricorre all'ammasso dei prodotti per ridurre le eccedenze? Si pagano gli agricoltori per lasciare i terreni a riposo!! C'e' qualcosa che non mi torna. Scusate l'enorme generalizzazione dei miei esempi ma era voluta.
Con l'entrata in vigore delle nuove norme europee sul contenuto di micotossine ci saranno grandi partite di mais inutilizzabili per l'alimentazione umana e animale. La produzione di energia (combustione, biodisel) o altri prodotti potrebbe essere un valido utilizzo di tali partite.
E' vero che il mais richiede forti interventi antropici, ma non credo che un pannello fotovoltaico o una pala eolica si trovino già belli e pronti (soprattutto i primi). Il mais è in grado di organicare la CO2 partendo dal sole, con un sistema oltretutto più efficiente di altre piante; non è la soluzione, ma una fonte. Mettendo a coltura le superfici destinate a seat a side ( la tanta terra incolta di molti paesi dell'est), magari con un sistemi colturali più estensivi ed ecocompatibili si potrebbero produrre biomasse da destinare alla produzione di energia.
Concludo con un commento sull'intervento del prof Bardi: coltivare mais per darlo agli animali e poi mangiare la carne è altamente inefficiente;Henry Ford aveva predetto la fine della zootecnia per questo (e si è sbagliato almeno sin d'ora); io però mi chiedo: è forse più efficiente trasportare l'acqua minerale sui dei TIR per farla giungere in bottiglia sulla nostra tavola? Il mio caso è poi particolare, lavoro in una ditta di sementi ed ogni anno smaltiamo (=gettiamo in campo) qualche q di mais, ho pensato che forse bruciandolo ne farei un migliore utilizzo, ma per tutti quei posti ove è facilmente disponibilie (es nelle cascine che lo producono) mi sembra una risorsa da non sottovalutare.»
Risposta di ecoalfabeta ...
Grazie per il tuo commento approfondito e corretto.
Le considerazioni che fai sono giuste. Credo che sia opportuno utilizzare la biomassa ogni volta che questa è residuale e non ha altri usi finali. Se il mais contiene tossine e non può essere mangiato è opportuno bruciarlo, magari in stufe polivalenti che normalmente utilizzano altri combustibili.
I problemi nell' utilizzare il mais su grande scala sono essenzialmente due:
Giustamente ricordi le terre lasciate incolte (anche questa è una follia da ricchi!) e proponi di usarle per il biocombustibile. Potrebbe essere un'idea.
Un'altra idea (che mi viene ora e che non so quanto sia praticabile, essendo io "cittadino" e conoscendo relativamente poco i problemi della campagna) potrebbe essere quella di dare sovvenzioni a chi inizia a coltivare questa terra con metodi biologici (oggi si danno sovvenzioni per non coltivarla!)
Vi segnalo che in Messico il prezzo delle tortillas è più che raddoppiato dal gennaio 2006 al gennaio 2007.
Il motivo è la forte richiesta di mais per la produzione di etanolo da autotrazione.
(Sole 24 ore, 25/01/07)
Dettagli su http://weissbach.splinder.com/post/10724391
Beh, le micotossine sono una fatalità per quel tipo di stoccaggio perchè contenendo umidità permette lo sviluppo dei funghi. La granella secca è invece molto ma molto più conservabile (tra l'altro è stato un motivo di diffusione dei cereali, difatti è una caratteristica non da poco!).
C'è anche un problema di sotituzione dell'alimento (che è molto diffuso) perchè per essere appetibile da un animale il prodotto devve essere umido, è ovvio che gli animali non possono mangiarsi solo farine e cose secche!
Tornando al problema del set aside:
hai ragione, ma il sistema economico impone questo: all'UE costa di più smaltire l'eccedenza e mantenere comunque alto il prezzo dei produttori piuttosto che incentivare un "abbandono" del terreno.
come vedi è il sistema economico (o meglio, l'errata valutazione del bene) ad essere fallimentare. Tutti gli incentivi alla fine cadranno perchè è impensabile mantenere elevati artificiosamente i prezzi se c'è qualcuno che per produrre lo fa pagare 1/10 di quello che faccio pagare io. Poco importa se per arrivare a quel risultato inquino, sfrutto, uccido e altro.
THE SHOP MUST GO ON!! =D
Saluti
Grazie per questo commento; quindi le micotossine non sarebbero una fatalità naturale, ma un "effetto iatrogeno" dell'agricoltura industriale...
D'accordissimo sul fare riposare il terreno, ma un conto è farlo seminando erba medica e praticare il sovescio, un conto è lasciarlo alle erbacce infestanti. Intendo dire, un conto è non coltivare e fare la rotazione per motivi agronomici, un conto è non coltivare per motivi puramente economico-finaziari!
Dunque: anzitutto le micotossine da quello che so io si sviluppano in massima parte nel silomais, quindi per l'alimentazione bovina. Se non venisse più prodotto e si facesse solo granella il problema verrebbe meno e molto probabilmente accadrà proprio questo: chi acquisterebbe del mais da insilare con la possibilità più che remota che "vada a male"?
Il set aside, è sì una follia da ricchi, ma fa anche parte di una tecnica colturale antica per "far riposare" il terreno ed evitare il fenomeno della stanchezza. Si danno sovvenzioni per evitare di produrre, ma questo ha anche un effetto positivo sulla fertilità del terreno.
Saluti
alle 00:17
Giulia Carpi
ragazzi scusate ma ogni tanto bisogna fare qualche precisazione, altrimenti passano per vere cose che non lo sono per niente!
innanzitutto le micotossine sono prodotte da funghi molto diffusi nel terreno e la contaminazione delle colture avviene in campo: l'insilamento del mais, solo se fatto MALE, permette che questi funghi si sviluppino e contaminino il prodotto con le micotossine.
e poi.. non produrre più insilati sarebbe un serio problema, andatelo a dire a chi fa l'allevatore: sono una base alimentare fondamentale negli allevamenti di qualsiasi dimensione!
riguardo al discorso delle bioenergie sono molto più d'accordo con quel che avete scritto, nel caso del mais soprattutto, visto che entra in diretta competizione con l'uso alimentare.
per altre colture, soprattutto non alimentari (miscanto, pioppo, altra roba così) sarei meno drastica, ma la verità è che c'ho riflettutto ben poco.. ma mi riprometto di rimediare.