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Rischio estinzione secondo l'IPCC

Venerdì 6 Aprile 2007, 14:18 in Ecosistemi sotto stress, Global warming, Il clima che cambia di

ipcc.jpgE' uscito oggi la seconda parte del 4 rapporto IPPC (la prima era uscita a febbraio). al momento in cui scrivo, non è ancora disponibile il summary sul sito IPCC e la webcast fa i capricci, per cui mi devo accontentare di quanto riporta Repubblica.

In questo secondo volume si analizzano gli effetti dei cambiamenti climatici sugli esseri vivienti (dopo la fisic, la biologia). Le previsioni sono piuttosto allarmanti. Un aumento della temperatura media di 2 - 2,5 °C rispetto al presente avrà come effetto:

  • spostamenti geografici di specie
  • perdite totali di biodiversità
  • riduzione della produttività agricola e delle risorse idriche in vaste aree.

E questo determinerà un maggiore rischio di estinzione per circa 20-30% delle specie vegetali ed animali. In Australia e Nuova Zelanda (ecosistemi particolarmente fragili) le proiezioni climatiche stimano una forte perdita di biodiversità entro il 2020.

Vorrei ricordare (questo Repubblica non lo dice) che un aumento di 2,5 °C non rappresenta il peggiore degli scenari possibili, ma quello in cui si iniziano a controllare le emissioni di CO2. Lo scenario business as usual, in cui si continuano ad usare allegramente i combustibili fossili comporta un aumento medio di temperatura  di 4 °C (il range è da 2,5 a 6°C).

Attendiamo il summary ufficiale per una valutazione più approfondita. In ogni caso una  simile previsione di estinzione per un aumento di temperatura medio è terribilmente preoccupante. 

Qualcuno potrebbe con sufficienza obiettare che nella storia passata della terra ci sono state già altre cinque estinzioni di massa, quindi il pianeta è abituato a questo genere di cose.

A parte il fatto che non vorrei fare parte del numero di specie estinte, probabilmente in passato la terra non ha mai subito dei cambiamenti di temperatura così rapidi, perchè mai la composizione della sua atmosfera è cambiata in così poco tempo. 

Il fattore tempo in biologia è cruciale. Perchè le specie si adattino all'ambiente, i cambiamenti devono essere lenti. Se sono troppo rapidi, potremmo trovarci tutti in fuori gioco.

 

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3 commenti
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06 Apr 2007
alle 23:06
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06 Apr 2007
alle 22:32

Marco Pagani

Che dire? Tutto ciò che proteggela foresta è una buona cosa; però

  • occorrerebbe sapere con trasparenza come e dove viene protetta la foresta
  • non ci si può certo illudere di salvare gli ecosistemi con un clic; ogni clic "salva" 830 cm² di foresta ... vorrei ricordare che 1 m² contiene 10000 cm²...
  • sarà una questione di gusti, ma mi trovo un po' a disagio a salvare la foresta mentre nel sito di "aiuta la natura" compaiono banner pubblicitari con donnine e ragazzoni...
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06 Apr 2007
alle 21:56

roberto

scrivo qui perchè non ho trovato altro posto dove poter contattare il blogger: esistono dei siti dove grazie alle sponsorizzazioni è possibile, con un click una volta al giorno, salvare una piccola parte della foresta pluviale. una piccolissima parte, però è il numero alto dei visitatori che fa la differenza. alcune cifre? nel mese di marzo TheRainForestSite ha protetto 249.5 ettari di foresta. Vi scrivo quindi per sapere se è poco o tanto, se questi siti possono contribuire a qualcosa o è veramente troppo poco. Ho scritto qualcosina http://ecologista.wordpress.com/2007/01/27/salvare-il-mondo-con-una-manciata-di-click/ , dove potete trovare tutti i link che conosco di queste iniziative: c'è "salvate la foresta", "salvate l'ecosistema del niagara", specie in via di estinzione e altro. non ho intenzione farmi pubblicità, ma mi piacerebbe ricevere una risposta per chiaccherare sull'argomento. vale la pena scriverci un post? fatemi sapere

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