Ambienti, scienza e varia umanità
53 metri cubi di cemento a testa: è quanto si è costruito in Italia negli ultimi dieci anni. Lo ricorda Alberto Asor Rosa in un bell'articolo sulle pagine della cultura della Repubblica di ieri (trovate l'articolo sul blog "architettonico" Eddyburg).
Leggetevi l'articolo perchè merita. Alle condivisibilissime preoccupazioni paesaggistiche di Asor Rosa, aggiungerei le seguenti preoccupazioni di carattere più "scientifico":
E' quindi una buona cosa che quasi ovunque (ma soprasttutto in Toscana) stiano sorgendo comitati per la difesa del territorio contro la cementificazione selvaggia. Non sono movimenti localistici e conservatori, ma un modo diverso di intendere il nostro sviluppo.
@ Znarf:
Grazie per la segnalazione del libro di Luca Mercalli. Non metto in dubbio i dati riportati, però:
"tasso medio di perdita dei suoli agricoli: 10-40 volte il tempo di ripristino. per es, USA -80mm di suolo negli ultimi 200 anni (18 t/ha/anno); Cina -40 t/ha/anno"
Credo che questa possa essere una stima sulla perdita complessiva, non su quella dipendente dalle cave e dalle costruzioni, e uno dei principali responsabili dell'erosione del suolo è proprio l'agricoltura. Poi:
"Quindi un pur piccolo scavo di fondamenta, in media si porta via il lavoro di migliaia di anni di microchimica."
Sì, d'accordo, il materiale di risulta dello scavo è destinato a discariche apposite; inizialmente non mi sembrava un terreno "perso" ma in effetti una volta che è scaricato e ricoperto c'è da supporre che, anche se teoricamente disponibile, perda almeno parte delle sue caratteristiche.
Molto spesso la scarsa conoscenza di un sistema complesso, come il sistema suolo, porta in assoluta buona fede a fare ragionamenti semplificati che però non colgono l'essenza del problema.
Alcuni dati sul suolo, tratti dal libro di Luca Mercalli "Le mucche non mangiano cemento" (pag 210: cemento sulla terra, una distruzione senza ritorno).
Pag 219: "occorrono 100-200 anni perchè da un suolo minerale si formi un primo sottile strato di materiale organico stabilizzato da vegetali pionieri. 500 anni (...) per avere circa 2,5 cm di spessore. Da qui allo sviluppo di un suolo maturo dovrà passare ancora circa un millennio."
Quindi un pur piccolo scavo di fondamenta, in media si porta via il lavoro di migliaia di anni di microchimica.
E poi, c'è da rabbrividire a un ipotetico scenario futuro in cui ci fosse la necessità di eliminare migliaia di tonnellate di cemento per ripristinare un suolo: con ogni probabilità significherebbe che la situazione socio economica sarebbe ben diversa da quella in cui si decise di sigillare quel bene di così apparente scarso valore...
@ Antonio70:
Mi sembrava di aver scritto che 53 metri cubi equivalgono ad un soggiorno, inteso come stanza, il mio dubbio riguarda se siano metri cubi edificati o di materiale.
Sull'argomento cave sono piuttosto ignorante, non lo nego. Ho appena trovato un documento che parla di quello che accade a Nervesa, ad esempio: un quadretto poco edificante, davvero. Non vedo però il legame fra attività estrattiva ed erosione del terreno, che era uno dei punti del post iniziale sul quale volevo discutere; ma ripeto, non sono un esperto, e ti ringrazio se vorrai segnalarmi documenti che trattino l'argomento.
Comunque considerando l'intera attività estrattiva da cava (inclusa argilla e calcari, che sono circa il 30%) la superficie occupata è più o meno pari a 10 km quadrati; l'intera provincia di Treviso copre una superficie di circa 2500 km quadrati. Ammesso che la metà dell'area sia sfruttabile dal punto di vista agricolo, le cave ne sottraggono meno dell'uno per mille. Poi ovviamente bisogna aggiungere tutta la superficie coperta dai capannoni, che in Veneto crescono come funghi (conosco un pochino la regione), ma non mi azzardo a fare stime. Non so se sia tanto o poco, è certo che modificare questo andazzo è molto più complesso che opporsi, ad esempio, alla TAV, perché molte, troppe persone sono coinvolte e ci guadagnano.
Probabilmente nel commento precedente mi sono spiegato male: non intendevo dire che l'attività estrattiva e l'edificazione continua non siano dei problemi, ma non credo rappresentino un problema irreversibile: non c'è nessuna distruzione di suolo fertile, non come accade ad esempio in Amazzonia dove la deforestazione conduce al dilavamento dei terreni con perdita dei nutrienti. Tu stesso scrivi "chi si prenderebbe la briga di riportare il terreno", sottintendendo quindi che questo terreno non è perso per sempre, ma solo spostato. Per il resto sono d'accordo, la cementificazione selvaggia non piace neanche a me, ma penso serva altro per parlare di irreparabilità.
Pensa poi che solo le migliori strutture dell'impero romano sono arrivate ai giorni nostri: delle fondazioni e dei capannoni che tiriamo su adesso, e che ti assicuro non sono pensate per durare, fra 200 anni sarà rimasto poco.
Hydraulics, il conto di 53m3 a persona è molto realistico quando anche non sottostimato. Credo che il calcolo sia 53m3 nei 10 anni non all'anno, quindi per la tua famiglia ipotetica di 4 persone sono circa 210m3, un parallelepipedo ipotetico di 4,2x5x3 metri. Credo sia sottostimato. Ovviamente non sono solo case ma capannoni, alberghi, e speculazioni edilizie varie.
Riguardo alle cave, ti invito a fare un giro per la provincia di treviso che ne conta parecchie e ti assicuro che era terreno molto produttivo, ma certo rendeva di più vendere la ghiaia.
Non ti sembra un grosso problema l'uso del suolo in questo modo? Mi diresti come si fa a recuperare ad esempio ad usi agricoli una zona in cui è stata costruita l'ennesima serie di villette a schiera (che spesso restano vuote) o di capannoni (destinati a mantenere il cartello affittasi o vendesi per decenni e parlo perché le vedo tutti i giorni queste cose). Chi si prenderebbe mai la briga di buttar giù tutto, eliminare le fondamenta e riportare il terreno per coltivare???
E le zone di pregio tipo boschi o pinete buttate giù senza tanti complimenti per far posto all'ennesima lottazzazione di villette a schiera o grattacieli chiamati credo umoristicamente (esempio reale) "Casa nel parco" (che in realtà hanno preso il posto di una pineta) non sono forse un danno ambientale irreparabile?
Mi è venuta in mente una cosa (dovevo pensarci prima in effetti): non è che i 53 metri cubi siano il volume edificato? Altrimenti vorrebbe dire che è stato costruito l'equivalente di una palazzina di 3 piani per ogni famiglia di 4 persone negli ultimi 10 anni, e mi sembra un po' troppo...
53 metri cubi non dice molto: si potrebbe dire ad esempio che corrisponde al volume di un soggiorno, e vista in questo modo da un'idea più precisa (un soggiorno a testa, non a famiglia, quindi se il nucleo familiare è di 4 persone il volume totale corrisponde mediamente a oltre il 50% dell'abitazione nella quale si vive). Sarebbe interessante avere anche qualche indicazione sul numero di metri cubi abbattuti in questi ultimi 10 anni (saranno indubbiamente pochi, le demolizioni sono piuttosto rare) e anche su quanto abbiano inciso gli sgravi a favore delle ristrutturazioni: conosco più di qualcuno che ne ha approfittato.
Non capisco a cosa si riferisca la distruzione del suolo fertile: alle cave o alle nuove costruzioni? In entrambi i casi non mi sembra un grosso problema: per le cave perché sono opere puntuali, spesso realizzate in zone che non erano comunque particolarmente produttive (zone collinari o montuose, letti dei fiumi e dei torrenti, con tutti i problemi che ne conseguono), e per le costruzioni perché ricoprono il suolo, non lo distruggono. C'è qualcosa che mi sfugge?
Un'ultima cosa: siamo sicuri che sia cemento e non calcestruzzo? I due materiali vengono confusi molto frequentemente, ma il calcestruzzo è normalmente utilizzato per spessori superiori ai 6/8 cm, cioè l'enorme maggioranza dei manufatti e praticamente la totalità dei getti in opera (ammetto che calcestruzzificare suonerebbe molto male :-) ).
alle 18:45
Marco Pagani
Grazie per i commenti e per il dialogo di "alto livello".
Vorrei puntuallizzare che il cemento (o calcestruzzo, forse nel calcolo sono comprsi entrambi) non è usato solo per gli edifici, ma anche per i piloni dei viadotti, i muraglioni, le gallerie ecc. quindi è possibile che il dato sia sottostimato.
Le cave forse non occupano un´area enorme, ma creano erosione anche tutt´intorno, oltre a rischiare di diventare discariche di rifiuti tossici o pericolosi.
Come ben approfondisce znarf, il sottile strato di suolo fertile non è una "cosa", ma un organismo vivente che impiega secoli a riformarsi. Potremmo dire, senza essere retorici che ogni volta che si scava si "uccide" il suolo.
Infine, credo che ilt asso medio di perdita dei suoli agricoli citato da znarf sia dovuto soprattutto al consumo di suolo (consumo di nutrienti, erosione, salinizzazione, dilavamento) dell´agricoltura industriale intensiva. La distruzione dovuta ai capannoni è una parte abbastanza piccola di questo processo.