Ambienti, scienza e varia umanità
E' la domanda che si pone il New York Times , dopo aver ricordato che secondo la FAO , il business dell'allevamento degli animali genera più gas serra (circa il 18% del totale) del sistema dei trasporti.
Il NYT sottolinea che in questi ultimi tempi diverse organizzazioni vegetariane, vegane o animaliste, stanno sostenendo con forza questo punto di vista: un'alimentazione sbilanciata e scorretta e la maggiore causa del riscaldamento globale.
In questo blog ne abbiamo parlato già da tempo, vedi ad esempio,
Molti ambientalisti o comunque "amici dell'ambiente" rifuggono spesso dalla questione alimentare perchè "è più facile mettere una lampadina a basso consumo che imparare a cucinare con il tofu", come afferma Matt Ball di Vegan Outreach.
Credo che occorra procedere senza dogmi e senza anatemi.
Personalmente sono vegetariano al 99% (mangio carne quando sono in viaggio e non trovo nient' altro o quando sarebbe scortese rifiutare qualcosa preparato da chi mi ha invitato) e vegano all'80-90% (ho ridotto notevolmente, anche per problemi di salute, il consumo di latte, latticini e uova). Si tratta di una mia scelta personale. Sto meglio così.
Non credo tuttavia che si debba arrivare a tanto; forse sarebbe sufficiente ridurre i consumi di carne e derivati animali a un terzo degli attuali (meglio sarebbe forse a un sesto), per ridurre le emissioni di CO2 più o meno del 12%.
Questo non è un blog strettamente vegetariano o vegano, ma un blog "sostenibile".
Invito quindi tutti a ridurre i consumi di carne e prodotti animali nella misura in cui desideriamo o riusciamo a farlo, sapendo che più si riduce e meglio è, per la nostra salute e quella del pianeta.
«Grazie per la bibliografia, ma non riporti (ancora) i dati».
Non vedo perché dovrei farlo. Ho altro da fare che perdere tempo a rileggere decine di pagine di articoli per mettere insieme fonti e numeri. Se non ti vuoi proprio fidare, pazienza... Quando avrò tempo e voglia non mancherò di citarli...
«tutte cose che, ripeto, già ora scarseggiano, ti piaccia o no».
È indifferente se a me piace oppure no, dipende piuttosto se l'ecocatastrofismo corrisponde a realtà oppure no. Perdonami se preferisco fidarmi di gente come Annan o la FAO, magari sono un pochettino meglio informati di entrambi. Per il resto, poco mi interessa se riusciamo a sfamare 50 miliardi di persone. Tutte le recenti stime prevedono che non arriveremo neanche a 10 miliardi, e la possibilità di sfamare tutti esiste eccome. Se oggi produciamo cibo per 12 miliardi di persone, vuol dire che è una menata la storia della sovrappopolazione... E se è vero che andando verso regimi di produzione più "sostenibili" (uso una parola che a voi piace tanto) e biologici le cose potrebbero addirittura migliorare, la sovrappopolazione non è soltanto una menata, ma una fantasia...
«Tu li hai citati, e adesso li accusi di ideologia e falso ragionamento?»
Mica accusavo loro (APAT e FAO), ma le associazioni ambientaliste che gridano allo scandalo... Il problema della deforestazione esiste nei Paesi sottosviluppati, e che "piaccia o no", è il sottosviluppo che produce questo problema... Prima si risolve il sottosviluppo, prima si miglioreranno gli indici ambientali di quei Paesi...
«Va bene, tirate le somme cambia il numero finale sull'estensione o no?»
Dipende... Ovvero, le stime sulla copertura forestale cambiano spesso in virtù della definizione che si dà alla copertura stessa: la FAO ha più volte modificato i dati nei suoi rapporti, variando in tal modo la copertura globale del manto forestale (è tutto verificabile nei numerosi rapporti che ha pubblicato). Ma ciò non importa: hai ragione, nella mia frase c'è una parola di troppo che mi era sfuggita e della quale non mi sono accorto. Potevi farla notare con meno saccenteria, questo è vero, ma non cambia la sostanza del problema: a produrre deforestazione è il sottosviluppo... Quello che intendevo dire con il problema della definizione è legato al fatto se la deforestazione sia un male grosso oppure piccolo: tagliando foreste di un certo tipo il male è grossissimo, tagliandone altre il male è minore...
«Ribadisco che non ha nessuna competenza»
Medie conoscenze per smontare quello che dice un professore universitario di statistica che ha analizzato i dati per tre anni? Ma se non ci sono riusciti neanche gli accademici che tanto lo hanno bistrattato e che alla fine hanno pure dovuto ritrattare le loro volgari accuse! È proprio vero: gli attacchi continui e diretti a lui e al suo libro mostrano in maniera inconfutabile la correttezza della stragrande maggioranza delle sue conclusioni...
«Chiudo qui, sono sempre ben disposto a scambi di opinione, molto meno a discutere con chi si arrampica sugli specchi».
Se poi chi si arrampica sugli specchi non si degna manco di usare le ventose...
Guarda, la faccio breve perché non ho tempo da perdere.
1) Grazie per la bibliografia, ma non riporti (ancora) i dati. I numeri. Insomma, le prove di quanto scrivi. Si può sapere quanto era questa produzione 2000 anni fa o è un segreto di stato? E mi dispiace, non sono un patito proprio di nulla: la "rivoluzione verde" è solamente la spiegazione a quell'incremento di produttività che hai citato nel messaggio #6, e che non sei in grado di giustificare (o vuoi insistere con la qualità delle sementi e i metodi di semina?).
2) Le operazioni a mente non ti riescono bene, a quanto sembra. Si discute di massima popolazione sostenibile, non di numeri sparati a caso: per produrre il cibo che sostenti 50 miliardi di persone servono fertilizzanti, energia, acqua... tutte cose che, ripeto, già ora scarseggiano, ti piaccia o no. Noto che eviti accuratamente di ribattere a tali obiezioni. Teoricamente forse sono stime plausibili, ma non tengono conto di molti fattori pratici limitanti.
3) Vai a rileggerti il messaggio #6, dove scrivi: "Anche se a livello locale possono esserci delle differenze anche significative, secondo i dati della FAO la quantità globale di foreste è in aumento soprattutto nei Paesi occidentali, quelli il cui sviluppo viene connesso con deforestazione e distruzione dell'habitat naturale." Ora, giochiamo a capirci? Eliminato quel "soprattutto", che serve a introdurre una subordinata che non altera il concetto espresso nella principale in grassetto, hai scritto una falsità. Punto. I numeri sul sito stesso della FAO lo dimostrano, idem per l'APAT. Tu li hai citati, e adesso li accusi di ideologia e falso ragionamento?
Spiacente, ma tutto il discorso sulla falsa "globalità" della deforestazione è fuffa. Cosa dovremmo guardare se non i dati finali, globali appunto? Vuoi che dividiamo le foreste per tipologie? Va bene, tirate le somme cambia il numero finale sull'estensione o no? Guarda che è una domanda retorica.
Infine, il mio sospetto è confermato: tu Lomborg devi averlo studiato con molta attenzione. Ribadisco che non ha nessuna competenza, e che sono sufficienti medie conoscenze in statistica per demolire le sue teorie. Peccato che in Italia la formazione scientifica lasci molto a desiderare.
Chiudo qui, sono sempre ben disposto a scambi di opinione, molto meno a discutere con chi si arrampica sugli specchi. (Plonk)
In attesa che venga pubblicato il mio precedente articolo, devo correggere quanto ho scritto per la fretta, attribuendo ad Hydra il contrario di quello che pensa. Io non ho alcuna passione per la "Green Revolution" se viene applicata senza controllo, come dimostrato nei links che ho postato, in maniera intensiva che è sinonimo di distruttiva. Rimane il fatto che se anche Kofi Annan "ha sposato" la GR diventa difficile dire che io sia il primo cretino che passa per strada... Poi ognuno può avere le sue idee, ma non c'è dubbio che il problema sia lo sfruttamento indiscriminato del territorio, che si riflette nel guardare soltanto all'economia senza cultura né scienza. Poi, rimane fondamentale vedere se con le conoscenze di oggi ripeteremmo gli stessi errori compiuti 30-40 anni fa: io personalmente ne dubito, visto che le conoscenze scientifiche e tecnologiche sono sicuramente superiori. Anche se purtroppo l'uomo non è cambiato molto. Ma il punto è sempre lo stesso, è meglio che Nobel abbia scoperto la dinamite oppure che avesse cestinato il suo progetto?
1) vabbè, devi farmi perdere tempo a scartabellare la mia biblioteca...
E. Lo Cascio, "Popolazione e risorse agrarie nell'Italia del II secolo a.C.", in Demografia, sistemi agrari, regimi alimentari nel mondo antico, D. Vera (a cura di), 1999, pp. 217-245.
E. Lo Cascio, "Il rapporto uomini-terra nel paesaggio dell'Italia romana", in Index. Quaderni camerti di studi romanistici, 32 (2004), pp. 107-121 .
Troppo sconfinata la bibliografia, anche archeologica, legata a questi temi, e in varie lingue, anche sulle fonti antiche, per poter essere citata.
Per il resto. Parli di "Green revolution" o di "Green Businness"? Poi, visto che sei un patito di queste robe, leggiti quel bell'articoletto apparso sul The Ecologist del 1991 intitolato "The Violence of the Green Revolution: Ecological Degradation and Political Conflict in Punjab." Ah già, dimenticavo, io sono un cretino ignorante che scambia fischi per fiaschi!!! Mi vien da ridere...
2) Io ho solo fatto una operazione logica usando il cervello. A quanto pare, la stessa operazione è stata fatta qui sopra, dove si scopre che già il The Economist nel 1995 annunciava che si era in grado di nutrire 12 miliardi di persone. Secondo quest'altro sito, la FAO avrebbe detto che si possono sfamare 50 miliardi di persone. Vedasi anche la notizia riportata da Benassi e ripresa da R. Cascioli (che a sua volta riprende R. Revelle, mica ceci) qui sopra. Se c'è qualcuno che non riesce a fare altrettanto i problemi non sono miei. Volevo infine sottolineare la differenza che intercorre tra nutrire, sfamare e ingozzarsi: forse avendo davanti chiare queste differenze la cifra di cui sopra apparirà tutt'altro che peregrina...
3) la polemica è completamente inutile. Io parlavo di riforestazione nei Paesi occidentali, tu hai tirato fuori il trend globale, io ho analizzato il trend globale mettendo in luce che il problema riguarda soprattutto pochi Paesi (quelli sottosviluppati) e non quelli Occidentali, e che comunque il trend negativo degli ultimi anni non ha inficiato più di tanto il trend positivo degli ultimi 60. Ovviamente non dobbiamo essere contenti se il Brasile fa man bassa dell'Amazzonia!!!
Riguardo poi a tornare indietro a 10.000 anni fa, perché non andiamo al tempo dei dinosauri? Forse arriviamo anche al 90%! Ma veramente voi credete che l'80% delle foreste di 10.000 anni fa sarebbe stato distrutto dall'uomo? E in quale tempo e in quale luogo di grazia, visto che l'APAT non lo dice?
Se questa non è ideologia o falso ragionamento sui dati, io non so più cosa dire...
Infine, non è un trend "globale" la deforestazione, ci arrivi a capirlo da solo oppure no? Ho semplicemente cercato di dimostrare che il trend riguarda una decina di Paesi sparsi in 2 Continenti. Dire che il trend è globale significa semplicemente guardare le tabelle finali... In realtà per altro il problema è molto più vasto, perché si dovrebbero prendere in considerazione foreste chiuse, foreste aperte, foreste primarie, secondarie, tropicali, di frontiera e tanti altri dati.
Ho voluto solo sottolineare che il problema riguarda pochi Paesi, e che il trend è globale solo in apparenza: tra trend e risultato finale ci passa di mezzo l'oceano. Nessuno è contento del risultato finale, ovviamente... Come nessuno è contento se si sfrutta illegalmente il legname oppure se le politiche forestali di alcuni Paesi sono troppo lassive nei confronti della conservazione forestale, questo mi sembrava ovvio (spero)!
Chioso su Lomborg. Quello che hai scritto tu è la stessa cosa che pensava Lomborg quando era un ambientalista attivista (farsi abbindolare dal primo che passa: e meno male che non ha nessuna competenza!). Poi rimane il fatto che quello che dice lui è sostenuto da migliaia di scienziati in tutto il mondo, ma evidentemente sono i soliti stipendiati dalle industrie petrolifere vero (come gli ambientalisti, d'altronde)??? La storia delle vicissitudini di Lomborg e del suo libro dovremmo conoscerle tutti, quindi inutile commentare quanto scrivi...
Buona domenica
1) Tante parole senza nessuna risposta. Quali sono i rivoluzionari metodi di semina e quando sono stati introdotti? Quanto era questa eccezionale produzione romana? Se sai dov'è la bibliografia potevi anche riportare i dati come hai fatto in modo esemplare nel seguito del messaggio, giusto? Infine, mi sembra di capire tu non abbia alcuna cognizione di cosa sia la cosiddetta "green revolution" non tanto dal punto di vista politico, che proprio non mi interessa, ma tecnologico: irrigazione, pesticidi, fertilizzanti, mezzi meccanici. E' questo che ha permesso l'incremento della produttività, ma è chiaro che non hai la minima idea delle risorse necessarie per mantenere il sistema nella condizione attuale.
2) Non mi interessa buttarla in politica né discutere di ideologie: io mi sono limitato a descrivere una situazione, senza esprimere commenti. Prendo atto che i 40 miliardi te li sei inventati tu di sana pianta, basandoti sulle dichiarazioni di un esperto nel campo del calibro di Kofi Annan, svincolate dal contesto e riportate da un giornalista, ed estrapolando a naso: possiamo davvero fidarci di un dato del genere! Non hai risposto alle mie obiezioni: se bastavano le sementi, come mai muoiono ancora di fame? E' ovvio che applicando le stesse tecniche si otterrebbero produzioni simili, ma tu parlavi di processi di semina, modo di seminare, qualità delle sementi... mentre continua a sfuggirti il fatto che le risorse (in fertilizzanti, pesticidi, energia), le vere responsabili dell'aumento della produttività come implicitamente ammetti ora anche tu (che le riassumi in "tecnologie occidentali"), non bastano già adesso per tutto il mondo, e in futuro sarà peggio. Cosa c'entri il DDT con il mio messaggio lo sai solo tu.
3) Un bello sforzo di ricerca, non c'è che dire. Peccato che tu non contesti i miei dati: dal 1990 al 2005 la tendenza è verso una diminuzione, poco importa che alcuni paesi abbiano un saldo positivo. Visto che le parole del WWI (che ho semplicemente copiato e incollato) non ti garbano, ti riporto quello che è scritto sul sito dell'APAT, che TU hai citato:
"Dall'inizio dell'Olocene, circa 10.000 anni fa, l'80% delle foreste che coprivano il pianeta è stato distrutto e quel che rimane risulta, a diversi gradi, frammentato e degradato. Attualmente, infatti, gran parte delle foreste primarie residue è concentrata in alcune regioni, segnatamente in Amazzonia, Canada, Sud-est asiatico, Africa centrale, Federazione russa.
Negli ultimi anni la deforestazione ha assunto un ritmo sconcertante e senza precedenti. Il rapporto della FAO sullo stato delle foreste mondiali ci informa che gran parte delle deforestazioni avvengono nelle aree tropicali (in particolare in Brasile, Congo, Indonesia)."
Il link, se non ti fidi, è questo:
http://www.apat.gov.it/site/it-IT/Temi/Natura_e_Biodiversità/Foreste_e_vegetazione/
Questo dovrebbe anche chiudere la discussione sul "lungo termine", sempre che tu non voglia discutere di quando la Spagna era interamente coperta di foreste...
Non ho capito francamente in cosa avrei alterato i dati mostrando solo quelli a me comodi, si parlava di variazioni nella superficie forestale mondiale e a quello mi sono attenuto. Tu invece hai cercato di confondere le acque citando gli USA come maggiore produttore di legname (cosa che non ci interessa): questo non cambia il fatto che la deforestazione a livello mondiale continui. Il riferimento alla ricerca su Nature non aggiunge nulla di rilevante ai fini della discussione attuale.
Per concludere, non capisco la citazione di Lomborg. The skeptical environmentalist è un ottimo esempio di come si possano dimostrare cose false, posto che i lettori non abbiano un minimo di conoscenze di statistica, fisica e matematica. Dovrebbe essere inserito come libro di testo in tutte le facoltà, come esempio da studiare su quanto sia facile farsi imbrogliare anche da persone che non hanno alcuna competenza sull'argomento trattato. E' questa la realtà, purtroppo: troppe persone non hanno alcuna preparazione scientifica, e si fanno abbindolare dal primo che passa.
"There are lies, damned lies, and statistics".
1) la produzione agricola va di pari passo con la superficie coltivata. Le culture antiche aumentavano la produzione aumentando di pari passo la superficie. Oggi siamo stati in grado di aumentare la produzione senza aumentare la superficie, anzi diminuendola e diversificando il prodotto. Mezzi come l'aratro e il trattore, la conoscenza della chimica e della composizione dei suoli, la conoscenza di un migliore utilizzo degli stessi, la qualità delle sementi, le modalità di irrigazione, sono tutti processi che contribuiscono a migliorare la produttività agricola. Ma questo l'avevo già detto, solo che tu sei un appassionato di "rivoluzione verde" e magari pure di "Modus Vivendi", quindi alzo le mani...
Tutte le referenze bibliografiche sui Romani le trovi negli articoli di Elio Lo Cascio, professore di Storia Romana alla Sapienza di Roma, con bibliografia anche per il periodo medievale.
2) vedi il punto 1, lo dico anche io. Il dispotismo verde sta impedendo all'Africa lo sviluppo di cui ha bisogno, per portare avanti le sue politiche di controllo (colonialista nel caso) tanto care ai socialisti-comunisti di una volta (e non è un caso che in tutto il mondo la cultura verde sia schierata a sinistra, e fortemente pure come in Italia). Riguardo la cifra di 40miliardi, basta usare la logica: nel 2003, secondo Kofi Annan, eravamo in grado di sfamare 12miliardi di persone; se applicassimo le tecnologie occidentali in tutti i Paesi sottosviluppati, anche loro potrebbero aumentare e non di poco la resa dei loro raccolti. Se non arriviamo proprio a 40miliardi, non è che ci manca tanto... Inoltre, l'uso di pesticidi e fertilizzanti (si parla ovviamente di quelli permessi) non è mai stato dimostrato che faccia male a qualcuno o a qualcosa. La vergognosa battaglia contro il DDT ha prodotto nel mondo milioni di malati/morti per malaria senza che nessuno abbia mai dimostrato i suoi effetti novici sull'uomo (quando dico nessuno, intendo nessuno scienziato, perché secondo gli ambientalisti era una verità oggettiva), come ha recentemente ricordato anche SuperQuark.
3) vuoi che ti cito la bibliografia? Eccotela:
Wordl Resources 1998-1999, tavola 11.2
Production Yearbook numeri 1950-1994. U.N. Food and Agricultural Organization, Roma 1995
Global rate of deforestation drops by 20 per cent: new UN report, UN News Service, 22 gennaio 2001.
Annuari APAT.
Tu sicuramente mi risponderai che questa bibliografia è vecchia, ma l'analisi dei dati corretta è quella che ho fatto io, non quella delle organizzazioni ambientaliste. Ripetiamo i dati a beneficio dei lettori.
Questi sono i dati 1990-2005 del Total Forest Cover in Million Hectares prodotti dalla FAO: da cui si ricava che siamo passati da 4077 a 3952 in 15 anni. A casa mia fanno -125, che sul computo totale delle foreste corrisponde ad una percentuale infima, corrispondente al 3% di foreste perse rispetto al 1990. Come si vede dai dati, i responsabili principali di questa perdita, che contribuiscono per il 98,5% (123 su 125), sono Africa e Sud America, cioè Continenti sottosviluppati. Tra questi (sempre dati FAO), sono soprattutto Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Congo, Nigeria, Sudan, Indoneia, Myanmar, Messico, Brasile (come purtroppo ci ha detto anche Marco) i Paesi a tagliare più foreste. Questi dati però non tengono conto dei dati sul lungo termine: se andiamo a vedere infatti il trend dal 1950, scopriamo che la superficie forestale è aumentata del 15% circa, passando dai 3,5milioni di ettari del 1950 ai 4milioni del 2000. Come faccia il WWI a dire «and the majority of that loss occurred in the 20th century» senza alterare o falsificare i dati mi risulta un mistero, visto che proprio dal 1950 è iniziata la rivoluzione industriale, il consumismo e compagnia bella.
Inoltre, la tua risposta « i consumatori finali di quel legno sono sempre e comunque i "paesi sviluppati"» è proprio il migliore esempio di "lontano dagli occhi..." etc. etc., cioè il classico esempio di alterare i dati mostrando solo quelli comodi alla propria idea. I principali produttori di legno mondiale indovina chi sono? I tanto odiati Stati Uniti, che coprono quasi 1/4 del mercato mondiale di legno, hanno visto crescere la loro superficie boschiva dai 299 del 1990 ai 303 del 2005. La Svezia, che fornisce il legno alla Tetrapak, ha visto aumentare la superficie di 161: a chi risponde che sono pochi in 15 anni si deve rispondere che è necessario considerare la percentuale di copertura boschiva del Paese. Anche il Canada, altro produttore importante, ha visto assolutamente inalterata la propria superficie boschiva: erano 310 nel 1990 e sono gli stessi nel 2005 (tutti i dati sono ovviamente in migliaia di ha). La Finlandia, altro Paese contro il quale GreenPeace si è scagliata più volte, ha visto aumentare la copertura dai 22,194 del 1990 ai 22,500 del 2005.
Una ricerca pubblicata su Nature del 2003 ha mostrato come gli alberi crescano meglio nelle tanto odiate zone urbane ad alta densità demografica e peggio nelle zone rurali. Senza dimenticare il ruolo nocivo dell'inquinamento, secondo gli studiosi alcune sostanze funzionano da "spazzini dell'ozono" soprattutto nelle ore notturne, cosa che nel lungo periodo favorisce la crescita degli alberi; questi "spazzini" mancano nelle zone rurali, cosa che inficia sulla crescita degli stessi. Anche se i meccanismi al tempo non erano stati ben compresi, soprattutto per quanto riguarda il combinarsi delle sostanze chimiche tra loro, è evidente però che gli alberi (nel caso una specie di pioppo) sembravano trarre benefici da quella condizione, più che altro.
Ovviamente, le organizzazioni ambientaliste, dopo che chi usa il cervello ha smascherato le loro operazioni tese a riportare i dati per privilegiare una visione piuttosto che l'oggettività dello status, comincia a menarla con la storia della qualità delle foreste, delle loro caratteristiche, della loro storia, etc. etc. Ciò che però è innegabile, come gli stessi dati della FAO riportano, è che sono i Paesi sottosviluppati a consumare più foreste (forse anche per i problemi agricoli di cui soffrono?), non quelli sviluppati, che dominano il mercato del legno e nonostante tutto vedono aumentare contestualmente la propria superficie boschiva.
Questa è la realtà. Non c'è altro da aggiungere o da dire. Poi, certamente continuerò a seguire la questione in futuro, ma altrettanto certamente lo farò attraverso le organizzazioni ufficiali, non attraverso le riviste dei Verdi o di GreenPeace, buone al massimo per accendere il fuoco... ;)
Ora lo chiedo io a te: quando farete ciò che ha fatto Lomborg? Cos'è, avete paura di arrivare alla sua stessa conclusione?
1) Si parla di produzione agricola, non di superficie coltivata. Le cifre "eccezionali" raggiunte al tempo dell'impero romano (dove sono i dati?) sono lontanissime da quelle attuali, ma questo certo non per i motivi da te citati. Attendo di conoscere i rivoluzionari metodi di semina che hanno permesso di decuplicare il rendimento agricolo, e l'anno della loro introduzione. Consiglio una ricerca su "rivoluzione verde" o "green revolution".
2) Vedi il punto 1) per la ricerca. Sarei curioso di sapere chi ha fatto la stima di 40 miliardi, è il numero più assurdo che mi sia capitato di leggere (finora). Se davvero le migliori rese agricole dipendono dalle nuove scoperte sui metodi di semina non si capisce perché nei paesi "in via di sviluppo", come li chiami tu, le cose vadano così male: le idee si propagano in modo molto rapido, così come le abilità (tanto per fare un esempio: gli indiani d'America sono stati in grado di imparare ad andare a cavallo meglio degli occidentali nel giro di due generazioni, nonostante non l'avessero mai visto). Il problema quindi deve essere da quache altra parte, e in particolare nella impossibilità di accedere a mezzi e risorse disponibili nei "paesi sviluppati": macchine agricole, fertilizzanti, pesticidi, energia per raccogliere e distribuire l'acqua.
3) Mi sembra tu non abbia riportato alcun dato sulle foreste a livello mondiale, l'unico che ci interessa, per cui utilizzando due dei siti da te citati (scelti a caso) possiamo dire che:
- il WWI scrive nella sua pagina iniziale: "The world has lost nearly half its forested area in the past 8,000 years, and the majority of that loss occurred in the 20th century, when cultivated area expanded rapidly and consumption of wood and paper jumped dramatically."
- la FAO, nel suo report annuale "State of the World 2007" scrive che: nel periodo 1990-2000 la riduzione mondiale è stata di 8868 migliaia di ettari, nel 2000-2005 di 7317, per cui non solo si perdono foreste, ma il trend sta accelerando. Il fatto che questo avvenga in alcune zone del pianeta e non in altre non dipende dal relativo "sottosviluppo", dato che i consumatori finali di quel legno sono sempre e comunque i "paesi sviluppati": diciamo invece che i problemi della deforestazione vengono abilmente nascosti, secondo il detto "lontano dagli occhi, lontano dal cuore".
Mi auguro tu trovi il tempo di informarti in modo più approfondito sulle cause remote del nostro successo (temporaneo) su questo piccolo pianeta.
1) non è vero che l'estensione agricola dipenda soltanto da pesticidi e robaccia varia, visto che anche sotto l'impero romano si sono raggiunte cifre di produzione eccezionali. Si trattò ovviamente di casi assolutamente rarissimi, ma è la prova definitiva che con l'ideologia si fa poca strada... Ciò che è molto cambiato è il modo di seminare, i processi di semina, l'irrigazione, la qualità delle sementi, e tanto altro ancora... Altro che pesticidi!!!
2) non è vero che siamo troppi. La Terra potrebbe produrre cibo per 40miliardi di persone, il problema è che nei Paesi in via di sviluppo la coltivazione è rimasta al tempo di Etruschi e Babilonesi, quando si piantava il semino e ci si sedeva accanto in attesa che il Dio del Tuono compisse il miracolo... Ancora una volta, è il sottosviluppo che conduce l'uomo allo sfruttamento errato del suolo, non lo sviluppo...
3) Riguardo le foreste, io non cito siti ambientalisti noti per alterare la visione dei dati, ma cito dati di organismi ufficiali e dei satelliti. Io cito dati dello U.S. Food and Agricoltural Organization, della FAO, del World Watch Institute e per l'Italia dell'APAT. Il sito da te citato porta a conclusioni errate: la superficie boschiva aumenta in Europa (dove si registra una alta densità demografica, che secondo voi sarebbe un male) e rimane stazionaria in Nord-Centro America e Asia (ancora continenti ad alta densità demografica). Il deficit viene causato da Africa e Sud America in massima parte (Paesi a bassa densità demografica, cosa che conferma quanto ho sostenuto fino ad ora, e cioè che è il sottosviluppo a produrre condizioni ambientali negative, non lo sviluppo). Si tratta in ogni caso della perdita di 125mila ha, cosa che costituisce una percentuale relativissima, tutt'altro in grado di far scattare i soliti catastrofici allarmismi ambientalisti. Per inciso, se andiamo a vedere il trend su un periodo più lungo, siamo passati da 3,5milioni di ettari del 1950 ai 4milioni scarsi del 2000. Si tratta di un aumento del 15% in mezzo secolo (+22% in Italia) a fronte della perdita di un 3% degli ultimi 15 anni. Inoltre, non tiene in considerazione l'abbattimento del processo di deforestazione, che sempre secondo la FAO nel 2000 era già del 20%.
Sull'IE: anche io se con gli stessi miei parametri vivessi in qualche italico Paese, vedrei abbattuto il mio foot print a 3,4/4... Se poi fossi vegetariano, sarebbe ancora meglio, e se vivessi in un buco di casa invece che nei miei 80 mq² romani sarei anche io ampiamente sotto i 3...
Non c'è niente da fare: per rientrare bene nei parametri di biocapacità bisogna condurre una vita da barboni oppure da uomini delle caverne... Almeno dal punto di vista dei parametri delle condizioni di vita nostrane...
Notte ;)
Non bisogna confondere tecnologia e risorse: se oggi la produzione agricola è decuplicata lo si deve all'introduzione dei fertilizzanti e dei pesticidi. Entrambi dipendono fortemente dai combustibili fossili, così come i mezzi agricoli attuali. Quando inizieremo la discesa, tanti saluti a questi rendimenti stratosferici: si tornerà alla produzione di 2000 anni fa, se ci va bene, con buona pace di quanti ritengono che la tecnologia e il genio umano possano sempre trasformare i problemi in risorsa.
Se è vero che oggi il cibo si butta via in alcuni paesi bisogna anche dire che a molti altri farebbe parecchio comodo averne di più, per cui il bilancio andrebbe fatto a livello mondiale (con risultati già noti: siamo troppi, c'è poco da girarci attorno).
Per quanto riguarda l'estensione delle foreste infine, non mi sembra che stia aumentando, anzi:
http://www.earth-policy.org/Indicators/Forest/2006.htm
Per la cronaca, la mia IE è pari a 2.3.
Assolutamente no, caro Marco, le nostre visioni non sono nella maniera più assoluta opposte, quindi tanto meno radicalmente.
Su Peter Singer mi riferivo proprio all'eugenetica: purtroppo bisogna sempre saper discernere, ma come non avere un certo disrprezzo per coloro che esaltano i diritti degli animali a discapito dei diritti umani, considerando un gatto più degno di vivere di un bambino malformato? "Paradossali e inquietanti", hai detto bene: l'unico problema è che i diritti degli animali di Singer fanno parte di una costruzione complessiva molto più ampia, che fa parte di una visione della vita che mi fa piacere vedere che anche tu rifiuti come me (spero ;)...).
Tornando al problema dell'impronta ecologica di Wackernagel, il sito "ufficiale" lo ricordo a beneficio dei lettori:
http://www.footprintnetwork.org
Mentre tutti possono fare un test alla seguente pagina:
http://www.earthday.net/Footprint/index.asp
Ti devo però correggere perché non hai riportato il dato giusto: è vero che l'IE globale attuale ammonta a 2,2 gha, ma il dato più importante è quello della biocapacità, che ammonta a 1,8 gha. Ovviamente si tratta sempre di un valore globale, perché nazione per nazione i dati possono variare. Ad esempio, in Italia l'IE è di 4,2 gha a persona (secondo il LPR2006, dati del 2003), ma la biocapacità è di appena 1,0 gha a persona, con un deficit quindi di - 3,1 gha (dato arrotondato)!
Sai quali sono i parametri per rientrare nel valore di 1,8? Fai un rapido calcolo e poi vediamo se non è la miseria più assoluta...
Intanto di dico che la mia impronta varia (a seconda delle settimane) tra 4,2 e 5. Dopo aver strabuzzato gli occhi e avermi considerato un distruttore dell'ambiente, ti lascio questi pochi dati:
Eppure, la mia IE secondo il quiz di di earthday.net richiderebbe 2,5/3 pianeti!!! Invece, altri parametri considerati importanti vengono totalmente sottaciuti nel quiz: utilizzo di elettrodomestici, utilizzo di lampadine a basso consumo, contributo al riciclaggio, etc. etc. Non tiene minimamente in conto (a quello che posso leggere) degli avanzamenti tecnologici che possono trasformare i problemi in risorsa. Quando prima parlavo di numero degli animali più alto di oggi, non mi riferivo ovviamente a "numero per testa", ma a produzione di rifiuti: se andiamo a vedere le città ottocentesche, il livello di cavalli e la loro produzione di rifiuti era incomparabilmente superiore a quella di oggi. Lo stesso dicasi per le risorse: durante l'impero romano la superficie coltivata d'Italia ammontava al 45% del totale coltivabile e produceva risorse per poche milioni di persone, con un rapporto che poteva raggiungere al massimo 1:10 e che in media era di 1:4/1:6. Oggi, a fronte di una drastica diminuzione della superficie coltivata, il rapporto di produzione è decuplicato, arrivando a superare anche l'1:100, tant'è che oggi il problema non è come nutrire decine di milioni di persone, ma come utilizzare il surplus invece di buttarlo nel secchio. In poche parole, la tecnologia e le conoscenze scientifiche hanno permesso di canalizzare le risorse e produrre dieci volte tanto utilizzando minor spazio... Si parla anche di capacità della natura di rigenerare le sue risorse, ad esempio quelle relative alle foreste: peccato che non si tenga minimamente in conto dell'attuale livello di riforestazione prodotto dall'uomo. Anche se a livello locale possono esserci delle differenze anche significative, secondo i dati della FAO la quantità globale di foreste è in aumento soprattutto nei Paesi occidentali, quelli il cui sviluppo viene connesso con deforestazione e distruzione dell'habitat naturale. Le superfici forestali aumentano in USA, Canada, Germania, Svezia, Italia e Inghilterra tanto per citare nomi significativi. In Italia anzi tale area è cresciuta nonostante sia cresciuta anche l'area destinata all'agricoltura.
Riguardo il tuo secondo punto sono convintissimo di ciò che hai detto (anche se è meglio vivere tutta la vita negli Stati Uniti piuttosto che in Cina o in Corea del Nord), ma non parlavo di qualità della vita (un parametro per altro molto soggettivo), bensì di indicatori ambientali, che sono un'altra cosa. Sommando tutto insieme, nei Paesi con una buona IE (tra 1,5 e 2) si registrano i più bassi livelli di qualità della vita e di indicatori ambientali. Quelli con una pessima IE sono quelli che registrano migliori condizioni di vita (dato molto più oggettivo della "qualità della vita") e migliori indicatori ambientali.
Ok, ora mi taccio...
Citando Peter Singer, non intendevo certo sottoscrivere tutto quanto afferma; le sue osservazioni sui diritti degli animali e sullo "specismo" sono interessanti, così come la sua posizione sulla lotta alla povertà. Paradossali e inquietanti sono invece le sue posizioni sull'infanticidio (non so se parli di eugenetica). L'importante è saper discernere.
Per quanto riguarda l'IE, il valore "giusto" pro capite è di 2,2 ha, cioè un po' di più di quello dell'America Latina (1,9 ha). Non si tratta propriamente di "miseria più assoluta", anche se non c'è molto da stare allegri... Il punto è che
Per finire, no, non credo che discutere di queste cose sia "bestemmiare". La discussione è importante, così come la presenza di punti di vista diversi; essi sono comunque una fortuna, perchè nell'insieme ci permettono di fare meno errori. Forse le nostre visioni sono diverse, ma non così "radicalmente" opporte.
Peter Singer, colui che per sua stessa definizione "non ama gli animali" ed è un fautore dell'eugenetica nazista? Proprio quello? Perdonami, ma preferisco difendere i diritti umani, e se ciò significa eliminare un agnellino, non mi tirerò indietro. La difesa degli animali non passa attraverso la criminalizzazione umana e la distruzione dell'uomo stesso, ma attraverso la corretta informazione e il corretto "addestramento".
Sono contento di essere eco-sostenibile, anche se ho letto abbastanza materiale per ritenere il rapporto Bruntland una teoria politica e nulla più. E per dire ciò basta constatare la realtà, non servono libroni o articoloni scientifici, che pure esistono...
Sulla questione dell'impronta ecologica di Wackernagel, dovreste essere voi (o meglio lui) a dimostrare la sua scientificità. Essa non è altro che l'elevazione di misure arbitrarie e soggettive a tesi oggettiva. Basta fare un rapido calcolo per scoprire che rientrare nella presunta "impronta ecologica" significa scadere nella miseria più assoluta, al confronto della quale gli uomini delle caverne erano iper-tecnologizzati.
Sarebbe poi interessante capire come lo stesso Wackernagel preferisca vivere negli Stati Uniti piuttosto che nella Corea del Nord, dove l'impronta ecologica è quasi ottima. Sarà perché è meglio avere ospedali, scuole, medicine e fogne per smaltire i rifiuti, possibilità di comunicare e di vivere in società democratiche, etc. etc.? Perché invece di andare appresso alle fantasie di Wackernagel non andiamo a vedere gli indicatori ambientali, che spesso e volentieri ribaltano completamente la situazione? Ovvero, i paesi con una scarsa impronta hanno alti indicatori ambientali, quelli con alta impronta li hanno bassi o nulli (tipo la Cina)... Perdonami, ma io preferisco vivere in Paesi dove esiste il rispetto per l'ambiente e per l'uomo, non nei Paesi dove il rispetto dell'ambiente è solo di facciata e in compenso l'uomo è ridotto ad uno schiavo da dittature imperialiste e assassine...
Ma non ho voglia di discutere di queste cose qui sopra, è come bestemmiare dentro una Chiesa. Trovo estremamente interessanti molte tue analisi e diverse tue considerazioni, ma su altre questioni (come vedi) abbiamo visioni radicalmente opposte. Buona serata
Grazie per i commenti. Simone82, In base a quanto dici tu hai già ridotto il tuo consumo di carne ad un valore compreso tra un sesto e un terzo del consumo medio nazionale dei carnivori (che è di circa 100 kg).
Un tempo allevavamo più animali? Secondo la FAO, il consumo mondiale di carne è passato da 136 milioni di t nel 1980 a 260 milioni nel 2004, ovvero è oraticamente raddoppiato in 25 anni
Non ho capito su quali basi scientifiche tu affermi che l' impronta ecologica (così si chiama) è una "favola". In campo scientifico non si tratta di essere "eretici" o meno, ma di fornire dimostrazioni, o almeno citazioni di dimostrazioni di altri.
L'impronta ecologica, ideata da Rees e Wackernagel, è un indicatore e come tale "misura" la realtà in modo approssimativo. Nell'ambito scientifico si discute su come migliorare questo indicatore; il problema maggiore è a mio avviso che l'impronta ecologica non fotografa la nostra dipendenza dai combustibili fossili, per cui in realtà credo che i valori che generalmente vengono trovati siano sottostimati. Ma questo non significa che sia "una favola"; prima di fare affermazioni simili, sarebbe meglio leggersi un po' di letteratura scientifica...
Come ho spiegato nel post, il problema essenziale non è se essere vegetariani o meno, ma se essere sostenibili o meno, e non è necessario essere strettamente vegetariani per essere sostenibili.
I vegetariani naturalmente lo sono più dei carnivori, dal momento che evitano gli sprechi e consumano in modo più corretto, ma anche il tuo mix alimentare è "abbastanza" orientato verso la sostenibilità. E questa è già una buona cosa.
En passant, ricordo che esistono anche altri motivi per essere vegetariani, in primo luogo la riflessione sui diritti degli animali, inaugurata oltre trent'anni fa dal filosofo australiano Peter Singer.
Cordialmente parlando, continuerò a mantenere il mio ritmo di consumo di carne e derivati (latte, uova e quant'altro), perché ritengo due cose fondamentali:
1) il mix della mia alimentazione è perfetto. Massimo tre fettine di carne a settimana, 3 uova, un po' di pesce e del formaggio sono consigliati anche dai nutrizionisti.
2) non credo che il mondo soffra del problema allevamento. Non è escluso che quando eravamo di meno allevavamo molti più animali di oggi. Eppure...
Senza dimenticare per altro che (oggi voglio essere eretico al massimo qui sopra) la favola dell'impronta ambientale umana è una delle colossali mistificazioni scientifiche che sta alla scienza come Babbo Natale a Pasqua...
Come sempre, il problema non è diventare vegetariani o come vi chiamate voi, ma evitare gli sprechi e consumare in modo corretto...
Grazie.
alle 13:14
Marco Pagani
Grazie per l'ampia discussione attorno a questi temi, che mi fornisce l'opportunità di sviluppare alcuni di questi argomenti in nuovi post.
Permetto che tenedenzialmente concordo con Hydraulics, dal momento che le argomentazioni di Simone82 sembrano poco documentate.
Alcune considerazioni al volo, da riprendere nei post futuri:
(1) Il Footprint calculator di cui parla Simone serve solo a dare una stima indicativa, e non è il metodo completo per il calcolo dell'impronta ecologica, dal momento che per definirla con precisione occorrono molti più parametri. Esistono file Excel (cercherò il link), predisposti per un calcolo preciso, in cui inserire tutti i nostri consumi e la nostra produzione di rifiuti per avere un'impronta precisa.
(2) Un terreno naturalmente fertile poteva dare rese molto elevate anche in antichità (basta ricordare il cento per uno della parabola del seminatore), ma si tratta di un trend insostenibile se i nutrienti del terreno non vengono opportunamente rimpiazzati.
(3) Produttività agricola. La tecnologia non ci permette di creare materia o energia; le rese migliori si ottengono solo pompando nel terreno più fertilizzanti di sintesi (che si ottengono dai combustibili fossili! e che hanno l'effetto collaterale di sconvolgere l'equilibrio naturale dei terreni, aumentare l'erosione ecc) e più acqua (ricordiamo che molti acquiferi sono in entta diminuzione ecc.).
La nostra agricoltura è attualmente intrinsecamente insostenibile sul lungo (e credo anche sul medio) periodo.
(4) Non è possibile sparare numeri a caso sulla quanti esseri umani è in grado di sostenere il nostro pianeta. Il problema è complesso e ne darò un'idea nei prossimi giorni. In ogni caso 40 miliardi è una cifra esagerata. Da una stima che ho compiuto (e che illustrerò) la capacità di carico con la produzione attuale di vegetali e di pesce si aggira intorno ai 12 miliardi di persone, ma tutti rigorosamente vegani!
Questo numero potrebbe forse aumentare andando a coltivare altre terre marginali, o cercando di aumentare le rese. Per i problemi che ho esposto sopra sui fertilizzanti e l'acqua (oltr a molti altri) è probabile invece che il numero potenziale di esseri umani sfamabili dal pianeta potrebbe diminuire in futuro.