Ambienti, scienza e varia umanità
L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha tenuto a la settimana scorsa Parigi una conferenza sui biocombustibili, in cui è stato presentato un rapporto dal titolo piuttosto significativo: Biocombustibili: un rimedio peggiore del male?
La conclusione dell'OCSE è piuttosto netta e non lascia adito a molti dubbi:
«La corsa verso raccolti energetici minaccia di cause carestie alimentari e danneggiare la biodiversità con benifici limitati. »(pag. 4 del rapporto)
E' abbastanza impressionante che questa denuncia venga non da Greenpeace o dal WWF, ma da un'organizzazione internazionale dedicata a promuovere lo sviluppo economico.
Secondo il rapporto OCSE la produzione di biocombustibili nel 2005 è stata pari a 0,8 EJ di energia (1Exa J = 1E18 J)e in teoria potrebbe aumentare fino a 20 EJ nel 2050.
Sembra che in teoria ci dovrebbe essere sufficiente terra coltivabile per nutrire la popolazione umana in crescita e contemporaneamente, produrre biocombustibili; tuttavia,
«è più probabile che limitazioni nell'utilizzo della terra conducano a una competizione "cibo-combustibile". Inoltre ogni diversione nell'uso del terreno dalla produzione di cibo alla produzione di biomassa energetica influenzerà i prezzi alimentari.
Inoltre, la crescita dell'industria dei biocombustibili genererà molto probabilmente una maggiore pressione sull'ambiente e la biodiversità.
Finchè i valori ambientali non avranno il giusto prezzo sul mercato, esisteranno potenti incentivi, per sostituire gli ecosistemi naturali come le foreste, i terreni umidi e i pascoli naturali con raccolti per biocombustibile.»
Che dire? Abbiamo scritto esattamente queste cose fin da gennaio 2007; finalmente anche gli economisti si stanno accorgendo che i biocombustibili porteranno fame e deforestazione!
Come ben dice il rapporto, "finchè i valori ambientali non avranno il giusto prezzo sul mercato", ci sarà sempre una fortissima spinta economica per distruggere una foresta (nessun valore) per produrre biocarburanti (grande valore economico), dimenticando il fondamentale valore ambientale della foresta. Questo valore ambientale deve tradursi in qualche modo in un valore economico se non vogliamo correre verso il disastro.
Mi riservo di leggere con maggiore attenzione il resto del rapporto per vedere quali raccomandazioni concrete dia l'OCSE per scongiurare questi pericoli.
Un ringraziamento a Massimiliano Varriale del WWF che ha segnalato questo rapporto sul Forum di discussione di ASPO Italia.
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Concordo con il fatto che dare un valore economico ai valori ambientali è un punto assolutamente fondamentale. Come ha giustamente scritto Carlo Petrini in un articolo su Repubblica, alcune attività dell'attuale economia di mercato funzionano semplicemente perchè i fornitori (cioè gli ecosistemi) non vengono pagati.
A questo proposito segnalo anche il mio vecchio post "I fiumi non possono alzare i prezzi".
"Finchè i valori ambientali non avranno il giusto prezzo sul mercato, etc"
questo è un punto fondamentale, ricordo di averlo fatto presente nel 2002 a un consulente governativo americano in materia di ambiente, che sosteneva lo slogan "if it's not economical, it's not green".
La cosa preoccupante è che si era detto assolutamente d'accordo con la mia osservazione che "un lago eutrofizzato, una foresta abbattuta non prendono un dollaro, di conseguenza non concorrono a formare il prezzo".
Ben arrivata tra noi, OCSE...
Le associazioni ambientaliste internazionali, come appunto il WWF e Greenpeace conducono ormai da vari anni analisi scientifiche piuttosto serie sulle questioni ambientali e le loro prese di posizioni sono in genere fondate su una conoscenza piuttosto precisa dei problemi.
Ora questa conoscenza si sta poco per volta diffondendo nel mondo economico. Speriamo che il coefficiente di diffusione non sia però troppo piccolo, altrimenti non riusciremo a evitare il disastro.
La politica arriverà per ultima, perchè i politici normalmente non hanno nè il tempo, nè sopratuttto il background scientifico per comprendere le questioni più complesse.
Tuttavia, i politici non mi preoccupano eccessivamente. Dopotutto, la politica più impotante viene fatta altrove, nelle War Rooms dei militari e nei consigli di amministrazione delle aziende.
Tempo sopratuttto i capitani di industria che, a differenza dei politici, hanno compreso benissimo i rischi che l'ambiente sta correndo, ma se ne fregano altamente, perchè si preoccupano solo delle stock option e del prossimo bilancio trimestrale.
Era una conclusione talmente logica che voglio sottolineare quanto da te scritto:
«E' abbastanza impressionante che questa denuncia venga non da Greenpeace o dal WWF, ma da un'organizzazione internazionale dedicata a promuovere lo sviluppo economico.»
Come si vede, non sono solo e sempre i politici a sbagliare, ma anche chi li dovrebbe guidare. Che ci stanno a fare le associazioni ambientaliste se non riescono ad arrivare ad una conclusione talmente logica e lampante che pure l'OCSE ha compreso? Marco l'aveva detto già parecchio tempo fa, e non era certo l'unico...
Grazie di aver ancora una volta sottolineato questo semplice concetto.
il miglior biocarburante del mondo è la biomassa secca ecologica
anchio era arrivato alla stessa conclusione e mi ricordo che il
d'alemino amico degli scalatori si era pronunciato a favore dei biocarburanti. Oltre al pericolo biocarburanti che favorisce ancor
di la deforestazione abbiamo anche un classe politica che sta distruggendo il pianeta con la sua ignoranza e con l'affarismo.
alle 23:26
Marco Pagani
@ Antonio
I biocarburanti di prima generazione sono già in competizione con il cibo. Negli USA gli stabilimenti di produzione di bioetanolo hanno già la capacità di processare il 40% del mais americano, anche se per ora per fortuna ne trattano di meno.Prima che i biofuel di 2a generazione divengano eventualmente utilizzabili, la macchina economica avrà già ingoiato tanto di quel mais da affamare milioni di persone.
La questione dei biofuel di 2a generazione è da approfondire, ma mi sembra che spostino semplicemente il problema un po' più in là. Per fare carburante si utilizza biomassa (fusti, foglie ecc..) che avrebbe potuto essere usata come foraggio, oppure ritornare alla terra come concime , con la necessità di usare altro fertilizzante (fabbricato con il gas). Non so quanto il gioco valga la candela.