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Il tracollo dell'artico e le previsioni "ottimistiche" dell'IPCC

Martedì 16 Ottobre 2007, 09:35 in Acqua, Global warming, Il clima che cambia di
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Il sito ambientalista Carbon Equity ha pubblicato uno studio molto interessante, dal titolo The big melt (la grande fusione), dedicato alle fosche prospettive che attendono le nostre calotte polari.

E' ormai risaputo che lo scorso mese di settembre il ghiaccio artico ha toccato il minimo storico di 4,13 milioni di km².

Quello che invece è sfuggito ai più (ma non agli attenti osservatori di Carbon Equity) è che le previsioni IPCC sulla riduzione del ghiaccio artico sono clamorosamente sottostimate.

Il grafico qui sopra mostra l'estenzione media del ghiaccio polare nei mesi di luglio-agosto-settembre dal 1980 al 2007(1). Le due linee sulla destra sono le previsioni IPCC per lo scenario A2 (uno degli scenari a maggiore emissione di CO2). La linea in alto è la previsione media, quella in basso indica la previsione minima(2).

Ebbene, come si vede dal grafico,  l'IPCC nel suo rapporto 2007 ha previsto che il valore di 6 milioni di km² sarebbe stato raggiunto tra il 2035 e il 2055, mentre invece è stato già raggiunto quest'anno. Il ghiaccio ha una tabella di marcia che è circa cinquant'anni avanti rispetto alle previsioni.

Quando il rapporto IPCC è uscito (febbraio 2007), non si conosceva ancora naturalmente il minimo di questa estate;  ma perchè la previsione media (linea arancione) presenta una decrescita minore persino del periodo 1980-1999, quando invece a febbraio era già noto il dato molto più basso del 2005?

N_200709_extn.pngSecondo l'IPCC la calotta non si sarebbe mai fusa completamente nel corso del 21° secolo; se invece guardiamo il trend degli ultimi anni (linea fucsia), vediamo che la calotta potrebbe sparire in estate già tra il 2020 e il 2030. Questa previsione presuppone che il trend lineare continui in questo modo, senza accelerazioni. Sappiamo bene tuttavia che sono all'opera feedback positivi che stanno accelerando la fusione del ghiaccio: il ghiaccio riflette la luce del sole, l'acqua invece l'assorbe; più ghiaccio fonde e più l'acqua si riscalda fondendo altro ghiaccio e così via. 

L'acqua più calda può inoltre fondere il ghiaccio anche da sotto; dove la calotta è ridotta solo allo spessore di un metro, può essere più facilmente frantumata dall'azione del vento e delle onde.

In buona sostanza, secondo alcuni climatologi, la completa fusione estiva della calotta potrebbe essere un evento già del prossimo decennio.

La domanda  che si pone Carbon Equity è a questo punto abbastanza retorica; se l'IPCC ha così ampiamente sottostimato i cambiamenti climatici dell'artico, che dire della fusione della Groenlandia e dell'aumento delle temperature medie del pianeta?

[Un ringraziamento a Petrolio e a peak per avere segnalato la notizia] 

(1) I dati sono forniti dal NSIDC ; ho fatto la media di jul-ago-sep per ogni anno tra il 1980 e il 1999;

(2) Ho tratto le previsioni IPCC dal 4th assesment report, capitolo 10 , pagina 771 

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16 Ott 2007
alle 18:43

100 M.ILIONI DI T.ONNELLATE

Una centrale termoelettrica a biomassa secca non inquina?

Assolutamente no, per esempio le canne delle lagune marciscono se vengono lasciate lì dove sono e inquinano le acque imputridendole rendendo impossibile la vita ai pesci e agli uccelli. Inoltre ossidandosi emettono metano, anidride cabonica ed altri gas serra.

Invece in una centrale a biomassa produrrebbero energia rimanendo più o meno inalterato il tasso di inquinamento diretto, ma riducendo in realtà le emissioni perchè si risparmierebbe metano e petrolio. Avviene così anche con le foglie, gli aghi di pino, i ricci, le piante morte, le alghe.

La biomassa secca è composta da sostanze organiche vegetali già destinate ad ossidarsi e bruciare lentamente inquinando. In natura la biomassa brucerebbere gradualmente in un paio di anni.

Velocizzando e controllando il ciclo bruciando la biomassa in centrali apposite, si produrrebbe energia elettrica risparmiando gas e petrolio. Ricordiamoci anche che i nemici dell'umanità bruciano solo in Italia un estensione di boschi uguale a circa 20 mila campi di calcio ogni anno. L'equivalente in energia di 15 miliardi di pannelli solari, 7 volte il fabbisogno energetico italiano.

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