Ambienti, scienza e varia umanità
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Le parole sono pietre diceva Carlo Levi. E' vero.
Se ci mancano le parole per esprimere un concetto nuovo annaspiamo e fatichiamo; per questo il linguaggio evolve e si inventano sempre nuove parole.
Allarmismo e catastrofismo sono termini entrati nel linguaggio comune, il primo fin dal '700 (vero che non sembra così vecchio?), il secondo solo a partire dal 1956. Così li definisce il dizionario Sabatini-Coletti:
Allarmismo [al-lar-mì-smo] s.m.
Tendenza a preoccuparsi o a ingenerare timore negli altri anche in assenza di validi motivi; condizione di paura collettiva derivante dall'annuncio di imminenti pericoli
Catastrofismo [ca-ta-stro-fì-smo] s.m.
La nostra psiche e la nostra cultura amano abbastanza lo status quo. E' normale quindi che esistano vocaboli come i precedenti che identificano le tendenze a disturbare il nostro equilibrio. Perchè non abbiamo delle parole di significato opposto? Eppure si tratta di un atteggiamento assai più pericoloso.
Un falso allarme è una scocciatura. Un allarme ignorato può essere un disastro. Un falso positivo a un test medico è un individuo che entra in apprensione per una malattia che non ha. Un falso negativo è un individuo che sta tranquillo anche se è ammalato.
Propongo quindi di introdurre l'uso dei seguenti termini:
Tranquillismo [tran-quil-lì-smo] s.m.
Tendenza a non preoccuparsi e a tranquillizzare gli altri anche in presenza di validi motivi di rischio o pericolo. Condizione di apatia generale dovuta a scarso interesse o comprensione dei rischi a cui si sta andando incontro.
Struzzismo [struz-zì-smo]s.m.
Tendenza a non voler vedere i problemi e i pericoli, anche se gravi e imminenti. Il termine deriva da struzzo e dalla diceria, assai diffusa, ma non confermata da nessuno studioso, che di fronte al pericolo lo struzzo non fugga, ma infili la testa sotto la sabbia.
Vedremo se alla prossima edizione del dizionario...
Certo, non c'è alcun copyright, anzi!
Concordo pienamente con quanto hai scritto, sia sullo 0,5% sia sul fatto che i disastri di cui sono "ghiotti" molti consumatori di notizie, riguardano sempre "gli altri"; chi legge o vede è piu' intelligente, furbo, discreto, buono, ecc..
Il punto chiave è quindi il seguente: la crisi energetico-climatica riguarda tutti direttamente, ma poichè è una realtà a livello globale, è difficile percepirla a livello delle esistenze individuali.
Perchè le cose inizino a cambiare davvero, dovremmo sforzarci di pensare che siamo l'equipaggio dell'astronave Terra e che al momento (e forse ancora per qualche secolo) non ci sono scialuppe di salvataggio disponibili.
ah ah Marco quoto questi tuoi neologismi.
Ricordo che c'è già un termine cugino, "faciloneria"...
Maurizio #2
sono d'accordo in linea di principio, ma vorrei aggiungere:
- il catastrofismo dei giornalisti che dici tu, e che serve a vendere, fa leva più che su problemi energetici ed ambientali, su: rapine ed assassini, stupri, violenze, genocidi, guerre. Tutte cose che colpiscono ma che non riguardano direttamente il lettore.
- sui bestseller e film di catastrofi ambientali: a parte qualcuno che è stato più pubblicizzato, sono pasto di chi ambiental-catastrofista lo è già (0,5% della popolazione?), perchè ha già una sensibilità che lo mette in allame. Gli altri preferiscono le commedie...
Può benissimo darsi che a molti piaccia sentire ciò che dice Al Gore, senza peraltro crederci intimamente, così come non crediamo che gli alieni del film invaderanno davvero la Terra. qui invece purtroppo un certo rischio c'è...
Il pastore di Esopo era un burlone, quindi dopo un po' nessuno gli ha più creduto.
I media sono sempre alla ricerca dell'originalità. Spesso di un discorso importante colgono solo le battute o i risvolti più frivoli (se ad es. il Papa non avesse fatto quella breve battuta-inciso sulle tasse, nessun giornale avrebbe parlato del suo discorso: troppo "normale").
Come scrivo a commento dell'altro post, Rumiz ha scritto un articolo sensazionalista, mentre Mercalli rimane piuttosto asciutto e prudente: avrebbe fatto del sensazionalismo se avesse detto ad esempio "nei prossimi anni sarà tutto un crollare di cime e picchi se non cambiate stile di vita". Ma appunto non l'ha detto.
Pensi davvero che il migliaio di scienziati che in un modo o nell'altro lavorano per l'IPCC pecchino di sensazionalismo o di catastrofismo? Io credo al contrario che siano fin troppo ottimisti, dal momento che devono mediare tra orientamenti diversi. L'IPCC è un grande carrozzone e come tale ha i difetti delle grandi organizzazioni. Ora, può benissimo darsi che al suo interno ci siano alcune persone che sono riuscite a fare carriera grazie al GW ecc, può darsi che qualcuno non sia all'altezza ecc. Ma non ti sembra un po' esagerata l'immagine di quelli che dipingono l'IPCC come se fosse la quinta internazionale che vuole scardinare la nostra libera e gloriosa economia, perchè propone misure di mitigazione della CO2. Non c'è forse un po' troppo complottismo paranoico in chi pensa così?
"amiamo pericoli e catastrofi, ma solo quando sono finti"
Allora il successo di Al Gore puo' significare che in realta' non ci crede nessuno? 8-)
"La favola dell' al lupo al lupo è piuttosto banale e non calza con il discorso che si stava facendo"
Povero Esopo!
Comunque come si fa a distinguere fra il sensazionalismo per divertimento e la sopravvalutazione del rischio? Il messaggio alla fine e' lo stesso, specie se le due cose si combinano nel desiderio di vendere piu' libri e piu' giornali
Sì, amiamo pericoli e catastrofi, ma solo quando sono finti. E' una specie di rituale esorcistico.
A ben guardare, forse allarmismo e tranquillismo sono due facce della stessa medaglia.
La favola dell' al lupo al lupo è piuttosto banale e non calza con il discorso che si stava facendo. Quando parlo di "falso allarme" non intendo il sensazionalismo di chi grida al lupo solo per divertimento (questo non è allarmismo, ma stupidità). Per me il falso allarme è la sopravalutazione (seria e non per scherzo) del rischio.
"La nostra psiche e la nostra cultura amano abbastanza lo status quo"
Au contraire...la nostra psiche e la nostra cultura amano la titillante sensazione di pericolo imminente. Basta vedere cosa fa vendere i giornali (le cattive notizie) e di cosa parlano gli opinionisti (che va tutto a rotolo)
Al cinema qual'e' la regola d'oro per un film hollywoodiano? "Metti la mamma sull'albero"...nel senso che per quasi tutto il tempo la storia del protagonista deve peggiorare fin quasi alla disperazione, e poi nel gran finale viene risolto tutto.
E di cosa parlano quasi tutti i bestseller ambientali degli ultimi anni se non delle catastrofi che ci starebbero per capitare?
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"Un falso allarme e' una scocciatura"
Che tristezza vedere che le favole di Esopo, dopo 2600 anni, non sono ancora state capite.
ATTENZIONE A TUTTI I BLOGGER
http://www.beppegrillo.it/2007/10/la_legge_levipr.html#comments
(scusate l'OT)
alle 18:58
Grella
La Direttiva Europea 2003/87/EC (EU-ETS)
Il 13 Ottobre 2003 la Commissione Europea ha pubblicato la Direttiva Europea sul mercato delle emissioni, meglio conosciuto come Emission Trading System (EU ETS).
La direttiva prevede che:
.dal 1 gennaio 2005 nessun impianto che ricade nel campo di applicazione della stessa, possa emettere CO2, ossia possa continuare ad operare, in assenza di apposita autorizzazione;
"i gestori degli impianti che ricadono nel campo di applicazione della direttiva restituiscano annualmente all'Autorità Nazionale Competente quote di emissione CO2 in numero pari alle emissioni di CO2 effettivamente rilasciate in atmosfera. L'assegnazione delle quote di emissioni di CO2 ai gestori degli impianti regolati dalla direttiva è effettuata dall'Autorità Nazionale Competente sulla base della Decisione di assegnazione;
"le emissioni di CO2 effettivamente rilasciate in atmosfera siano monitorate secondo le disposizioni di monitoraggio impartite dall'Autorità Nazionale Competente, comunicate all'Autorità Nazionale Competente e certificate da un verificatore accreditato dall'Autorità Nazionale Competente
Lentrata in vigore del EU ETS avrà un impatto diretto sul bilancio patrimoniale dell'impresa. Si prevede che la Direttiva copra inizialmente da 12.500 a 15.000 installazioni che ammontano circa al 45-50% del totale di emissioni di CO2 dell'Unione Europea.
L'EU ETS è un sistema di "Cap and Trade" delle emissioni dirette. Viene fissato un tetto (cap) alle emissioni totali di tutti i partecipanti attraverso l'allocazione delle quote di emissione per un determinato ammontare in uno specifico periodo di tempo. Ogni anno i partecipanti devono restituire un numero di quote pari alle loro emissioni annuali verificate. Il deficit di quote sarà sanzionato, mentre il surplus di quote potrà essere venduto o accantonato per gli anni successivi.
http://www.dnv.it/certificazione/cambiamenti_climatici/Emission_Trading.asp
Avete capito perchè bisogna credere ciecamente alla catastrofe? è un consiglio disinteressato..........