20 anni dopo il referendum: il comunicato ASPO sul nucleare
Pubblicato da Marco Pagani alle 09:30 in Nucleare
Con i tre referendum di vent'anni fa (8 e 9 novembre 1987) gli italiani hanno detto no al nucleare.
Una maggioranza schiacciante (l'80% dei votanti) ha abrogato le norme che permettervano la costruzione di nuove centrali.
Dal momento che oggi da molte parti si invoca un ritorno al nucleare, ASPO Italia ha colto l'occasione di questo anniversario per diffondere un comunicato sulle eventuali prospettive del nucleare nel nostro paese. Trovate il comunicato più sotto, oppure sul blog di ASPO.
In sostanza, ASPO Italia fa rilevare che l'Uranio è una risorsa piuttosto scarsa e non rinnovabile e pertanto soggetta agli stessi problemi del petrolio e del gas naturale. Dal momento che l'Italia non ha riserve di Uranio, è difficile che investitori privati siano disposti a rischiare somme enormi senza avere la garanzia di una fornitura futura di combustibile.
E' quindi meglio impiegare le risorse pubbliche nello sviluppo delle energie rinnovabili.
Prima di passare alla lettura del comunicato, consentitemi quattro brevi osservazioni:
- L'energia nucleare ha molti altri problemi: le scorie radioattive, la sicurezza, il legame indissolubile con le armi nucleari. I link precedenti rimandano ad altrettanti post di approfondimento.
- Come osserva Luca Pardi in una discussione sulla lista di ASPO, nessuna centrale nucleare è stata mai completamente smantellata, per cui non esistono stime realistiche sui costi economici ed energetici della fase di smantellamento.
- Contrariamente a quanto a volte si afferma, il referendum non ha disposto la chiusura delle centrali allora in funzione. Le centrali del Garigliano e di Latina vennero chiuse rispettivamente nel 1978 e nel 1986, quindi prima del referendum. Le centrali di Trino e di Caorso vennero chiuse per una decisione dell'allora maggioranza di governo pentapartito (governo Goria, leggi qui per la fonte).
- In tutta i suoi 23 anni di vita il nucleare italiano ha prodotto 81000 GWh di energia che rappresentano più o meno un quarto dell'attuale consumo annuo (dati Terna).
- Il peccato originale della bomba atomica
- La sicurezza?
- Le scorie
- L'Uranio è una risorsa non rinnovabile
- Il picco delle centrali nucleari
- Chernobyl nevermore!
- 20 anni dopo il referendum
L’ENERGIA NUCLEARE AL TEMPO DELLA CRISI DEL PETROLIO.
Un commento di ASPO-Italia; l'associazione che studia il picco del petrolio.
Il ventesimo anniversario del referendum anti-nucleare in Italia è un'occasione per ripensare alla questione energetica in un contesto che, in questi anni, si è fatto urgente e drammatico. Il picco globale del petrolio è imminente e, secondo alcuni studi, potrebbe essere già avvenuto nel 2006 . Indipendentemente dalla data del picco globale, il sistema economico italiano sta già reagendo negativamente agli aumenti di prezzi e negli ultimi tre anni i consumi petroliferi si sono ridotti del 15%.
Questa riduzione è stata parzialmente compensata all'aumento di consumi di gas naturale, ma nche il gas - come pure il carbone - sono oggetti allo stesso progressivo esaurimento che ha portato il petrolio a raggiungere il suo picco. Si pone allora il problema di dare energia al "sistema italia" in un mondo in cui i combustibili fossili si stanno facendo sempre più
rari e costosi. Per questa ragione, in molte sedi in Italia si sta parlando della possibilità di ritornare al nucleare; abbandonato vent’anni fa.
La nostra analisi sulla questione nucleare si basa sugli stessi concetti che hanno permesso di prevedere in largo anticipo l'attuale crisi del petrolio, ma che possiamo altrettanto bene applicare all’uranio. L’uranio è una risorsa esauribile come il petrolio e si tratta di valutare per quanto tempo le riserve potranno fornire combustibile per le attuali centrali e se sarà possibile incrementare la produzione di energia nucleare nel futuro. Questo approccio non vuole ignorare gli altri problemi che sono associati con l'energia nucleare, come quello strategico, quello della sicurezza, quello della gestione delle scorie, e altri, che tuttavia sono stati ampiamente discussi in altre sedi.
In questo tipo di analisi, emerge che le risorse di uranio estraibile mondiali sono estremamente limitate. Si può stimare che le risorse di uranio note permetteranno di mantenere in attività l'attuale parco di centrali nucleari al massimo per qualche decennio. Non è pensabile un’espansione importante della produzione con le attuali riserve e l’attuale tecnologia delle centrali a fissione a uranio arricchito. E’ possibile espandere la produzione di uranio minerale utilizzando risorse attualmente non considerate economicamente estraibili, ma ci sono dei forti limiti a questo approccio. Se è vero che l'uranio è un elemento abbondante nella crosta terrestre, di queste risorse teoriche solo una una minuscola parte è interessante come fonte di energia. L'estrazione della maggior parte di questo uranio richiederebbe più energia di quanta non se ne potrebbe poi ottenere utilizzandolo come combustibile per le centrali nucleari.
Già ora ci sono gravi difficoltà di approvvigionamento di per mantenere in funzione
l’attuale parco di centrali nucleari. Come è noto, al momento l’energia nucleare rappresenta circa il 7% dell'energia primaria mondiale, ma la produzione di uranio minerale è molto inferiore al consumo. La differenza (circa il 40%) è ottenuta dallo smantellamento di vecchie testate nucleari sovietiche che, ovviamente, non possono essere considerate come una risorsa disponibile ancora per molti anni. Aumentare la produzione di uranio minerale ai livelli necessari per un ritorno dell'energia nucleare su grande scala richiederebbe investimenti giganteschi che non si stanno materializzando e che, probabilmente, non sono realizzabili in nessun caso.
Sulla base di questi concetti, una ripresa dell'energia nucleare si presenta come estremamente problematica, soprattutto in Italia dato che non disponiamo di risorse nazionali di uranio o comunque di sorgenti sicure in vista di possibili crisi geopolitiche future. Una centrale nucleare è un investimento a lungo termine: la sua durata di vita è di almeno trent'anni e il pareggio economico ne richiede una decina circa. E' difficile pensare che degli investitori vogliano rischiare le somme necessarie per costruire nuove centrali senza avere la garanzia che queste possano avere combustibile a disposizione per la loro durata di vita prevista o anche soltanto per il tempo necessario per un ritorno economico dell'investimento.
Di conseguenza, riteniamo che le nostre risorse saranno meglio utilizzate nello sviluppo dell'energia rinnovabile, allo stesso modo in cui si sta facendo in Germania e in altri paesi europei. Per illustrare la potenzialità di queste risorse, basterà ricordare che sul territorio nazionale cade ogni anno energia solare equivalente a 300 miliardi di barili di petrolio, ovvero circa 1000 volte il consumo di petrolio italiano. Questa energia, non è soggetta a esaurimento e nemmeno a problemi strategici e politici.
Nonostante la prospettiva di scarsità di uranio, tuttavia, riteniamo anche che l'opzione nucleare non debba essere rifiutata in blocco. Esistono prospettive di nuovi sviluppi tecnologici che potrebbero alleviare i problemi di scarsità di
uranio e, nel futuro, aprire strade completamente nuove per la produzione di energia. E' anche possibile che, in una fase transitoria, nucleare e rinnovabili possano operare insieme con reciproco vantaggio nell'ambito del concetto della "smart grid" ("rete intelligente").
Infatti, la caratteristica di "base load" della produzione di energia nucleare si accoppia bene con la produzione giornaliera variabile dell'energia solare che segue approssimativamente la domanda di energia elettrica della rete. In questo senso, le rimanenti risorse di uranio planetarie possono essere viste come un mezzo per
favorire una transizione dolce verso un'economia basata sulle rinnovabili.
In ogni caso, riteniamo che i problemi relativi all'energia non si possano risolvere su basi ideologiche: l’energia non è né di destra né di sinistra. Nella situazione di grave carenza energetica in cui siamo oggi e considerando anche i problemi climatici planetari, non possiamo permetterci di trascurare nessuna possibilità di
produrre energia senza bruciare composti fossili del carbonio.








1. Ugo Bardi, Mercoledì 7 Novembre 2007 ore 11:31
Marco, solo una precisazione. Nessuna centrale nucleare COMMERCIALE è mai stata smantellata, ma sono state smantellate alcune centrali sperimentali; per esempio una piccola centrale di ricerca costruita a Pisa negli anni '60 e che è tuttora in corso di smantellamento. Lo smantellamento è una cosa molto lunga. I costi si possono più o meno stimare, forse questo non è il problema principale
2. 100 M.ILIONI DI T.ONNELLATE, Mercoledì 7 Novembre 2007 ore 14:49
@Nuovo record del petrolio, la tua opinione?-
Me l'aspettavo, infatti ho alzato i prezzi della mia legna ecologica, tenendo fermo a 10 € al quintale i tronchi da 100 cm che ho già preparato e sono ammassati nella catasta da esposizione, ho alzato i prezzi dei mezzi tronchi da 50 cm da 12,5 a 13,5 € al quintale, e dei ciocchi de luxe da 15 a 17 € al quintale.
Nel frattempo se siete in forma fisica perchè state lavorando nei boschi e non è ancora venuta fuori la donna che vi spettava di diritto, perchè era quella destinata a voi (anche se magari non l'avete ancora mai nemmeno vista e conosciuta), e sospettate che sia finita nelle segrete di qualche Don Rodrigo, o truffata, derubata al vostro amore con metodi bastardi, e sposata a qualche sbirro, stronzo, affarista di merda, affamatore di popoli, servo dei nemici dell'umanità, vi suggerisco anche di cominciare a far girare proposte del genere.
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Ciao, ho 40 anni, sono un boscaiolo italiano, alto, bello, forte, distinto e purtroppo single. Mentre aspetto il giorno che sul mio cammino incontri la ragazza giusta per l'amore eterno, mi piacerebbe tantissimo avere una relazione duratura con una giovane sposina insoddisfatta, annoiata, magari sposata per convenienza, a cui piaccia cornificare il marito, se fosse il caso anche in sua presenza in casa vostra fingendo di essere un insegnante di computer, o un operaio, un giardiniere, o in un locale pubblico come in un ristorante in cui andate assieme e ti assenti qualche attimo per andare in bagno dove a sua insaputa baciarci appassionatamente. Sarebbe la mia prima esperienza del genere e cerco una ragazza come me alla prima esperienza simile per istaurare un rapporto continuativo senza altre amanti o storie di mezzo per pura e sana trasgressione, senza pericoli, senza perversione, senza ossessione, semplicemente per divertirci e fare cornuto quello stronzo di tuo marito.
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Ricordati, ti viene impedito di avere un reddito per impedirti di avvicinare le donne, per farti soffrire, farti ammalare, farti ubriacare, farti drogare, spendere soldi andando a prostitute, farti indebitare, farti delinquere, e farti portare al guinzaglio tutta la vita.
http://100-milioni-di-tonnellate.blogspot.com/
3. Simone82, Mercoledì 14 Novembre 2007 ore 12:51
Vorrei fare un piccolo commento a quanto scritto.
«Una maggioranza schiacciante (l'80% dei votanti) ha abrogato le norme che permettervano la costruzione di nuove centrali.»
FALSO. Non fu abrogato alcuna possibilità di costruire nuove centrali, ma fu stabilita una moratoria di 5 anni in attesa di capire meglio. Ad essere abrogate furono soltanto 3 disposizioni di carattere logistico ed amministrativo. A tutt'oggi, se domani il Governo stabilisse di costruire una nuova centrale, potrebbe farlo senza alcun impedimento legislativo. La falsa interpretazione ideologica di quel referendum come "no" al nucleare portò l'Italia all'abbandono di tale tecnologia per l'approvvigionamento energetico. E non potrebbe essere diversamente: la Costituzione Italiana vieta che si abroghino referendariamente norme internazionali (e fiscali) cui il Paese stesso partecipa.
«L'energia nucleare ha molti altri problemi: le scorie radioattive»
A tal proposito vorrei sapere se conosci la quantità di scorie radioattive pericolose prodotte dalle attuali centrali nucleari. Inoltre, mi sembra sia stato un certo Tullio Regge a dire che queste scorie sono depositabili in casse di cemento all'interno di vecchie miniere di salgemma in tutta sicurezza. Anche vecchi giacimenti di uranio non più utilizzati posso andare bene a questo scopo di stoccaggio, opportunamente sigillati ovviamente.
«In tutta i suoi 23 anni di vita il nucleare italiano ha prodotto 81000 GWh di energia che rappresentano più o meno un quarto dell'attuale consumo annuo (dati Terna).»
Che guarda un po' sarebbe comunque più di quello che attualmente importiamo dall'estero come energia elettrica prodotta da fonte nucleare, a quanto mi risulta...
«In questo tipo di analisi, emerge che le risorse di uranio estraibile mondiali sono estremamente limitate. Si può stimare che le risorse di uranio note permetteranno di mantenere in attività l'attuale parco di centrali nucleari al massimo per qualche decennio.»
FALSISSIMO!!! La Iaea e varie società che si occupano di questo settore hanno riscontrato nel mondo una quantità di uranio vicina ai 7milioni di tonnellate, di cui quasi la metà soltanto in Canada: i dati sono aggiornati al 2005, quando a seguito dell'evento Chernobyl erano state sospese le ricerche di nuovi giacimenti. Oggi, ripresa questa ricerca, ricchi giacimenti sono stati trovati in Kazhakistan, e giacimenti di uranio e torio si trovano abbondanti anche in Italia (abbondanti rispetto all'uso che ne farebbe il nostro Paese). Al consumo attuale, la quantità di uranio presente sul pianeta consente di alimentare le attuali centrali per oltre 600 ANNI. Con i reattori di tecnologia breeder e la futura tecnologia a fusione, il nucleare rappresenta allo stato attuale una fonte di energia elettrica di utilizzo praticamente indefinito nel tempo e assolutamente scevra da emissioni inquinanti come CO2 e/o particolato; senza dimenticare il cosiddetto processo di "riciclo del combustibile". Il dato ASPO è semplicemente falso perché si riferisce a giacimenti di estrazione facile, quindi ad un prezzo di 120$ la libbra. È stato calcolato che se anche questo prezzo dovesse essere 40 volte più alto, il prezzo dell'uranio sarebbe comunque concorrenziale e conveniente rispetto ad un barile di petrolio, a parità di energia prodotta ovviamente.
«Come è noto, al momento l’energia nucleare rappresenta circa il 7% dell'energia primaria mondiale, ma la produzione di uranio minerale è molto inferiore al consumo.»
FALSO. Le centrali nucleari non producono energia, ma energia elettrica: sotto questo aspetto le centrali nucleari rappresentano oltre il 15% della produzione di energia elettrica mondiale e il 35% dell'energia elettrica europea, ove è la prima fonte di energia elettrica, non ché il 25% di quella dei Paesi OCSE. Per altro in aumento, visto che tante nuove centrali nucleari sono in costruzione nel mondo.
«Questa energia, non è soggetta a esaurimento e nemmeno a problemi strategici e politici.»
Non mi sembra il Canada sia un Paese in grado di generare problemi strategici e politici. Inoltre la presenza di uranio nel mondo è geograficamente sparsa e non concentrata, come nel caso del petrolio, in zone politicamente rette da gente ideologizzata e pericolosa. Inoltre, l'utilizzo dell'energia solare pone altri problemi, di carattere innanzitutto logistico. Sono recenti le notizie di parchi eolici vietati dalla Corte di Cassazione perché deturpano il paesaggio naturale, oppure di associazioni ambientaliste che dopo aver promosso l'utilizzo di queste tecnologie, ne hanno poi vietato l'installazione nei luoghi preposti ad ospitarle. Infine, rimane un grossissimo problema relativo ai costi di produzione ed installazione, oltreché di utilizzo: l'energia solare è rinnovabile e inesauribile, ma non costante. Un giornata nuvolosa e senza vento rende gli impianti solari FV ed eolici semplicemente inutili. L'utenza domestica ha invece bisogno dell'energia elettrica continua e dalla potenza costante: è per questo motivo che tali tecnologie sono perfette per portare l'elettricità in luoghi inaccessibili ai tradizionali cavi elettrici (si pensi ai parchi, alle montagne, alle zone sperdute), perfette per essere utilizzate per alimentatori di piccoli apparecchi (radio, cellulari, etc.), perfetta come sostegno energetico alle famiglie, ma quasi inutile per un piano energetico di scala nazionale.
«In ogni caso, riteniamo che i problemi relativi all'energia non si possano risolvere su basi ideologiche: l’energia non è né di destra né di sinistra.»
E meno male che dopo aver costellato il proprio intervento di dati falsi se lo dicono pure da soli... Che tristezza che una società come la ASPO faccia degli interventi di questo genere, che producono confusione e disinformazione, e poi se ne esca con queste frasi...
4. Marco Pagani, Mercoledì 14 Novembre 2007 ore 13:39
Grazie per il commento. Poichè tratta di molti argomenti, mi limito per ora a rispondere solo a quattro di essi.
(1) «Una maggioranza schiacciante (l'80% dei votanti) ha abrogato le norme che permettervano la costruzione di nuove centrali.»
Questa frase non è falsa, ma per brevità sintetizza il fatto che con il primo referendum è stato abrogato il potere del CIPE di decidere la costruzione di una centrale senza l'approvazione dei comuni coinvolti. Se ogni comune d'Italia può mettere il veto, nessuna cemtrale può essere costruita in nessun luogo. Il secondo referendum, di minore importanza, ha abrogato i contributi economici ai comuni che ospitano le centrali. (vedi qui il testo dei quesiti)
(2) Se Tullio Regge avesse indiscutibilmente ragione (riferisce un'opinione altrui, dal momento che è si un fisico, ma non credo si sia mai occupato di scorie nucleari) perchè il mondo non è pieno di aziende che costruiscono cassoni di cemento da mettere nelle miniere di sale? Fino ad ora il problema delle scorie non è ancora mai stato affrontato da nessuno in nessun luogo del mondo. Si trovano ancora tutte blindate dentro alle centrali nucleari
(3) Ogni anno importiamo 40000 GWh di energia elettrica. Ipotizzando che siano tutti di origine nucleare (lo sono in buona parte, ma non tutti) i 23 anni di produzione nucleare italiana equivalgono a soli due anni di importazioni.
(4) Per quanto riguarda le risorse di Uranio, il problema non è solo il costo economico, ma anche e soprattutto il costo energetico. L'Uranio "estraibile" è quello che dà un discreto ritorno energetico, mentre l'Uranio meno estraibile può implicare un costo energetico (di estrazione, trasporto e soprattutto arricchimento) che secondo alcuni scienziati potrebbe superare la resa energetica.
5. Simone82, Sabato 17 Novembre 2007 ore 19:56
«Se ogni comune d'Italia può mettere il veto, nessuna cemtrale può essere costruita in nessun luogo.»
Allora per completezza riporto la dicitura: «Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?»
Non mi sembra che venga inserita nella legge la possibilità che i comuni pongano il veto a oltranza. Mi sembra soltanto che venga detto che il CIPE non ha decisione univoca qualora gli enti locali non decidono nei tempi stabiliti. Nessuna censuna apparente quindi...
«Fino ad ora il problema delle scorie non è ancora mai stato affrontato da nessuno in nessun luogo del mondo.»
Questo è verissimo (a parte forse il deposito di Yucca Mountain), anzi penso che sia il vero problema che rende il petrolio ancora così utilizzato nonostante l'estrema convenienza del nucleare. L'opinione di Tullio Regge non è campata in aria, ma dimostra soltanto che i problemi si potrebbero risolvere anche se non certo dall'oggi al domani. Ma se non si comincia mai, il problema ci sarà sempre, anche senza costruire nuove c.n.
«Ogni anno importiamo 40000 GWh di energia elettrica.»
Secondo me si dovrebbe andare a vedere quale è l'effettivo importo di energia nucleare e quale il suo effettivo contributo al consumo di energia elettrica. A me risulta che la percentuale di energia elettrica nucleare utilizzata in Italia nel 2004 sia stata del 13%. Se avessimo mantenuto le 5 centrali nucleari (quindi non aperte di nuove, semplicemente mantenute quelle che avevamo), quanto avremmo abbassato la nostra dipendenza dall'estero in fatto di importazione di energia elettrica nucleare?
«(4) Per quanto riguarda le risorse di Uranio, il problema non è solo il costo economico, ma anche e soprattutto il costo energetico.»
Come ripeto, i dati forniti dalla IAEA e da altre società del settore nel 2005 danno una prospettiva nell'uso del nucleare di 600 anni: nel frattempo, altri giacimenti sono stati trovati ed è pensabile che questo dato sia destinato ad aumentare. Non mi sembra assolutamente poco, anzi penso il tempo sufficiente a raggiungere la piena efficienza delle centrali a fusione. Cosa che farebbe decadere ogni discorso sul costo energetico, sui problemi ambientali legati ai fossili, etc. etc.
6. Hydraulics, Martedì 20 Novembre 2007 ore 01:00
Come ripeto, i dati forniti dalla IAEA e da altre società del settore nel 2005 danno una prospettiva nell'uso del nucleare di 600 anni: nel frattempo, altri giacimenti sono stati trovati ed è pensabile che questo dato sia destinato ad aumentare.
Per prima cosa, l'IAEA parla di 85 anni, non di 600:
http://www.iaea.org/NewsCenter/News/2006/uranium_resources.html
E poi bisogna raccontare una storia.
Una volta, tanti anni fa, si estraeva uranio in Francia; e i francesi erano contenti, per la maggior parte, perché avevano tante belle centrali dove usarlo. I dati relativi alle quantità estratte e alle risorse (divise in "ragionevolmente certe" e "speculative") venivano diligentemente comunicati alla NEA che li riportava nel suo "Red book".
Nel 1980 erano state estratte 30 kt di uranio, e si pensava che le risorse sfruttabili a meno di 80$ al kg fossero 95 kt. Nel 1986 queste quantità erano rispettivamente quasi 50 kt e 130 kt.
Poi, la tragedia: sarà per colpa degli alieni, sarà perché la linea era disturbata mentre trasmettevano i dati, ma dal 1990 al 1992 le risorse passano da oltre 130 a poco più di 90 kt, quando la quantità estratta superava di poco le 60 kt. E ancora, dal 2000 al 2002 spariscono improvvisamente oltre 10 kt di risorse "ragionevolmente certe", portando la quantità ancora estraibile a zero. Oggi in Francia di uranio non ce n'è più, e la quantità totale estratta è stata di 75 kt: le risorse ad un certo punto erano state stimate essere quasi il doppio, e né la NEA né l'IAEA avevano obiettato.
Quello che è successo negli USA è analogo, ma visto che gli statunitensi devono sempre fare le cose in grande, le loro risorse sono passate da oltre 1600 kt a 500 kt nel giro di 5 anni.
Secondo me prima ancora di mettersi a discutere di riprocessamento (che non è chissà quale meraviglia, sia energeticamente sia economicamente) e reattori breeder (quelli in funzione si contano sulle dita di una mano monca e sono sperimentali), bisognerebbe chiedersi se possiamo fidarci dei numeri che ci vengono forniti, e se con le nostre attuali conoscenze il nucleare possa avere una lunga vita.
7. Domenico, Mercoledì 21 Novembre 2007 ore 12:59
...ma siii.. sotterriamo tutto! Dei bei scatoloni sigillati e ficchiamo tutto sotto il tappeto.
Non ce la faccio a capire e a giustificare come la gente possa ragionare in questo modo irrazionale e ridicolo.
Ma perchè invece di sprecare tempo con la fissione non si concentrano gli sforzi tecnologici ed economici sulle tecniche della fusione che ha invece grosse prospettive...
8. Fausto Ferretti, Giovedì 22 Maggio 2008 ore 14:05
Dissento sull'aggettivo "schiacciante", è vero come si vede di seguito (ad esempio al primo quesito) che i SI sono 80%.....i votanti si sono 20.984.110 su 45 milioni di abitanti con diritto al voto...quindi meno della metà degli italiani.
Certamente chi non va a votare non può protestare, rimane però il fatto (visto che ho votato SI) che per correttezza bisogna dire che si è raggiunto il quorum e che hanno vinto i SI, schiacciante non direi visto il numero di si sul totale...
Per parlare di risultato schiacciante si doveva avere una partecipazione pari alle votazione politiche (75-85%) e allora si poteva essere d'accordo.
Nucleare 1 [modifica]Abrogazione dell'intervento statale se il Comune non concede un sito per la costruzione di una centrale nucleare.
totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 45 869 897 Votanti 29 862 376 65,10 (su n. elettori) Quorum raggiunto Voti validi 26 043 929 87,20 (su n. votanti) Voti nulli o schede bianche 3 818 447 12,80 (su n. votanti) Astenuti 16 007 521 34,90 (su n. iscritti)
Risultati [modifica]
Voti % RISPOSTA AFFERMATIVA SÌ 20 984 110 80,60% RISPOSTA NEGATIVA NO 5 059 819 19,40% bianche/nulle 3 818 447 Totale voti validi
26 043 929 100%
9. christian m, Venerdì 23 Maggio 2008 ore 16:17
io da perfetto ignorante dico questo, l'Italia ha perso il treno ormai da troppo tempo in materia nucleare, questo gap e' notevole rispetto gli altri paesi, il che causerebbe di fatto una spesa pazzesca per costruire le nuove centrali e organizzare gli spazi per stoccare il materiale. Se dovessimo riscontrare solo un decimo dei problemi che abbiamo riscotrato col fenomeno immondizia a Napoli, possiamo farci il segno della croce perche' tra pochi anni saremo tutti morti sotto le radiazioni fuoriscite dal materiale discarto stoccato in malo modo. Punto secondo, la Germania sta utilizzando da qualche anno con successo il fotovoltaico, quindi si sono avvantaggiati dal nucleare (e continuano a farlo) ma contemporaneamente si sono fatti furbi impiegando le proprio risorse economiche nello sviluppo di energia da fonti rinnovabili. Io credo che alla stessa maniera, se dovessimo sprecare centinaia di miliardi di euro, sinceramente penso che spendendo la meta' si posso affrontare costruizioni e investimenti interessanti sul discorso fotovoltaico, che ripeto, e' LA fonte rinnovabile per eccellenza e se lo fa la germania non vedo perche' non dovremmo farlo noi dato che abbiamo siamo il "paese del sole", altrimenti mi sembra tutto molto ridicolo.
10. andrea nucilla, Giovedì 26 Febbraio 2009 ore 11:20
se i soldi che lo stato spenderebbe x costruire 4 nuove centrali li mettesse in incentivi sul fotovoltaico, ogniuno si metterebbe sul tetto il suo bel pannello, sufficiente alle sue necessità, ed il problema sarebbe in gran parte risolto
11. pietro/crisis, Lunedì 19 Ottobre 2009 ore 15:50
Allora: innanzitutto dividendo 4.7 milioni di tonnellate per 67.000 tonnellate non ottengo 85 anni ma 70.
Certo c'e' il riprocessamento, il rcupero dell'Uranio dalle testate nucleari....ma cosi stanno le cose.
INOLTRE se si prevede un tasso di crescita modesta e loro stessi, all'Iaea, prevedevano una crescita dall' 1 al 2 % all'anno, ecco che gli anni sono MOLTO meno.
Se volessimo davvero sostituire le fonti non rinnovabili dovremmo prevedere una crescita MASSICCIA ad esempio del 10% all'anno.
Ecco che allora non arriviamo nemmeno al 2030.
Con quel tasso di crescita in questo anno avremmo raggiunto circa 530.000 tonnellate/anno di uranio. Ovvero l'equivalente del fabbisogno attuale di energia elettrica.
Con una crescita MOLTO modesta, il 4% all'anno, finiremmo le attuali risorse in quaranta anni ed arriveremmo a quel punto a coprire il 50% del fabbisogno attuale di energia elettrica.
Come sappiamo, i problemi arriverebbero MOLTO prima.