Ambienti, scienza e varia umanità
La tanto decantata crescita economica, oltre a essere ecologicamente insostenibile, ci porta sempre meno vantaggi e sempre più svantaggi; questa è una delle tesi centrali sostenute da Serge Latouche ed è il significato della sua espressione "inferno della crescita" che ho usato per il titolo. Vedi anche gli altri post della serie.
Il grafico qui sopra mostra la strepitosa crescita del numero degli avvocati negli USA, che si sono magicamente moltiplicati per sei in poco più di cinquant'anni. In questo periodo la popolazione USA è cresciuta, certo, ma gli avvocati sono cresciuti più in fretta, da 1,4 ogni mille abitanti nel 1951 a ben 3,8 ogni mille abitanti nel 2007. (1) Dati simili per l'Italia non sono disponibili, ma sembra che nel bel paese gli azzeccagarbugli superino la ragguardevole cifra di 150 mila unità.
Gli avvocati producono circa l'1% del PIL USA (2). Più si litiga, più ci si fa causa, più il PIL vola! Se volete aiutare l'economia, citate qualcuno in giudizio...
Questi dati mostrano chiaramente che la crescita è insostenibile da un punto di vista sociale oltre che ambientale. Se ci sono più avvocati vuol dire che c'è più crimine, più contrasti, meno fiducia, anzi sono gli stessi avvocati a fomentare il disaccordo e a prolungare i processi per poter guadagnare di più. Una società della cecrescita, con meno avvocati, dovrebbe essere anche più pacifica.
Per questo concordo in pieno con l'ultima battuta del film Filadelfia (leggi sotto)
(1) Ho rielaborato le statistiche disponibili sui siti delle associazioni di categoria abanet e abf (per i dati anteriori al 1995).
(2) Secondo l'US Department of Labor, il guadagno medio degli avvocati è stato nel 2006 di 113660 $. Moltiplicando per il numero di avvocati, si ottengono 130 miliardi di $, pari all'1% del PIL, che è pari a 13000 miliardi di $ .
Nelle ultime scene di Filadelfia c'è questo scambio di battute:
Andrew Beckett (Tom Hanks): Cosa fanno mille avvocati incatenati in fondo all'oceano?
Joe Miller (Denzel Washington): Non lo so
Andrew Beckett (Tom Hanks): Un buon inizio!
Grazie per il commento.
Nessuno sa esattamente cosa possa essere la società della cecrescita, ma sicuramente non è una società della crescita senza crescita! Il punto è rivalutare complessivamente la vita.
Faccio un semplice esempio: quanto devo lavorare in un anno per mantenere una seconda auto in famiglia?
Mi serve davvero una seconda auto? Non ne posso fare a meno? In tal caso risparmio x euro all'anno. Non comprare più una seconda auto potrebbe essere una scelta di decrescita; tale scelta sarebbe però vanificata se il risparmio ottenuto venisse speso per altri beni più o meno utili (ad esempio un megaschermo TV).
La scelta di decrescita coraggiosa sarebbe invece dire: riducendo i consumi spendo x euro in meno all'anno. Posso lavorare y ore in meno? In questo modo libererei del tempo da dedicare ad attività di autoproduzione a livello locale (orto, manutenzione ecc.) e ad attività sociali e di volontariato. Oppure potrei semplicemente stare a guardare le nuvole, imparare a suonare il violino, leggere o scrivere poesie, dedicare più tempo al partner, ai figli ecc.
Insomma, per pensare la decrescita, occorre uscire dalla logica della crescita e dall'immaginario della crescita. Le aziende servono a fare soldi, non certo a dare lavoro; questo è solo un effetto collaterale secondario, dal momento che un imprenditore probabilmente preferirebbe avere come dipendenti soltanto dei robot...
La società della decrescita dovrebbe costruirsi soprattutto nelle economie locali... ma questo è un discorso lungo che merita altri post.
Ho letto con estremo interesse i post della serie. Davvero complimenti!
Un paio di considerazioni. La prima è relativa a questo post, in particolare, la seconda è di carattere generale, sull’intera serie.
1. Non condivido completamente l’equazione aumento del numero di avvocati = aumento della litigiosità nella società attuale. L’attività degli avvocati comprende certo la gestione del contenzioso, ma non solo. Gli avvocati forniscono anche consulenza legale. L’attuale società è indubitabilmente più complessa, il mondo degli affari è innegabilmente più complicato, rispetto a poche decine di anni fa. Di conseguenza, è quasi necessario per ogni azienda avvalersi della consulenza di un avvocato, senza per questo citare in giudizio qualcuno.
2. Premetto che sottoscrivo l’auspicio e la speranza di fare tutti un passo indietro, perché si possa stare meglio tutti o, per dirla, in maniera più elegante ed efficace, con le parole del Mahatma Gandhi vivere più semplicemente così che anche gli altri possano semplicemente vivere.
Ciò detto, ritengo che, pur condividendo questa speranza, purtroppo, bisogna guardare la realtà negli occhi. L’istinto della competizione ci appartiene. Fa parte della natura dell’essere umano (quanto meno, di noi occidentali). Dubito fortemente che sia realizzabile una società nella quale tutti siano disposti a fare un passo indietro.
Non ho dimestichezza, per ignoranza personale, con il concetto di decrescita. Ma, immagino, che questa comporti minore produttività da parte delle aziende, quindi riduzione del numero dei lavoratori, maggior disagio sociale, aumento delle tensioni sociali, aumento della conflittualità.
Penso che la lezione che tutte le aziende dovranno imparare (e che qualcuna comincia ad assimilare) sia che all’atto della definizione dei piani di sviluppo, la componente ambientale – energetica non possa essere più trascurata. Anzi, dovrà costituire uno dei criteri per la elaborazione della strategia aziendale.
Non è più possibile una crescita economica ad ogni costo.
Ma forse c’è ancora margine per una crescita che si realizzi, con almeno un occhio sempre rivolto all’ambiente.
Mi scuso per la lunghezza del commento e complimenti ancora per i post.
Ciao
MarioSarò breve.
Io sogno un tuffo nel passato, quando alcuni avvocati e magistrati erano anche scienziati: Pierre de Fermat, Cartesio, Pascal solo per citarne alcuni.
Attualmente il sistema legislativo e giudiziaro è talmente caotico e pieno di buchi da condurre a una "proliferazione" di avvocati, proliferazione dal dubbio valore aggiunto per la società.
Gli avvocati di oggi sono, purtroppo e per la maggior parte, degli azzecca-garbugli immersi in un sistema che alimenta se stesso.
Ci vuole un crash-and-restart su basi scientifiche.
Se ci sono più avvocati vuol dire che c'è più crimine, più contrasti, meno fiducia [...]
Secondo me non si tratta solo di questo. L'aumento delle cause legali dipende anche dal fatto che un maggior numero di persone può permettersi di pagare avvocati, cosa in passato riservata ai "ricchi"; forse anche il maggior benessere raggiunto spinge a far valere i propri "diritti" nei confronti di altri. E infine, la velocità che contraddistingue la nostra società attuale implica pressioni psicologiche maggiori e probabilmente una più alta litigiosità. Se imparassimo non solo a decrescere ma a vivere più lentamente (cosa che credo saremo obbligati a fare ad un certo punto) ne trarremmo sicuramente giovamento.
Grazie per la risposta.
Certo "imparare a decrescere" sarebbe l'ideale, ma condizione essenziale per questo è la consapevolezza che non c'è altra strada percorribile. Consapevolezza di cui non vedo traccia nelle teste dei "policy makers" di maggior séguito, e/o della massa dei cittadini, che come diceva Russell, tendono a cedere piuttosto alla tentazione di trovare qualcuno a cui dare la colpa...
Grazie per il commento. Sono pienamente d'accordo sulla questione dell'elefantiasi del terziario che ciuccia troppa energia e spesso non produce nessuna informazione utile.
Le assicurazioni saranno un altro capitolo de L'inferno della crescita: grazie per l'idea!
Se la coperta inizia a diventare corta sicuramente i conflitti aumenteranno; tuttavia, al momento optare per una società della decrescita dovrebbe significare iniziare a rinunciare ad una serie di optionals che non mi migliorano la qualità della vita e orientare parte del nostro tempo verso attività locali di tipo sostenibile, sia retribuite, sia a livello di volontariato.
Detto altrimenti, "ognuno è ricco in ragione delle cose di cui può fare a meno", come diceva saggiamente Thoreau.
Se impariamo a decrescere in modo conviviale e solidale forse riusciremo a evitare i conflitti da penuria di merce.
Anche a me sembra un buon inizio parlare di avvocati, ma solo come esempio dell'elefantiasi del terziario nella società contemporanea. Non è tanto l'indice di litigiosità il punto che esce da questi dati (forse negli USA lo è...), ma la burocratizzazione della vita e l'"economia di carta".
Vogliamo parlare di assicurazioni, e della loro fetta di PIL? e anche del loro legame indissolubile con l'economia finanziaria delle obbligazioni e dei titoli azionari? ma è solo un altro esempio.
E peraltro, non credo che la società in decrescita possa essere meno litigiosa; anzi, quando la coperta comincia a diventare corta...
alle 23:02
Mario/paroleverdi
Grazie per la risposta.
Ho le idee più chiare adesso sulla decrescita. E concordo con te sulla necessità di ripensare integralmente il nostro stile di vita, dominato dalle ingerenze delle aziende. I nostri ritmi ed i bisogni delle nostre vite sono dettati non dalle nostre reali esigenze, infatti, bensì, purtroppo, dai modelli che sono tratteggiati dagli spot (televisivi, radiofonici, on line). E lo scarto tra chi sono e chi dovrei essere, genera uno stato di insoddisfazione costante. Che può essere alleviato, ma non eliminato, solo comprando. Comprando. Comprando. Per chi, ovviamente, è sprovvisto degli antidoti culturali. E, purtroppo, in Italia, sono in pochi ad avere un buon sistema immunitario. Ma anche questo è un altro discorso, molto lungo da fare.
Ciao
Mario