Ambienti, scienza e varia umanità
Nel post di ieri (l'Inferno della crescita /1 Gli psicofarmaci) ho scritto che il consumo degli psicofarmaci è uno dei mali prodotti dalla crescita economica. A scanso di equivoci vorrei tornare su questo punto.
La crescita del disagio psichico "minore", cioè ansia e depressione, non è uno spiacevole effetto collaterale delle nostre "magnifiche sorti e progressive", non è il logorio della vita moderna (entrato ormai nell'immaginario degli italiani), ma è connaturato strettamente con la società della crescita economica a tutti i costi.
Questo almeno per due motivi:
Paolo Marani commenta:«Questo è il risultato della politica dei Repubblicani di Bush, totalmente incentrata sul disseminare ansia e paura nella popolazione, trainati dalla SCUSA ottimale fornita dall'11 settembre. Non vi è dubbio sulla correlazione fra i fatti dell'11 settembre e questi grafici, seminare l'odio alla fine ha pagato, tanto è vero che la nazione si è ricompattata ed ha rieletto Bush come presidente. Questi non sono i mali della crescita, sono i mali della politica opportunistica, bellezza!»
Il legame con l'11 settembre è abbastanza evidente dal grafico (l'avevo scritto che il collegamento con Bush era del tutto casuale, no?); ritengo tuttavia che la politica di Bush abbia solo accelerato questi comportamenti, che hanno cause ben più radicate e profonde nelle strutture sociali. In altre parole, secondo me le curve di consumo sarebbero salire anche con Gore o con Kerry, anche se forse un po' più lentamente.
Franck Galvagno invece scrive: «Il costo degli psicofarmaci, come quello dei farmaci in generale, è destinato ad aumentare in modo imponenete, vista la dipendenza diretta del settore farmaceutico da quello petrolchimico Credo che arriveremo velocemente a un flesso delle curve che hai indicato sopra.»
Ugo Bardi aggiunge; «Interessantissimo post. Speriamo che si arrivi anche al picco degli psicofarmaci perché la situazione è fuori controllo.»
Grazie per questi commenti. Non posso che concordare, speriamo che la diminuzione della produzione di petrolio ci porti a tagliare i consum inutili e dannosi e di arrivare a un picco anche per gli psicofarmaci. La curva del grafico riguarda il consumo annuo, non quello cumulativo, per cui è più appropriato parlare di picco che di flesso.
"C'è una bella differenza fra la paura instillata dai governi e la paura per i cambiamenti climatici"
Da un punto di vista molto pratico, si tratta in entrambi i casi di manipolazioni conscie della societa', facendo leva su istinti invece che su capacita' di convincimento
La differenza fra la Maledizione del Benestante e l'Inferno della Crescita e' che il primo tocca chi e' gia' ricco, mentre il secondo dovrebbe toccare un po' tutti coloro che stanno diventandolo.
Voglio dire, la MdB esiste anche quando non c'e' "competizione, superlavoro e ritmi di vita sempre più veloci"
C'è una bella differenza fra la paura instillata dai governi e la paura per i cambiamenti climatici.
Verso la prima, facciamo di tutto per crederci (tanto lo dice la TV, deve essere vero), mentre per la paura dei cambiamenti climatici facciamo di tutto per NON crederci, così come per le teorie del Peak Oil,non ci vogliamo credere, oppure vogliono non farcelo credere. Abbiamo paura solo dei fantasmi, non delle verità.
Come ho scritto nel post, Bush ha solo accelerato tendenza comunque in atto nell'economia di mercato. Fondamentalmente credo che "la maledizione del benestante" sia la stessa cosa dell' "inferno della crescita": se 100 annifa, 50 anni fa la crescita economica poteva soddisfare i bisogni migliorare la qualità della vita, ora serve solo a peggiorare la qualità della nostra vita e di quella dell'ambiente.
Ma se Bush fa perno sulla paura, quelli che si agitano prevedendo catastrofi climatiche e picchi di qua e di la' su cosa fanno perno?
Questa e' l'era della Deimocrazia dove chi puo' fa a gara a terrorizzarci...
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Suggerisco pero' di andare al di la' della solita lamentela contro Dubya e la crescita: guarda caso, ne ho appena scritto la settimana scorsa, in "La Maledizione del Benestante", dove addito invece all'ansia di chi sta bene, ansia di perdere quello che si ha
Se ci sarà il picco dei psicofarmaci subito dopo ci sarà il picco della popolazione sopratutto in Usa ed europa :)
E' un onore essere citato in un tuo post, la cosa mi ha sorpreso! Visto che mi hai chiamato in causa, vorrei esprimere il mio pensiero. Certamente addossare all'amministrazione Bush in toto l'aumento del clima ansiogeno e relativo abuso di psicofarmaci è azzardato, anche se sono convinto che un ruolo possa averlo avuto, se fosse stato al governo qualche altra forza (leggi democratici) non sarei sicuro che le cose avessero potuto andare diversamente. Tuttavia, è innegabile come, per lo meno nell'amministrazione bush, il principio della crescita economica a tutti i costi, unita con una alquanto sfrontata politica estera, abbia generato un fenomeno di insicurezza diffusa davvero inquietante. Sono convinto che prima dell'11 settembre il pericolo del terrorismo non fosse mai stato preso in considerazione, e riproporlo notte e giorno solo per avallare scelte guerrafondaie certo non aiuta. Riguardo alla crescita in se (io sono un sostenitore del movimento della decrescita di Maurizio Pallante) è certamente vero che il benessere consumistico abbia aumentato il senso di inadeguatezza competitiva, e quindi anche il relativo effetto sugli psicofarmaci (anche sull'uso di droghe oserei dire). Tuttavia non credo questo sia l'unico effetto in ogni caso. Pensiamo ad esempio al fatto che centinaia di migliaia di bambini "iperattivi" sono "curati" in america con il RITALIN!, noto psicofarmaco. La eccessiva crescita economica genera anche dei disastri anche direttamente dal punto di vista sociale, le imprese farmaceutiche SPINGONO pesantemente all'utilizzo degli psicofarmaci, ANCHE in assenza di patologie (caso mai se le inventano). Direi quindi che il problema è più complesso, abbraccia il modello di sviluppo della società ma anche le lobby economiche che in nome del profitto degradano scientemente la percezione della qualità della vita, per poter magari vendere un farmaco in più. E' un mondo barbaro, dubito che la decrescita da sola possa servire a qualcosa, forse una politica utopica che ancora non c'è. Durante i periodi di guerra, il numero di suicidi generalmente diminuisce drasticamente, questo la dice lunga sulla relazione fra benessere reale e benessere percepito. Il top del tasso di suicidi appartiene ai paesi nordici, dove il buon governo è diffuso e la gente è ricca e in salute (però hanno poco sole...). Insomma, credo che il 90% dei nostri comportamenti dipenda dall'ambiente, tutelarno significa tutelare noi stessi, la crescita economica non lo sta facendo, dobbiamo riappropriarcene noi!
alle 15:24
Marco Pagani
Rispondo a Maurizio:
Concordo pienamente con la tua analisi sulla MdB: anche i ricchi romani dell'epoca imperiale si saranno trovati di fronte a problemi simili. Si trattava però di qualche migliaio di persone, la maggioranza avrà avuto i suoi problemi a sbarcare il lunario.
Oggi il mito della crescita sta spingendo tutti verso la MdB nel senso che la si sta instillando anche in chi normalmente non ne soffrirebbe perchè non possiede dinero a sufficienza. Oggi si inducono bisogni di ogni genere e quel che è paggio à che si induce la gente e indebitarsi per soddisfarli.
Sulla questione della "paura" , credo anch'io che esista una bella differenza tra la manipolazione della paura da parte dei governi e quella dei media. Giocando sulla paura della gente si passano leggi liberticide, si giustifica la nascita di assessorati alla sicurezza, si pianificano interventi economici a favore di alcuni gruppi. A questo proposito è particolarmente impressionante la ricerca condotta da Naomi Klein in Shock Economy.
Chi ci guadagna dal catastrofismo? I verdi? Non credo proprio.
C'è qualche gruppo economico che può davvero guadagnare qualcosa sostenendo a spada tratta l'IPCC e il protocollo di Kyoto? Il catastrofismo fa (forse) vendere un po' di più i giornali, e può dare visibilità a qualche ricercatore arrivista che collega più o meno a proposito le sue ricerche con il global warming. Direi che c'è una bella differenza nell'ordine di grandezza dei due fenomeni...