Ambienti, scienza e varia umanità
La Royal Society of Chemistry ha pubblicato un ponderoso rapporto sul trattamento sostenibile delle acque. Dal momento che è sabato
, non intendo prodigarmi in grafici e tabelle, ma parlare solo di uno degli inquinanti sotto accusa: l'antibatterico Triclosano prodotto dalla Ciba .
Questo composto chimico è rappresentato nella figura qui a fianco (nero=carbonio, bianco=idrogeno, rosso=ossigeno, verde=cloro) viene aggiunto ad una enorme quantità di prodotti: saponi liquidi, bagnoschiuma, shampoo, dentifrici, sottopiedi, giocattoli e taglieri da cucina in materie sintetiche.
Sembra che il suo successo sia dovuto al fatto che non abbia controindicazioni dirette. Tuttavia:
Se è inutile e forse potenzialmente dannoso, perchè si continua a mettere nei prodotti di igiene? Forse perchè la pubblicità induce un eccesso di germofobia e l'antibatterico è il super eroe che ci protegge?
Perchè non la finiamo con l'ossessione tipicamente occidentale per cui "di più è meglio"? Perchè non ci chiediamo invece con un'ottica più orientale: cosa dovrebbe avere in meno un sapone per essere migliore?
Suggerisco a tutti un'impianto di depurazione stile Serpentina, cioè in cui l'acqua usata viene fatta bollire ed evaporare facendo condensare il vapore ottenendo acqua pura 100 per 100 utilizzabile per agricoltura, lavarsi nuovamente e anche da bere.
Gli scarti della bollitura possono essere tranquillamente buttati in pattumiera, o meglio ancora trattati con acqua ozonizzata che scinde le molecole delle sostanze composte in elemnti primari e quindi utilizzabile anche come concimi in giornata stessa.
alle 21:34
Weissbach
Il fatto è che:
- dove serve l'asepsi (mai, in condizioni domestiche, nemmeno per i biberon) questi detergenti sono comunque insufficienti;
- dove non serve, sono dannosi.
E' il classico caso di bisogno indotto, e per di più indotto con la paura.
Tanto è vero che anche i prodotti da agricoltura biologica vengono visti da molti - purtroppo - solo come la soluzione alla personale paura di mangiare chissà che cosa, piuttosto che come un atto di rispetto verso la terra, che è di tutti.