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Gen 0821

Il picco della pesca planetaria

Pubblicato da Marco Pagani alle 09:24 in Acqua, Economia e ambiente, Ecosistemi sotto stress, Sviluppo "insostenibile"


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Se la caccia e la raccolta di bacche hanno da lungo tempo cessato di essere una significativa fonte di cibo, per l'umanità, la pesca è invece ancora l'unica attività di "cattura" di animali selvatici che condividiamo con i nostri antenati del paleolitico (cioè prima dell'invenzione dell'agricoltura).

Ma anche questo ultimo legame con il mondo dei cacciatori-raccoglitori è destinato in un breve volgere di tempo a perdere la sua importanza, dal momento che stiamo pescando troppo e male.

Il grafico qui sopra (rielaborazione da dati FAO, il database figis non è sempre on-line)) mostra che negli ultimi 50 anni la quantità totale di pescato (linea blu, scala a sinistra) è aumentata di un fattore 5, da 20 a quasi 100 milioni di tonnellate.

Tuttavia, dal 1994 la produzione totale non è più aumentata, oscillando intorno ai 94  milioni di tonnellate annue. All'occhio del picchista, questo fa presagire l'imminenza di un picco di produzione, a cui dovrebbe seguire inesorabilmente un declino. Come spiegherò in post successivi alcune specie (come il tonno e il merluzzo nell'oceano Atlantico) hanno già raggiunto il picco.

 

Se consideriamo il pescato pro capite (linea rossa, scala sulla destra), il picco è stato già raggiunto nel 1988 con 17,3 kg di pesce all'anno a testa: in altre parole, la popolazione mondiale sta crescendo più in fretta di quanto si stia pescando.

Consideriamo inoltre che dal 1970 al 1995 (dati FAO, non ho trovato statistiche più recenti)

  • il numero di pescherecci è più che raddoppiato, passando da 600 mila a 1 milione e 250 mila. Una flotta simile sarebbe in grado di pescare in ben quattro pianeti !;
  • anche il tonnellaggio delle imbarcazioni è raddoppiato, da 13 a 28 miliardi di tonnellate;
  • la profondità media di pesca è passata da 150 a 300 m (Le Monde  Diplomatique, Atlante per l'ambiente, novembre 2007, p-57).
  • le tecniche di pesca (ecoscandagli, reti a strascico) sono diventate sempre più invasive e devastanti.

Le statistiche FAO non tengono inoltre conto dei cosiddetti danni collaterali, cioè della distruzione del fondale oceanico causato dalle reti e dall'uccisione  di un gran numero di pesci che non sono di interesse commerciale, ma che vengono accidentalmente a trovarsi dentro alle reti.

Quello che sta accadendo nel mondo della pesca è uno dei più evidenti fallimenti delle teorie economiche classiche, che si disinteressano della sostenibilità delle pratiche antropiche e ritengono che la tecnologia possa compensare la riduzione delle risorse. Invece, aumentare ulteriormente il numero di pescherecci non ci farà ritrovare magicamente il pesce...

Vedi anche: Ci stiamo mangiando tutto il pesce

Vedi anche gli altri post sulla pesca .

Vedi anche Il picco del tonno atlantico, pubblicato dal sottoscritto sul blog di ASPO.

Leggi anche:


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Commenti

La soluzione c'è da secoli, le riserve di pesca. Ci sono le riserve torre in mare aperto, ci sono le cave per l'allevamento di trote, ci sono i fiordi per l'allevamento di salmoni.

 

Le migliori in questa fase sono le riserve torre che non hanno bisogno di personale e cibo per i pesci, sono scogliere artificiali immerse in zone poco pescose.

 

Poi al posto di dare ai gati carne di balena in scatola credo sia otttimo comprare qualche trota al super, questo è basilare, la trota costa meno della carne di balena in scatola 

2. Antonello, Lunedì 21 Gennaio 2008 ore 16:40

Interessante Marco. Hai pure qualche grafico del genere che riguarda il riso e il grano?

3. Fabio80s, Lunedì 21 Gennaio 2008 ore 19:53

Bell'articolo; sono rimasto particolarmente impressionato dall'apprendere che una flotta di pescherecci simile sarebbe sufficiente per pescare su 4 pianeti... non immaginavo! Perchè si parla di sovrappopolazione, di eccesso nel consumo di risorse, e va bene, ma quando si quantifica e si compara le affermazioni si comprendono veramente...

In ogni caso, è ovvio che le cose non possono continuare come stanno andando. Passi il picco del petrolio (riflettevo che sarebbe anche una cosa positiva, un'occasione per progredire noi tutti, se fosse affrontato in maniera intelligente) ma il picco del cibo proprio non mi va giù! :-)

4. Marco Pagani, Lunedì 21 Gennaio 2008 ore 20:18

Grazie per i commenti. Inizio qui a rispondere al n.1

L'allevamento dei pesci (detto anche acquacoltura) si sta diffondendo proprio per ovviare a questo problema della pesca. Ma l'acquacoltura non è una panacea, dal momento che i pesci hanno  bisogno di essere nutriti (e questo spesso lo si fa... con  altri pesci) e l'accumulo dei loro rifiuti sul fondale crea problemi di inquinamento.

5. gianluca, Lunedì 21 Gennaio 2008 ore 21:59

ciao, dato che ho comprato un dominio personale; ti volevo chiedere di cambiare l'indirizzo del blog [R]EVOLUTION da gianluca-revolution.blogspot.com a:

www.gianlucapistore.com

grazie ciao :)

6. Marco Pagani, Martedì 22 Gennaio 2008 ore 23:54

[A Antonello]

La FAO ha più o meno tutto quello che uno vorrebbe sapere sull'agricoltura e sul cibo.  Bisogna solo avere la pazienza di cercare :-) Sto raccogliendo del materiale in proposito che divulgherò a breve.

[A Fabio80] La sbornia energetica fossile ha creato una megamacchina anche per la pesca che ha portato agli attuali disastri. Il picco del petrolio rallenterà la megamacchina e questo è da un certo punto di vista un bene, ma rallenterà anche la nostra agricoltura iperfossilizzata, e questo non è affatto un bene, se non cambiamo subito registro!

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