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Gen 0823

La catastrofe del merluzzo nel nord atlantico

Pubblicato da Marco Pagani alle 09:29 in Economia e ambiente, Ecosistemi sotto stress, Sviluppo "insostenibile"


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La catastrofe del merluzzo Atlantico è una storia che andrebbe raccontata ai bambini e riportata su tutti i libri di testo, per spiegare come la stupida avidità degli uomini possa portate il disastro in un intero ecosistema.

Eppure, sembra che si parli poco di questa triste vicenda. Non ne avevo mai sentito parlare prima e l'ho scoperta quasi per caso, mentre cercavo dati relativi alla pesca globale (vedi il post Il picco della pesca planetaria). Oggi vorrei provare a raccontarla.

Si tratta di una tragedia in sei atti

 

  1. Nell'oceano Atlantico la popolazione di merluzzi (Gadus Morhua) è sempre stata estremamente abbondante. I canadesi ne hanno pescato circa 250 mila tonnellate all' anno per più di un secolo, fino agli anni '50. 
  2. La diffusione di grandi pescherecci oceanici ha fatto sì che anche spagnoli, portoghesi, francesi, sovietici e diversi altri iniziassero a pescare il merluzzo, fino a raggiungere un picco di 1,8 milioni di t nel 1968 (Dati FAO-FISHSTAT). Il Canada decise allora di proteggere il "suo" merluzzo estendendo le acque territoriali fino a 200 miglia dalla costa, in modo da "bandire" gli stranieri.
  3. Per un po' le cose andarono bene ed anche i canadesi ridussero le quote di pesca a livelli più sostenibili; come si vede dal grafico (che riporta solo i dati canadesi) a partire dalla metà degli anni '70 la pesca al merluzzo è però tornata a crescere a ritmi incredibili, più che triplicando nel giro di sette anni.
  4. Il picco del merluzzo canadese è stato nel 1982. Diversi pescatori si erano accorti della diminuzione del pescato negli anni '80, ma il governo non fece nulla per fissare quote di pesca.
  5. In quegli anni presero invece a solcare i mari enormi pescherecci-fabbrica in grado di rastrellare il mare con immense reti a strascico, per poi trattare subito il pesce e congelarlo. Le reti a strascico rovinano i fondali e catturano tutto quello che incontrano, contribuendo a distruggere anche le uova di pesce e i giovani esemplari.
  6. Il sovrasfruttamento del merluzzo e la distruzione del suo habitat hanno portato in pochi anni alla catastrofe: la quantità di pesce pescato è crollata dalle 400 mila t del 1990 alle 12 mila del 1995 e da allora non si è più ripresa. Un vero e proprio genocidio.

Il grafico in alto riporta anche il numero delle navi a strascico canadesi (dati FAO-figis). Osservate come il loro numero sia cresciuto a partire dagli anni '80 e abbia continuato a crescere anche negli anni critici della distruzione del merluzzo!

Questo dimostra quanto sia difficile fermare una megamacchina industriale, una volta che essa si sia avviata. 

Questo dimostra che una tecnologia più sofisticata, potente ed energivora non ci può salvare dal collasso degli ecosistemi, ma ha solo l'effetto di accelerarlo.

Riusciremo a imparare qualcosa dalla lezione canadese? Riusciremo a regolare le quote di pesca in tutti gli oceani del mondo prima che sia troppo tardi

Il Canada non sembra aver imparato molto, dal momento che ha sì fissato quote di pesca per il Merluzzo, che sono però probabilmente troppo alte, ma ha avuto il coraggio di dare la colpa della diminuzione della pesca alle foche.(!)

Vedi anche Il picco del tonno atlantico, pubblicato dal sottoscritto sul blog di ASPO. 

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il weblog di Paolo "aga" Agazzone ha detto in La soddisfazione di essere Vegetariano:

Sono vegetariano da quasi 14 anni, e fino ad oggi questa scelta rappresentava per me solo una soddisfazione personale. Non trovo giusto essere responsabile della vita degli animali solamente per il piacere del gusto della loro carne, appurato che posso vi [continua]

Verità Scomode ha detto in Il Merluzzo e l'estinzione:

Il merluzzo, che è uno dei pesci più pescati al mondo, è oggi una specie ad alto rischio di estinzione. Ormai non si trova più da nessuna parte. Solo nel mare di Barents vi sono zone ancora intatte, ma non per molto. Riporto da wikipedia: “Nel 1992 la... [continua]

Commenti

1. CENTRALI GEOTERMICHE IN TOSCANA ENERGIA SENZA CARBURANTI, Mercoledì 23 Gennaio 2008 ore 11:12

l'hanno fatto apposta, io nel 1985 sono stato cacciato dalla bocconi per questo motivo ed altri simili, si sapeva, fu detto,fu spiegato, e chi ne parlava veniva ucciso ...

2. Francesca, Mercoledì 23 Gennaio 2008 ore 12:53

Mi cadono le braccia quando gli esperti nutrizionisti discriminano il mondo animale e consigliano di mangiare pesce tutti i giorni per rimanere in salute

Forse occuparsi di Scienza della Nutrizione preclude lo studio di Ecologia della Nutrizione

Forse non sanno neanche in consiste l'ipotesi Gaia (descritta da Lovelock) e non conoscono cosa comporta l'interdipendenza tra le specie (descritta da Darwin)

La scienza "normale" è antropocentrismo, questo è il suo maggior difetto

 

3. Marco Pagani, Mercoledì 23 Gennaio 2008 ore 16:53

Sicuramente la medicina (scusate, ma non mi viene da scriverla con la M maiuscola...) è nel migliore dei casi antropocentrica e pensa al nutrimento in termini del tutto astratti. Mangiare pesce tutti i giorni è il modo migliore per arrivare al collasso ambientale, altro che! 

E ricordiamoci che quando la catastrofe arriva, arriva di colpo,  non rilascia interviste, comunicati o avvertimenti...

4. Gino36, Mercoledì 23 Gennaio 2008 ore 17:47

Il tonno rosso nel mediterraneo è ugualmente a rischio estinzione.

Qualche tempo da mi pare sia avvenuto lo stesso, spero di non sbagliarmi, con le alici in sudamerica col risultato che per troppo sfruttamento sono diminuite tantissimo e con loro gli uccelli marini che se ne nutrivano e che producevano il guano, un ottimo fertilizzante, così in una volta sola si è perso il pesce, gli uccelli marini ed il guano.

La storia non insegna niente. 

5. Luigi Gallo, Mercoledì 23 Gennaio 2008 ore 19:24

@ Francesca

Tutti i giorni? In genere si consiglia un paio di volte a settimana... Comunque sono d'accordo con Marco che bisogna ridurre e controllare più severamente la pesca. Ricordiamo che i pesci mangiano il plancton da cui ricavano i loro preziosi acidi grassi. Andare alla fonte primaria (microalghe verdi azzurre) può essere una buona soluzione, trattandosi di una risorsa molto più ampia e per ora pressoché illimitata (hanno una riproduzione velocissima e addirittura invasiva). Per dettagli vedi il mio blog (voci microalghe, cianobatteri, verdi azzurre).

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