Ambienti, scienza e varia umanità
La catastrofe del merluzzo Atlantico è una storia che andrebbe raccontata ai bambini e riportata su tutti i libri di testo, per spiegare come la stupida avidità degli uomini possa portate il disastro in un intero ecosistema.
Eppure, sembra che si parli poco di questa triste vicenda. Non ne avevo mai sentito parlare prima e l'ho scoperta quasi per caso, mentre cercavo dati relativi alla pesca globale (vedi il post Il picco della pesca planetaria). Oggi vorrei provare a raccontarla.
Si tratta di una tragedia in sei atti.
Il grafico in alto riporta anche il numero delle navi a strascico canadesi (dati FAO-figis). Osservate come il loro numero sia cresciuto a partire dagli anni '80 e abbia continuato a crescere anche negli anni critici della distruzione del merluzzo!
Questo dimostra quanto sia difficile fermare una megamacchina industriale, una volta che essa si sia avviata.
Questo dimostra che una tecnologia più sofisticata, potente ed energivora non ci può salvare dal collasso degli ecosistemi, ma ha solo l'effetto di accelerarlo.
Riusciremo a imparare qualcosa dalla lezione canadese? Riusciremo a regolare le quote di pesca in tutti gli oceani del mondo prima che sia troppo tardi?
Il Canada non sembra aver imparato molto, dal momento che ha sì fissato quote di pesca per il Merluzzo, che sono però probabilmente troppo alte, ma ha avuto il coraggio di dare la colpa della diminuzione della pesca alle foche.(!)
Vedi anche Il picco del tonno atlantico, pubblicato dal sottoscritto sul blog di ASPO.
Il tonno rosso nel mediterraneo è ugualmente a rischio estinzione.
Qualche tempo da mi pare sia avvenuto lo stesso, spero di non sbagliarmi, con le alici in sudamerica col risultato che per troppo sfruttamento sono diminuite tantissimo e con loro gli uccelli marini che se ne nutrivano e che producevano il guano, un ottimo fertilizzante, così in una volta sola si è perso il pesce, gli uccelli marini ed il guano.
La storia non insegna niente.
Sicuramente la medicina (scusate, ma non mi viene da scriverla con la M maiuscola...) è nel migliore dei casi antropocentrica e pensa al nutrimento in termini del tutto astratti. Mangiare pesce tutti i giorni è il modo migliore per arrivare al collasso ambientale, altro che!
E ricordiamoci che quando la catastrofe arriva, arriva di colpo, non rilascia interviste, comunicati o avvertimenti...
Mi cadono le braccia quando gli esperti nutrizionisti discriminano il mondo animale e consigliano di mangiare pesce tutti i giorni per rimanere in salute
Forse occuparsi di Scienza della Nutrizione preclude lo studio di Ecologia della Nutrizione
Forse non sanno neanche in consiste l'ipotesi Gaia (descritta da Lovelock) e non conoscono cosa comporta l'interdipendenza tra le specie (descritta da Darwin)
La scienza "normale" è antropocentrismo, questo è il suo maggior difetto
l'hanno fatto apposta, io nel 1985 sono stato cacciato dalla bocconi per questo motivo ed altri simili, si sapeva, fu detto,fu spiegato, e chi ne parlava veniva ucciso ...
alle 19:24
Luigi Gallo
@ Francesca
Tutti i giorni? In genere si consiglia un paio di volte a settimana... Comunque sono d'accordo con Marco che bisogna ridurre e controllare più severamente la pesca. Ricordiamo che i pesci mangiano il plancton da cui ricavano i loro preziosi acidi grassi. Andare alla fonte primaria (microalghe verdi azzurre) può essere una buona soluzione, trattandosi di una risorsa molto più ampia e per ora pressoché illimitata (hanno una riproduzione velocissima e addirittura invasiva). Per dettagli vedi il mio blog (voci microalghe, cianobatteri, verdi azzurre).