Ambienti, scienza e varia umanità

[Nel 1968 il biologo Garret Harding pubblicò su Science il celebre studio The tragedy of the Commons in cui contesta l'idea che i problemi demografici e ambientali possano essere affrontati con la politica del laissez faire liberista. Riprendo qui e in altre ecoquote che seguiranno alcune parti dell'articolo.]
«Immaginateci un pascolo aperto a tutti. Ci aspettiamo che ogni allevatore mantenga il maggior numero di bestiame possibile nel pascolo.
In quanto essere razionale, ogni allevatore cerca di massimizzare il suo guadagno ... e si chiede "qual è la mia personale utilità nell' aggiungere un animale al mio gregge?" Questa utilità ha una componente negativa e una positiva.
Sommando queste utilità parziali, l'allevatore razionale conclude che l'unico comportamento sensato è aggiungere un capo di bestiame al gregge, e un altro, e un altro...
Ma questa conclusione è raggiunta da ogni allevatore razionale del commons. Da qui segue la tragedia.
Ogni uomo è bloccato in un sistema che lo costringe ad aumentare il suo gregge senza limiti, in un mondo che è limitato.
La rovina è il destino finale verso cui tutti corrono gli uomini, ciascuno mentre persegue il proprio interesse in una società che crede nella libertà dei commons.
La libertà nei commons porta alla rovina di tutti.»
Garret Harding,The tragedy of the Commons,Science, 162, 1423,13 dicembre 1968 (questo brano è a p. 1244)
Va beh tutto, ma qui si ribaltano addirittura le conclusioni di Harding...Lui conclude proprio affermando che in un sistema ad alta densità di popolazione, i beni comuni diventino privati!!!! Ciò che ritiene indispensabile sottrarre alle famiglie (privati) è la possibilità di riprodursi!
Esempio del parco cittadino pieno di cartacce e relativo commento: ma a casa loro si comportano così, questi incivili?
No, perchè è proprio casa loro.
Grazie per il commento. In realtà non si tratta di un libro, ma di un breve articolo. L'esempio delle terre di pascolo comuni ha forse potuto fare nascere in alcuni l'idea che la soluzione al problema consiste nel "privatizzare i pascoli" costruendo steccati. Leggendo l'articolo si vede però che la posizione di Harding è abbastanza precisa; il common è preso come un esempio delle risorse naturali (come l'acqua e l'aria) che non possono essere privatizzate semplicemente perchè non possono essere suddivise.
Ma per questo rimandiamo alla ecoquote della prossima settimana...
[Commento inviato da Lilongwe]
Per quanto ne so io il libro ha suggestionato parecchi pensatori, ed è stato usato per dimostrare un po' tutto, dal "privato è meglio" a "lo stato è necessario", ecc..
Ricordo anche di aver letto da qualche parte che per quanti esempi si possono fare a sostegno della "tragedy" altrettanti ce ne stanno sul fronte opposto, cioè che dimostrano l'efficienza e l'uso tradizionale dei beni comuni.
Una mia amica ha fatto una tesi sull'uso comune delle terre in sardegna prima dell'arrivo dei... ehm.. piemontesi. :)
ciaociao
alle 13:30
Marco Pagani
Le conclusioni di Harding (leggere l'articolo per favore, prima di fare commenti!) non parlano di privatizzazione: un parco pubblico venduto a metri quadri ai singoli non sarebbe probabilmente in condizioni migliori.
Non si tratta di confrontare una risorsa collettiva (il parco pubblico), con una privata (il giardino di casa), visto che non sono confrontabili, ma confrontare: