Ambienti, scienza e varia umanità
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Sembra che in un aeroporto americano si trovi la scritta: I am what I shop.
Sono ciò che compro. Compro, dunque sono. In questo modo, la colonizzazione dell'immaginario arriva al suo culmine. L'uomo viene definito semplicemente rispetto alla sua interazione con il sistema economico e nulla più.
Sono cose da fare venire i brividi. Mi ha fatto subito venire in mente un altra espressione decisamente opposta: I am what I give. Io sono quello che dò agli altri.
Potrebbe essere un buon slogan per la decrescita. Ciasuno di noi si definisce non in base a ciò che compra e vende, ma per ciò che dà gratuitamente agli altri.
Riecheggia il proverbio indiano citato all'inizio de La città della gioia di Dominique Lapierre: Tutto ciò che non viene donato va perduto.
Riecheggia anche l'idea africana di Ubuntu, che viene spiegata in modo magistrale dalle parole di Desmond Tutu (Non c'è futuro senza perdono, 1999):
«Un tratto fondamentale della visione africana del mondo è quello che noi conosciamo con il nome di ubuntu. [...] Ubuntu è molto difficile da rendere in una lingua occidentale. È una parola che riguarda l'intima essenza dell'uomo. Quando vogliamo lodare grandemente qualcuno diciamo: lui ha ubuntu. Significa che la persona è generosa, accogliente, benevola, sollecita, compassionevole; che condivide quello che ha. È come dire: la mia umanità è inestricabilmente collegata, esiste di pari passo con la tua. [...] Non ci concepiamo nei termini di "penso dunque sono", bensì: "io sono umano perché appartengo, partecipo, condivido".»
[Per questo motivo Ubuntu è anche il nome di un software libero basato su Linux]
Vivere la vita in termini di Ubuntu è un modo vivere ecologico, non violento e sicuramente orientato alla decrescita.
Marco, complimenti per il post
Credo che i concetti possano essere buona parte del "distillato" delle varie religioni
alle 08:06
Marco Pagani
Grazie per il commento. Sì, credo che questo sia tutto sommato un approccio "religioso" al mondo e al nostro modo di vivere. Nel parlare di queste cose ho però volutamente usato un linguaggio "laico" per sottolineare il fatto che tutti, credenti e non credenti, sono interpellati da queste domande sul come ci relazionamo con gli altri.
Detto altrimenti, la frase "amate i vostri nemici" viene forse pienamente compresa solo all'interno di un contesto evangelico, ma è un ottimo consiglio per tutti gli esseri umani. Oppure penso anche alle frasi seguenti:
"Dare più importanza a ciò che unisce che a ciò che divide" (Giovanni XXIII)
"Non si può essere felici gli uni senza gli altri, ma solo gli uni con gli altri" (Giovanni Paolo II)
Questi consigli nascono da un contesto evangelico, ma sono rivolti a tutta l'umanità.