Ambienti, scienza e varia umanità
Alcune delle parole pronunciate da Ivan Illich nel gennaio del 1978 a Sevagram dopo aver meditato e trascorso del tempo nella capanna di Gandhi.
«Ci sono due cose della capanna che mi impressionarono con forza. Una è l' aspetto spirituale e l'altra è l' aspetto ameno. Cercavo di comprendere il punto di vista di Gandhi quando realizzò la capanna. Mi sono piaciute moltissimo la sua semplicità, bellezza e ordine. La capanna proclama il messaggio di amore ed equità di tutti gli uomini. [...]
Sento che, se venissero persone ricche alla capanna se ne burlerebbero. Dal punto di vista di un indiano comune non vedo perché una casa dovrebbe essere più grande di questa. E' fatta di legno e mattoni di fango. Per la sua costruzione non lavorarono le macchine, ma le mani dell'uomo.
La chiamo capanna, ma in realtà è un focolare. C'è una differenza tra casa e focolare. La casa è il luogo in cui l'uomo ripone bagagli e mobili. Serve più per la sicurezza e la convenienza dei mobili che dell'uomo stesso.
Più comodità abbiamo, maggiore sarà la nostra dipendenza da essi e più ristretta sarà la nostra vita. Una casa riempita con ogni tipo di comodità dimostra che siamo diventati disabili. In più, che abbiamo perso la capacità di vivere e che dipendiamo dai beni che acquistiamo. [...]
E' stato dimostrato che per lo sviluppo economico non è necessario avere sempre più macchine per la produzione, e nemmeno più ingegneri, medici e professori. Mi sono convinto che sono poveri di mente, corpo e stile di vita coloro che desiderano uno spazio maggiore di questa capanna in cui visse Gandhi e ho pietà di loro. Hanno consegnato sé stessi e il loro sé vivente ad una struttura inanimata. Nel processo perdono l'elasticità dei loro corpi e la loro vitalità. Hanno scarsa relazione con la natura e vicinanza con il prossimo.
Quando chiedo ai pianificatori di oggi il perchè non comprendono la semplicità che Gandhi ci insegnò, rispondono che il suo cammino è molto difficile e che la gente non sarebbe capace di seguirlo. Però la realtà è che, siccome i principi gandhiani non ammettono la presenza di alcun intermediario o di un sistema centralizzato, pianificatori, amministratori e politici si sentono poco attratti da esso.
Come mai un così semplice principio di verità e nonviolenza non viene capito? E' perché la gente sente che la menzogna e la violenza li condurrà all'obiettivo desiderato? No, non è così. L'uomo comune comprende in pieno che i mezzi giusti lo porteranno al fine giusto. [...]
Deve essere chiaro che la dignità umana sarà possibile soltanto in una società autosufficiente e che essa diminuisce con il procedere verso una progressiva industrializzazione. Questa capanna denota il piacere che è possibile provare quando si sta al pari con la società. Qui, l’autosufficienza è la regola del gioco. Dobbiamo capire che gli oggetti ed i beni superflui che un uomo possiede riducono la sua capacità di ricevere felicità dall’ambiente circostante.
Per questo Gandhi disse ripetutamente che la produttività deve mantenersi nei limiti del desiderio. Il modo di produrre attuale non ha limiti e aumenta senza inibizioni. Tutto questo è stato tollerato fino ad oggi, però è arrivato il momento in cui l’uomo deve comprendere che dipendere sempre più dalle macchine significa avanzare verso il suicidio. [...]
La capanna di Gandhi mostra al mondo come la dignità dell’uomo comune possa essere innalzata. Allo stesso tempo è un simbolo della felicità che possiamo ricevere dalla pratica dei principi di semplicità, servizio e verità. »
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