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Il KiteGen su Repubblica

Mercoledì 11 Giugno 2008, 13:21 in Buone notizie dal mondo, Fonti rinnovabili di

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Avete visto l'articolo sul KiteGen apparso oggi su Repubblica ?

Occupa una posizione di tutto rilievo nella home page ed anche nella prima pagina dell'edizione cartacea. E' forse la prima volta che arriva a questo livello di visibilità (prima è comparso solo in edizioni regionali o in supplementi vari).

L'articolo di Maurizio Ricci è chiaro, lungo e ben documentato (a parte la piccola scivolata sull'aumento esponenziale della potenza del vento), cosa abbastanza insolita per la produzione giornalistica odierna...

E' apprezzabile anche la conclusione, che fornisce un'interpretazione completamente nuova a Bob Dylan: the answer is blowing in the wind

 

Vedi anche:

 

 

13
13 commenti
13
20 Lug 2008
alle 16:23

Francesco

Errata corrige.

Per Gaetano:

le tue idee "concrete", come il RoofTop, hanno costi improponibili (15000 euro/kW) e devono ancora risolvere il problema del rumore (trascuriamo il problema della modifica del paesaggio).

E ti dirò di più. Questi costi sono un riflesso dell'elevato rapporto tra l'energia necessaria per costruire questi impianti e quella che possono fornire in tutta la loro vita produttiva. Così elevato che potrebbe essere vicino ad 1.

Semmai, facciamo così. Tu comprati uno di questi rooftop e fra qualche anno mi farai sapere quanti soldi hai recuperato, mentre io mi impegno a farti sapere quanto avrò guadagnato nello stesso periodo di tempo investendo 5mila euro nel Kitegen.

Va bene?

12
20 Lug 2008
alle 16:19

Francesco Muscio

Per Gaetano:

le tue idee "concrete", come il RoofTop, ha costi improponibili (15000 euro/kW) e deve ancora risolvere il problema del rumore (trascuriamo il problema della modifica del paesaggio).

E ti dirò di più. Questi costi sono un riflesso dell'elevato rapporto tra l'energia necessaria per costruire questi impianti e quella che possono fornire in tutta la loro vita produttiva. Così elevato che potrebbe essere vicino ad 1.

Semmai, facciamo così. Tu comprati uno di questi rooftop e fra qualche anno mi farai sapere quanti soldi hai recuperato, mentre io mi impegno a farti sapere quanto avrò guadagnato nello stesso periodo di tempo investendo 5mila euro nel Kitegen.

Va bene?

11
20 Lug 2008
alle 15:53

Francesco

Caro Giovanni, le tue considerazioni sulla praticabilità del Mobilegen non sono fondate in quanto non hai considerato che diversi impianti Mobilegen possono scambiarsi l'energia per cui l'energia necessaria al riavvolgimento dei cavi può essere presa da un altro mobilegen in fase di risalita (cioè di produzione energetica).

L'altro fattore che non hai considerato (haimè, la superficialità!) è che gli accumulatori di energia (che sono comunque necessari anche in una wind-farm con diversi impianti) possono essere dei supercondensatori che hanno un'elevata capacità di accumulare energia rispetto ai condensatori convenzionali, mentre rispetto alle batterie elettrochimiche hanno una vita tecnologica estremamente più lunga (diversi milioni di cicli carica/scarica).

Quindi riassumendo: l'energia dev'essere accumulata solo in minima parte, e questa minima parte verrà accumulata con i Supercapacitor.

10
20 Lug 2008
alle 15:39

Francesco Muscio

Caro Gaetano il problema nasce proprio dal fatto che le tue   "conoscenze di meccanica razionale e fluidodinamica " sono minime.

L'insieme delle ali non è un "castello", e non vola in modo caotico come potresti pensare tu. Volano in formazione ad una certa distanza l'una dall'altra.

La precisione con cui viene (oggi, già sperimentalmente) controllato il volo è dell'ordine dei 3-4 m, mentre la distanza tra le ali è maggiore di 100 m. Questo ti fa capire chiaramente che è assolutamente impossibile la collisione tra le ali.

9
09 Lug 2008
alle 18:26

Giovanni

Scusa se rompo le scatole, ma lo faccio a fin di bene perchè il tema mi appassiona e sono, pure io, ingegnere.

Ammesso che, anche tenendo conto degli attriti e dell'efficienza complessiva del sistema il bilancio energetico sia positivo, il Mobile Gen non ha nessun vantaggio rispetto a piantare un palo con una turbina in cima. In particolare non ha il presunto vantaggio della mobilità del generatore, perchè nelle fasi 2 e 3 (stallo e recupero del kite) il sistema deve cedere energia. Questo si fa o alimentando il Mobile Gen con batterie o attaccando il sistema ad una rete elettrica.

Se usi le batterie tampone hai un sistema che puoi effettivamente trasportare, ma quanti cicli di carica-scarica puoi effettuare in totale prima di sostituirle? Faccio notare che i cicli di carica-scarica sono molti in un giorno, uno ogni volta che il kite sale e scende, probabilmente parliamo di svariati cicli ogni ora (dieci? venti cicli ora?). Le batterie durano 800/1000 cicli, poi devi cambiarle perchè l'effetto memoria va a ridurre l'efficienza del sistema.

Quindi non resta che collegare il sistema alla presa di corrente.

E poi mi chiedo: se voglio alimentare un ospedale da campo è meglio che mi porto appresso un generatore diesel, che magari inquina e costa, ma va 24 ore su 24, oppure mi porto appresso il Mobile Gen e spero che Eolo me la mandi buona?

Insomma, il Mobile Gen è una buona idea, ma non vedo molte applicazioni pratiche.

Poi ci sono tutta una serie di problemi a cui nessuno fa cenno, come ad esempio: quanto dura un kite? Si tratta in fondo di un oggetto in tessuto, soggetto a venti e sollecitazioni anche molto forti. Da velista dilettante so che una vela la cambi spesso: la vita utile di una vela (considero i periodi di reale utilizzo) può andare da qualche giorno per una deriva a un paio di mesi per qualcosa di più grande. Poi il tessuto è sfondato, le cuciture a pezzi, gli occhielli si staccano, etc. Probabilmente, a buon senso, la situazione per un kite è assai peggiore. Quindi bisogna fermare il generatore per sostituire vela e cavi: operazione semplice, ma necessaria ad intervalli ravvicinati.

E nel caso del KiteGen, con la sua rotazione, basta che un solo cavo si stacchi per fare un disastro, una macedonia di cavi e pezzetti di kite.

8
07 Lug 2008
alle 21:08

Marco Pagani

In questo post descrivo il funzionamento del Mobile Gen. L'esperienza mostrata nel video è un po' più complessa del volo di un aquilone, anche perché nessun aquilone vola così in alto e viene pilotato sulla base di misure di sensori di accelerazione.

I 2 cavi di pilotaggio sono gli stessi che servono per la generazione di energia.

Il prototipo verrà costruito; quando non so. Bisogna guardare ogni tanto gli aggiornamenti sul sito del KiteGen. Quando un progetto è enormemente complesso come in questo caso occorre  risolvere un'infinità di problemi e sembra che non si facciano progressi, ma credo che qualcosa comunque stia andando avanti, finanziamenti compresi.

A risentirci sull'argomento.

7
07 Lug 2008
alle 18:35

Giovanni

Concordo con le perplessità espresse...

Il Kitegen è una buona idea ma la realizzabilità pratica non si dimostra facendo volare un kite da postazione fissa. Quello lo fa anche mio figlio sulla spiaggia. Il video non dimostra niente, dimostra solo che se gli dai corda il kite se la prende fino a che non si ingarbuglia e viene giù. Poi basta tagliare la parte dell'ingarbugliamento e il video è fatto ;) 

Guarda caso nel video degli 800 metri si vede bene che il kite tocca terra molto distante dal punto di controllo. Saranno 200 metri? Perchè non hanno recuperato i cavi fino a portarlo vicino?

Per essere credibili dovrebbero costruire un impianto di piccole dimensioni, anche solo con due o tre aquiloni. Non servono prove a 800 metri di quota: per dimostrare la fattibilità del progetto e attrarre investimenti bastano 30 metri di quota e pochi metri di diametro. Se non lo hanno ancora fatto (la prima volta che mi sono imbattuto nel kitegen su internet è stato nel 2006) ci sarà un motivo.

Credo che, semplicemente, non sia possibile controllare il kite in volo oltre una certa quota con i cavi. La forza del vento agisce anche sui cavi di controllo, e si converte in una trazione e in una inerzia che rendono il kite incontrollabile. Uno dei video pubblicati sulla prova ad 800 metri mostra il kite compiere un cerchio quasi completo con estrema lentezza... non da l'idea di una manovra voluta. Mi da invece l'idea che a quella altezza con 800 metri di cavo non controlli più niente.

Più i cavi sono lunghi più l'azione del vento sui cavi unito al peso dei cavi rende il kite difficile da controllare: anche se sono estremamente inestensibili, i cavi si comportano in modo elastico perchè formano una catenaria dovuta al peso proprio e amplificata dal vento. E' un po' come tirare una barca dalla riva con un cavo molto lungo.... sembra facile mantenere il cavo in tensione, ma provate.

Insomma l'impressione guardando il video è che non risponda ai comandi. 

 

 

6
19 Giu 2008
alle 04:41

Nicola Mistrorigo

Mi dispiace per gli scettici, ma il prototipo del KiteGen è già stato testato con successo: http://sequoiaonline.com/blogs/media/sardegna1.mov . Per quanto riguarda la complessità del sistema di controllo, provate a pensare: Werner Von Braun faceva volare autonomamente le sue V2 già più di SESSANTA anni fa, oppure pensate a tutte  le sonde o ai satelliti che ci passano sopra la testa, si controllano in assenza di gravità! Comunque per chi fosse interessato ad una spiegazione tecnica consiglio di guardare il blog: http://sequoiaonline.com/blogs e i pdf pubblicati dall'IEEE.

5
11 Giu 2008
alle 19:17

paolomot

concordi con Marco

4
11 Giu 2008
alle 18:47

Marco Pagani

Concordo totalmente sulla semplicità. Guardo con interesse, speranza e simpatia al progetto KiteGen, ma non penso che quando entrerà in funzione potrà essere "la" soluzione ai problemi energetici.

Potrà dare un contributo molto importante, ma altrettanto dovranno fare le fonti rinnovabili distribuite sul territorio unito al risparmio e alla riduzione dei consumi.

Sicuramente la gestione del KiteGen è più complessa di quella di una centrale nucleare, perchè occorre controllare l'assetto di ogni singola vela in modo che cooperi con il tutto. Tuttavia, oggi abbiamo sensori, computer e sistemi di controllo che ai tempi di Fermi  nemmeno si sognavano. Per questo sono abbastanza fiducioso.

3
11 Giu 2008
alle 15:58

Gaetano

La complessità del KitGen è legata alla complessità della cinematica e dinamica da

gestire: convertire il moto caotico e complesso di un castello di aquiloni comandati da un

sistema di cavi lunghi circa 800 mt (identificabile come un sistema ad infiniti g.d.l.) in

moto rotatotorio uniforme (sistema ad 1 g.d.l.) grazie ad un sistema di sensori e una

elettronica di controllo.
Le mie minime conoscenze di meccanica razionale e fluidodinamica mi fanno presumere che il compito sarà molto arduo... probailmente più arduo che "spaccare in due" gli atomi !!!...

Saluti

Geatano Monaldi

2
11 Giu 2008
alle 14:13

Ironia di Mimmo

a proposito di "complessità costruttiva/gestionale" non credo che si possa riuscire a spaccare in due un atomo pesante e con l'energia che deriva dalla differenza delle massa scaldare acqua che possa metter in mto una turbina a vapore...no-no, non è proporio possibile.

1
11 Giu 2008
alle 13:52

Gaetano

La storia ci insegna che sono le idee semplici ad avere successo pratico. Il Kitegen, sebbene sia una idea molto originale e "spettacolare", presenta una complessità costruttiva/gestionale tale da vanificarne ogni tentivo di realizzazione pratica.

Senza nulla togliere al progetto KitGen ed alle "grandi" speranze in esso riposte, credo convegna valorizzare da subito idee più semplici e "concrete" come questa.

Saluti

Gaetano Monaldi

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