Ambienti, scienza e varia umanità
[Inizia oggi una breve serie di post dedicati all'effetto serra. Ne ho già parlato, soprattutto a proposito dell'IPCC, ma mi sembra opportuno fare il punto della situazione.]
La concentrazione di CO2 in atmosfera cresce grazie a tutti i combustibili fossili che bruciamo allegramente. Prima della rivoluzione industriale era a 278 ppm (parti per milione), nel 1959 era a 315 ppm e ora siamo a quota 385 (qui ho postato il grafico degli ultimi 30 anni).
Non basta però sapere quanta CO2 è presente; la cosa più importante è conoscere quanto contribuisce a riscaldare il pianeta. Per questo è stato inventato il concetto di forcing radiativo , che rappresenta l'eccesso di energia che raggiunge la superficie del pianeta rispetto all'epoca pre industriale a causa dell'effetto serra della CO2. Viene misurato in W/m². (Vedi oltre per alcuni dettagli matematici).
Qui arrivano le cattive notizie. Se tra il 1980 e il 2008 la CO2 è passata da 338 a 385 ppm con un aumento del 13.6%, il forcing radiativo è cresciuto da 1 a 1.7 W/m², con un aumento del 64.6%!
Il grafico in alto mostra come crescerà il forcing in funzione della CO2 nel prossimo futuro. Se continuiamo con il business as usual nel 2020 la CO2 raggiungerà i 410 ppm e il forcing sarà il doppio del 1980. Se per somma disgrazia dovessimo bruciare tutti i combustibili fossili ancora presenti nel sottosuolo del pianeta, la CO2 potrebbe superare i 700 ppm e il forcing quintuplicherebbe.
Benvenuti nell'Antropocene inferiore...
Aggiornamenti sull'effetto serra:
Il forcing radiativo viene calcolato dalla concentrazione C di CO2, espressa in ppm, mediante la formula
F = 5.35 ln (C/278) (W/m²)
essendo 278 ppm la concengtrazione preindustriale. La presenza del logaritmo non deve trarre in inganno così da pensare che F cresca più lentamente di C. Occorre ricordare che ln(1) = 0 e che in un intorno destro di 1 il logaritmo cresce con una pendenza di poco inferiore a 1; poichè la concentrazione relativa parte da 1 e il forcing da zero è chiaro che l'aumento del forcing è maggiore in termini relativi. Il coefficiente 5,35 lo rende poi anche maggiore intermini assoluti.
sì, mi piacerebbe approfondire, anche se ho la spiacevole sensazione di far solo chiacchiere mentre la nave affonda... ;-)
@ giz
L'atmosfera è un sistema caotico: piccole variazioni nelle condizioni iniziali portano a grandi variazioni negli effetti (è il famoso effetto farfalla). Tuttavia questo riguarda soprattutto le previsioni meteorologiche a livello locale e in un istante di tempo determinato. Se cresce il livello spazio-temporale, la climatologia riesce a fare previsioni più affidabili; ad esempio si sa che tutti gli anni ci sarà il monsone, oppure che c'è una stagione degli uragani, anche se non si può prevedere dove e quando ne nascerà uno e quale traiettoria seguirà.
Il clima, come le medie della popolazione, cambia piuttosto lentamente nel tempo. Oggi però siamo in presenza di fattori antropici che stanno accelerando questi cambiamenti. E' difficile prevedere tutti i possibili effetti del global warmin, per cui sicramente esiste una componenete caotica. Sappiamo che i mari si alzeranno, che aumenteranno le oscillazioni di temperatura e di piovosità, ma è difficile prevedere quanto e come.
@Paolo C. L'attività solare dovrebbe seguire cicli di 11 anni. (Non sono a conoscenza di cicli di durata maggiore). Se il forcing radiativo aumenta anche quando l'attività solare è al minimo non credo proprio che si possa parlare di attenuazione...
Comunque la questione dell'attività del sole richiede un maggiore approfondimento.
mi sembra che attualmente l'attività solare si mantenga ai minimi: questo potrebbe attenuare gli effetti del global warming? (almeno per un po', visto che la CO2 permane nell'atmosfera per decenni...)
alle 15:20
Jankovic Emilija
per quali scopi possiamo usare CO2 ?