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Il disgelo del permafrost accelera l'effetto serra . Ne avevamo già parlato 2 anni fa, ma ora le cose sembrano peggiorare.
Un articolo pubblicato su Independent , riferisce di una missione scientifica russo-svedese nell'artico. I ricercatori Gustafsson e Semiletov hanno trovato concentrazioni di metano 100 volte più elevate rispetto al normale background in molti luoghi lungo la costa settentionale siberiana.
Non stiamo parlando del permafrost terrestre (come nel post di 2 anni fa), ma del permafrost sottomarino. La quantità di metano intrappolata nella piattaforma continentale artica è enorme e probabilmente contiene più carbonio di tutte le riserve mondiali di carbone.
Il suo rilascio potrebbe portare l'effetto serra a livelli inimmaginabili (leggi Dove arriverà la CO2 bruciando tutti i fossili?). Scrive Gustaffson (citato dall'Independent)
«E' stata trovata un'aera estesa di rilascio intensivo di metano. In altri siti abbiamo trovato elevati livelli di metano dissolto [nell'acqua di mare]. Ieri per laprima volta abbiamo documentato una zona in cui il rilascio era così intenso che il metano non aveva tempo di dissolversi nell'acqua di mare, ma formava bolle che raggiungevano la superficie. Questi "camini di metano" sono stati dovumentati con ecolocalizzazione e strumenti sismici»
Il metano ha un global warming potential 20 volte superiore alla CO2. Il rilascio di metano sembra sia dovuto al riscaldamento del fondale a causa dell'apporto di acqua (relativamente) più calda dai fiumi siberiani.
Non si può fare nulla per arginare direttamente il fenomeno, mentre ahimè si sta facendo molto per aggravarlo. Mi riferisco alla corsa alle riserve petrolifere artiche: andare a ravanare il fondale è il modo migliore per accelerare il rilascio di metano...
Un ringraziamento a Paolo per la segnalazione.
Non esiste possibilità di recupero (facilmente domanda schiocca )?
alle 11:23
Marco Pagani
Se per ipotesi si potesse recuperare il metano liberato dal permafrost e bruciarlo si contribuirebbe meno all'effetto serra di quanto non accada lasciando uscire il metano incombusto.
Già, ma come recuperarlo? Qualsiasi intervento sul fondale, oltre ad avvenire in zone climatiche assai difficili, contribuirebbe forse solo a peggiorare le cose, dal momento che più il fondale è disturbato e più metano rilascia.
Forse il metano potrebbe essere fatto reagire con qualcosa in grado di intrappolarlo in una forma non volatile, ma vi immaginate (rischiecologici a parte) fare questo per tutta la piattaforma continentale a nord della Siberia?