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Come si muore in India tra i campi di cotone /1 Il dove e il quando

Mercoledì 12 Novembre 2008, 09:37 in Economia e ambiente, Manifesto e commenti generali, Sviluppo "insostenibile" di

Tasso%20suicidio%20maschile%20Maharashtra.jpg

Come promesso, torno a parlare del grave problema dei suicidi dei contadini in India, su cui esiste una amplissima documentazione. Uno dei lavori più interessanti è  stato curato da Srijit Mishra, ricercatore presso l'Indira Gandhi Institute of Development Research di Mumbai, che ha studiato lo stato del Maharashtra dove si è verificato il maggior numero di suicidi (oltre 33 mila in 10 anni).

In dieci anni, il tasso di suicidio maschile tra i contadini è passato da 15 per 100 mila a 55 per 100 mila. Credo che in nessun altro luogo al mondo si sia verificato un aumento così netto e rapido. (Per un confronto, in Italia il tasso maschile è circa 11 su 100 mila)

E' ancora più significativo il fatto che i contadini scelgano di togliersi la vita più degli uomini di città, dal momento che nelle società tradizionali i suicidi nelle campagne sono sempre stati poco numerosi (E. Durkheim, Il suicidio, 1897, p. 269).

Mappa%20suicidi%20Maharashtra.jpg

Il tasso di suicidio varia dal 25,5 nella regione costiera di Konkan fino al 115,5 della regione interna di Amravati (mappa a fianco).

Ora indovinate un po' dove si coltiva il cotone...

Come si può vedere da questa mappa, la zona del cotone si concentra soprattutto in Amravati e in Nagpur (le due regioni insieme prendono anche il nome di Vidarbha).

Vidarbha Jan Andolan Samiti, un'associazione di aiuto agli agricoltori, sostiene che in queste regioni il fenomeno dei suicidi non si è ancora affatto esaurito : 456 nel 2004, 660 nel 2005, 1886 nel 2006, 1213 nel 2007 e 635 fino a ottobre 2008. L'associazione ha fornito anche la mappa che riporto qui sotto in cui sono si vede la sovrapposizione tra le zone in cui si coltiva il cotone e le zone in cui si sono uccisi i contadini.

GMcotton-suicides.jpg

La mappa riguarda solo dieci mesi  tra il 2005 e il 2006, ma il livello di sovrapposizione è impressionante.

Tornerò a parlare del perchè i contadini scelgono volontariamente di lasciare questa vita. Per il momento mi limito a citare questa considerazione di Patel, ce considero piuttosto illuminante:

«In India,prima delle riforme liberiste, il governo garantiva un prezzo minimo per i raccolti, così i contadini sapevano in anticipo quali in cassi potevano aspettarsi, e quindi nei campi andava tutto bene. [...]

All'inizio degli anni novanta questo blocco di aiuti ai poveri delle campagne ha iniziato a sgretolarsi. Il governo, sventolando la bandiera delle riforme e della liberalizzazione, ha cominciato a smantellare il suo sistema assistenziale per l'agricoltura, imperfetto quanto vitale, così i contadini sono rimasti esposti alla disciplina liberomercantile. Purtroppo il libero scambio non ha dato alcun sostegno nè ha redistribuito alcunchè agli agricoltori che se la passavano male.» (R.Patel, I padroni del cibo, Feltrinelli 2008, pp. 29-30)

Non credo sia proprio un caso se l'impennata dei suicidi nelle campagne coincida con l'inizio del WTO e della globalizzazione...

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2 commenti
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13 Nov 2008
alle 13:37

Marco Pagani

In realtà l'India sta già avendo problemi alimentari, perchè la produzione di cibo non sta al passo con la popolazione e perchè il cibo non è equamente diviso tra la popolazione.

La disponibilità di cereali pro capite è salita da 140 kg/anno a quasi 160  kg/anno tra il 1975 e il 1990, per poi tornare a scendere a 155 nel 2003 (la FAO non ha dati più aggiornati).

Nelle campagne indiane si consumano oggi in media 2150 kcal/giorno, 100 in meno rispetto a 30 anni fa. Si stima inoltre che negli 8 stati pià popolosi circa un terzo dei contadini sopravviva con meno di 1800 kcal al giorno.

Il futuro indiano, almeno quello delle campagne, non è esattamente roseo, soprattutto se resterà nelle mani degli eocnomisti e delle multinazionali dell'agribusiness...

1
12 Nov 2008
alle 21:35

Rec

Domanda: se all'India viene a mancare la produzione agricola, con una forte crescita demografica, potrebbe avere problemi alimentari??Pensando all'Italia, non abbiamo forse un problema simile?Solo 9 mesi di cereali di riserva

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