Ambienti, scienza e varia umanità
La decrescita dei consumi alla fine è arrivata.
Si sono ridotti innanzitutto i consumi di energia, come è evidente dal grafico qui sopra (ottenuto dai dati resi disponibili dal Ministero per lo Sviluppo Economico).
Analizzando i dati mensili, si vede che la riduzione dei consumi nel corso del 2008 non è legata al prezzo del petrolio, dal momento che non c'è stata nessuna ripresa significativa dopo l'estate, quando il prezzo è notevolmente calato.
Grafici analoghi sono stati prodotti dall'ISAE per la fiducia dei consumatori e delle imprese manifatturiere (vedi oltre)
La crisi da sovracrescita inizia a farsi sentire. Per il momento è prematuro discutere se la crisi sia stata causata dal picco del petrolio o dal collasso di un sistema economico insostenibile.
A mio parere, questa crisi potrebbe rappresentare un'opportunità. L'opportunità di uscire dalla spirale infernale "più produzione-più consumo-più PIL", per ... iniziare a goderci la vita!
Non è un'affermazione provocatoria o paradossale; se ci si preoccupa meno del livello di reddito e di consumi, forse si può dedicare una quota maggiore del proprio tempo ad attività creative (arte, scienza, cultura...) e a quei rapporti umani gratuiti (famiglia, amici, volontariato) che il mercato cerca in ogni modo di trasformare in rapporti a pagamento.
A questo proposito, a parte l'improvvisazione di questo governo, non credo che la riduzione dell'orario di lavoro (e del salario) sia di per sè una cosa negativa. E' preferibile "spalmare" i sacrifici su tutti, che colpire solo alcuni con la perdita del lavoro. Questo naturalmente a patto che i sacrifici siano davvero spalmati su tutti, e in modo progressivo: soffre meno chi passa da 20000 a 15000 € di chi passa da 2000 a 1500.
Ridurre l'orario di lavoro significa (almeno in parte) uscire da un sistema industriale che ha fatto il suo tempo. Significa liberare tempo ed energie da dedicare al proprio orto o a "lavoretti" (installazioni, riparazioni, manutenzioni) nell'ambito delle comunità locali.
Si tratta di inventare un modo diverso di vivere. Non sarà semplice. Ma è possibile. In ogni caso, è meglio della proposta di continuare a incentivare i consumi superflui.
Questi sono i grafici dell'indicatore ISAE per la fiducia dei consumatori e delle aziende negli ultimi 15 anni. La crisi attuale è confrontabile con quella di tangentopoli del '92 o del post 11 settembre del 2002
Mi permetto di far notare che nell'ipotesi governativa il ridotto orario di lavoro corrisponde ad un ridotto salario, cosa che difficilmente farà assaporare la bellezza della vita a milioni di persone.
Inventare un modo diverso di vivere... eh, magari, perchè l'attuale è ormai intollerabile (oltre che insostenibile...).
Intanto approfitto di questo post per farti gli auguri per le festività e per il nuovo anno. Grazie del tuo lavoro.
Paolo
alle 02:12
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… il valore del tempo di un essere umano è inestimabile. Se uno ha tempo per godere della gioia della Vita allora sarà capace di accettare anche la sofferenza, ovvero il suo opposto. Se uno non ha il tempo per costruire una Vita (non un'esistenza come vuole l'attuale modello di "sviluppo") allora non può accettare la sofferenza e si riempie di pastiglie e farmaci di ogni genere perché non comprende come sia possibile dover provare solo sofferenza (stress ecc.). Forse potremo riscoprire quest'armonia degli opposti (jin & jan). La sofferenza è cosa nota: non ci resta che riscoprire il giocare, l'amare, l'esprimersi e tutto ciò che rinforza il quadro immunitario d'un essere umano e dà alle multinazionali delle medicine l'opportunità di crollare!
PS: ammettendo che una persona arrivi all'età di circa 95 anni, ho calcolato che si hanno a disposizione circa 3 miliardi di secondi di esistenza (trasformabili in Vita!): questo è, a mio parere, il "capitale" specifico di un essere umano. Chi baratterebbe 1 miliardo dei propri secondi (oltre 30 anni) con 1 miliardo di euro? Io no e non perché sia ricco, ma solo perché è semplicemente assurdo.
PS2: un mondo come quello descritto in "Lettere dalla Kirghisia" di Silvano Agosti (l'Immagine, 2006), in cui tutti lavorano ma non più di tre ore al giorno avendo il resto della giornata per vivere, mi sembra già un'ottima soluzione NON UTOPICA. Da (ri)leggere assolutamente ;-)