Ambienti, scienza e varia umanità
Credo che la maggior parte delle persone di buon senso si sia ormai convinta che i biofuel creano più problemi di quanti ne risolvono. Tuttavia è sempre bene ritornare ogni tanto sull'argomento.
La scorsa settimana sui PNAS è stato pubblicato un articolo (1) che mostra le difficoltà e i limiti nell'uso del biodiesel da soia e del bioetanolo da mais, in particolar modo di quest'ultimo.
Ecco in forte sintesi le conclusioni dell'articolo:
Insomma... chi ce lo fa fare?
La soia e il mais sono tra le colture vegetali che possono meglio sfamare l'umanità, per l'elevato apporto energetico e proteico: perchè dovremmo metterle nei serbatoi delle auto?
Vedi anche
(1) J.Hill et al., Environmental, economic, and energetic costs and benefits of biodiesel and ethanol biofuels, PNAS, 10.1073/pnas.0604600103.
Curiosamente, gli autori (che sono studiosi di ecologia) non usano il termine EROEI (di origine ingegneristica) e parlano invece di NEB, Net Energy Balance. E' strano come anche nel 21° secolo i concetti fanno fatica a passare da una discilpina all'altra!
Argomento decisamente interessante. Interessanti soprattutto oltre ovviamente le ben note difficoltà che coinvolgono un pensiero razionale e innovativo ma controcorrente rispetto agli interessi delle multinazionali, sono le possibilità di crescita tecnologica che il biofuel possiede. Mi chiedevo però come mai non si è mai parlato di un'ipotetica coltivazione di suddetti in suolo australiano ad esempio, dove il terreno non manca e neppure le sovvenzioni statali visto che al 2008 era possibile un simile investimento sostenuto per il 30% dallo stato.
@gianluca
Grazie per la precisazione; è vero: l'articolo non è nuovo. Stavo facendo ricerche sul sito PNAS e mi era sembrato che mi stesse mostrando articoli recenti.
Sicuramente l'agricoltura (non solo statunitense) non è sostenibile, sta in piedi solo grazie ai contributi (leggi petrolio).
Nel suo programma, Obama parla di agricoltura biologica (c'è qualche politico che lo fa in Italia?). Speriamo che riesca a fare qualcosa: difficile, dovendo trattare con una lobby superprotetta e supercoccolata...
solo una precisazione
l'articolo di pnas è del 2006 e conferma i risultati (come ordine di grandezza) di tutti quelli che hanno provato a fare la stessa analisi sugli stessi biocarburanti nelle stesse situazioni
ma questo secondo me solleva un problema molto più esteso
è sostenibile l'agricoltura statunitense?
o sta in piedi solo grazie ai combustibili fossili e agli enormi sussidi governativi (su cui democratici e repubblicani sono peraltro concordi)?
è sensato che il messico importi mais dagli USA?
Alla fine, mi dichiaro completamente d'accordo. A parte il fatto che bisognerebbe davvero ridurre i fertilizzanti chimici, cosa di cui dubito fortemente... La solita multinazionale dovrebbe dire: scusate, riprendetevi la vostra terra, ecc. ecc.
Una sola cosa: le emissioni di bioetanolo sono di poco inferiori a quelle del petrolio? Davvero?
@AA (n.6)
Certo, il discorso delle emissioni vale per tutte le attività umane. Non è però irrilevante sottolineare come le emissioni del bioetanolo sono di poco inferiori a quelle del petrolio, dal momento che uno dei punti di forza che viene propagandato per i carburanti "bio" è proprio quello della riduzione delle emissioni.
Fare un'agricoltura più sostenibile significa ridurre (o azzerare) i fertilizzanti chimici, in modo da ridurre (e quasi azzerare) le emissioni.
@ Pietro Lanzini
In questo blog non ho mai posto la questione biocarburanti si/no in modo ideologico, però ho cercato di mostrare, con dati ufficiali alla mano, i numerosi problemi che hanno i biofuel.
Sulla canna da zucchero brasiliana penso che abbia risposto benissimo Pietro Cambi su petrolio (intervento che sottoscrivo in pieno).
Per il resto osservo che:
Ci sono sempre opinioni diverse...
Un bocconiano dovrebbe sapere che difficilmente si farà la scelta sul "metodo migliore" o su quello che assicura vantaggi ambientali, ma si sceglierà sicuramente quello che fa più guadagnare "QUALCUNO", magari causa sovvenzioni pubbliche.
Però fa piacere vedere un bocconiano sognatore. Benvenuto...
Si parla delle stesse cose sul blog "petrolio", dove mi pare che gli argomenti di Pietro siano clamorosamente visti dall'altro lato della medaglia!
http://petrolio.blogosfere.it/2009/02/i-biocarburanti-e-le-macchine-di-sangue.html
Come in tutte le cose, non bisogna fare di ogni erba un fascio.
Io lavoro in università e svolgo attività di ricerca sui biocarburanti.
Se è vero che alcuni (etanolo da mais, etc) hanno bilancio energetico scarso e possono comportare competition for land, non dimentichiamoci che ce ne sono altri (canna da zucchero brasiliana, etanolo lignocellulosico) che assicurano ingentissimi vantaggi ambientali senza comportare conseguenze negative sul prezzo degli alimentari, sulla disponibilità di derrate agricole etc etc. Insomma, non si tratta di dire biocarburanti si o no, ma piuttosto biocarburanti COME. Sfruttare quelli e solo quelli che assicurano vantaggi ambientali e di security of supply, senza avere conseguenze negative in altri ambiti (e di questi biocarburanti "buoni" ne esistono diverse categorie... per non parlare dei cosiddetti biofuel di seconda generazione, attualmente in fase di sviluppo).
Si, sono d'accordo. Però lo stesso discorso vale più o meno per tutto. E in ogni caso sarebbe lo stesso discorso identico anche per mangiarsi il mais. il terreno non rimarrebbe incolto. Non credo sia l'aspetto peggiore. Tenere conto del bilancio di ogni ciclo purtroppo è complicatissimo. E dove c'è complessità... si tende a fare la cosa che rende di più economicamente! Bisognerebbe utilizzare il compost, ma è dura farlo capire.
La CO2 emessa dalla combustione non è ovviamente contata perchè è stata sequestrata dall'aria durante la crescita. Si emette CO2 producendo fertilizzanti e pesticidi, guidando trattori e mietitrebbie, spostando il mais con i TIR, facendo funzionare gli stabilimenti che producono bioetanolo. Il terreno abbondantemente concimato con urea emette inoltre N2O che è un potentissimo gas serra (GWP superiore a 300).
tutto condivisibile, a parte l'accenno sui gas serra. Ovviamente bruciando si emette CO2, ma questa fa parte del ciclo. Era la stessa CO2 che le piante hanno assorbito in precedenza, il bilancio è sostanzialmente in pari... o no?
Ho come l'impressione che l'utilizzo di questi biocarburanti sia fatto per rallentare la crescita della popolazione mondiale e far arrivare poche risorse nei paesi in via di sviluppo per far si che quelli ricchi possano mantenere il proprio potere. Trovo assurdo utilizzarli senza un vero motivo di fondo che potrebbe essere quello.
e con le microalghe come siamo messi?
alle 22:15
Marco Pagani
Il terreno è uno dei fattori in gioco; non bisogna dimenticare l'acqua (e in Australia non ce n'è molta) e i vari input energetici (quelli illustrati nel grafico del post).