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Biofuel: problemi e insostenibilità

Lunedì 2 Febbraio 2009, 10:43 in Economia e ambiente, Fonti rinnovabili, Sviluppo "insostenibile" di

Biofuel.jpg

Credo che la maggior parte delle persone di buon senso si sia ormai convinta che i biofuel creano più problemi di quanti ne risolvono. Tuttavia è sempre bene ritornare ogni tanto sull'argomento.

La scorsa settimana sui PNAS è stato pubblicato un articolo (1) che mostra le difficoltà e i limiti nell'uso del biodiesel da soia e del bioetanolo da mais,  in particolar modo di quest'ultimo.

Ecco in forte sintesi le conclusioni dell'articolo:

  1. L'EROEI del bioetanolo è modestissima, pari a 1,25: in pratica occorre spendere 1 J di energia per ottenerne 1,25. Un po' meglio va il biodiesel con 1,93, ma si tratta di performances del tutto scadenti rispetto all'eolico (oltre 20! ) e al fotovoltaico (da 4 a 10 ). Il grafico in alto (clicca per ingrandire) mostra la composizione del costo energetico per la produzione dei biofuel. Alcuni colori della legenda non appaiono nel grafico perchè il contributo è così piccolo da non essere visibile.
  2. Le emissioni di gas serra dovute alla produzione di bioetanolo sono comparabili a quelle del petrolio.  A parità di output energetico la riduzione è solo del 12%. Anche in questo caso va un po' meglio con il biodiesel, dove la riduzione è pari al 41%.
  3. Se anche tutto il mais e la soia coltivati in america dovessero essere destinati ai biofuel si soddisferebbe solo il 12% della domanda di benzina e il 6% di quella di gasolio.

Insomma... chi ce lo fa fare?

La soia e il mais sono tra le colture vegetali che possono meglio sfamare l'umanità, per l'elevato apporto energetico e proteico: perchè dovremmo metterle nei serbatoi delle auto?

Vedi anche

(1) J.Hill et al., Environmental, economic, and energetic costs and benefits of biodiesel and ethanol biofuels, PNAS, 10.1073/pnas.0604600103.

Curiosamente, gli autori (che sono studiosi di ecologia) non usano il termine EROEI (di origine ingegneristica) e parlano invece di NEB, Net Energy Balance. E' strano come anche nel 21° secolo i concetti fanno fatica a passare da una discilpina all'altra!

13
13 commenti
13
06 Apr 2009
alle 22:15

Marco Pagani

Il terreno è uno dei fattori in gioco; non bisogna dimenticare l'acqua (e in Australia non ce n'è molta) e i vari input energetici (quelli illustrati nel grafico del post).

12
06 Apr 2009
alle 22:03

Andrea

Argomento decisamente interessante. Interessanti soprattutto oltre ovviamente le ben note difficoltà che coinvolgono un pensiero razionale e innovativo ma controcorrente rispetto agli interessi delle multinazionali, sono le possibilità di crescita tecnologica che il biofuel possiede. Mi chiedevo però come mai non si è mai parlato di un'ipotetica coltivazione di suddetti in suolo australiano ad esempio, dove il terreno non manca e neppure le sovvenzioni statali visto che al 2008 era possibile un simile investimento sostenuto per il 30% dallo stato.

11
04 Feb 2009
alle 09:39

Marco Pagani

@gianluca

Grazie per la precisazione; è vero: l'articolo non è nuovo. Stavo facendo ricerche sul sito PNAS e mi era sembrato che mi stesse mostrando articoli recenti.

Sicuramente l'agricoltura (non solo statunitense) non è sostenibile, sta in piedi solo grazie ai contributi (leggi petrolio).

Nel suo programma, Obama parla di agricoltura biologica (c'è qualche politico che lo fa in Italia?). Speriamo che riesca a fare qualcosa: difficile, dovendo trattare con una lobby superprotetta e supercoccolata...

10
04 Feb 2009
alle 07:30

gianluca ruggieri

solo una precisazione

l'articolo di pnas è del 2006 e conferma i risultati (come ordine di grandezza) di tutti  quelli che hanno provato a fare la stessa analisi sugli stessi biocarburanti nelle stesse situazioni

ma questo secondo me solleva un problema molto più esteso

è sostenibile l'agricoltura statunitense?

o sta in piedi solo grazie ai combustibili fossili e agli enormi sussidi governativi (su cui democratici e repubblicani sono peraltro concordi)?

è sensato che il messico importi mais dagli USA?

 

9
03 Feb 2009
alle 19:08

AA

Alla fine, mi dichiaro completamente d'accordo. A parte il fatto che bisognerebbe davvero ridurre i fertilizzanti chimici, cosa di cui dubito fortemente... La solita multinazionale dovrebbe dire: scusate, riprendetevi la vostra terra, ecc. ecc.

Una sola cosa: le emissioni di bioetanolo sono di poco inferiori a quelle del petrolio? Davvero?

 

8
03 Feb 2009
alle 17:20

Marco Pagani

@AA (n.6)

Certo, il discorso delle emissioni vale per tutte le attività umane. Non è però irrilevante sottolineare come le emissioni del bioetanolo sono di poco inferiori a quelle del petrolio, dal momento che uno dei punti di forza che viene propagandato per i carburanti "bio" è proprio quello della riduzione delle emissioni.

Fare un'agricoltura più sostenibile significa ridurre (o azzerare) i fertilizzanti chimici, in modo da ridurre (e quasi azzerare) le emissioni.

@ Pietro Lanzini

In questo blog non ho mai posto la  questione biocarburanti si/no in modo ideologico, però ho cercato di mostrare, con dati ufficiali alla mano, i numerosi problemi che hanno i biofuel.

Sulla canna da zucchero brasiliana penso che abbia risposto benissimo Pietro Cambi su petrolio (intervento che sottoscrivo in pieno).

Per il resto osservo che:

  1. I biofuel da cellulosa o quelli di seconda generazione non vanno a competere direttamente con il cibo, ma devono pur essere coltivati da qualche parte. Se si dovesse usare solo terra non agricola le rese sarebbero probabilmente basse. Se però cresce la domanda di questi combustibili, la macchina economica inizierà a spostarsi inevitabilmente su terre più fertili, portando via terra all'umanità affamata.
  2. In ogni caso in questo momento la megamacchina economica dei biofuel sta divorando mais a tutto spiano, (come illustrerò prossimamente in un post) e non sembra che abbia alcuna intenzione di smettere.
7
03 Feb 2009
alle 13:54

AA

Ci sono sempre opinioni diverse...

Un bocconiano dovrebbe sapere che difficilmente si farà la scelta sul "metodo migliore" o su quello che assicura vantaggi ambientali, ma si sceglierà sicuramente quello che fa più guadagnare "QUALCUNO", magari causa sovvenzioni pubbliche.

Però fa piacere vedere un bocconiano sognatore. Benvenuto...

Si parla delle stesse cose sul blog "petrolio", dove mi pare che gli argomenti di Pietro siano clamorosamente visti dall'altro lato della medaglia!

http://petrolio.blogosfere.it/2009/02/i-biocarburanti-e-le-macchine-di-sangue.html

6
03 Feb 2009
alle 11:26

pietro lanzini

Come in tutte le cose, non bisogna fare di ogni erba un fascio.

 Io lavoro in università e svolgo attività di ricerca sui biocarburanti.

Se è vero che alcuni (etanolo da mais, etc) hanno bilancio energetico scarso e possono comportare competition for land, non dimentichiamoci che ce ne sono altri (canna da zucchero brasiliana, etanolo lignocellulosico) che assicurano ingentissimi vantaggi ambientali senza comportare conseguenze negative sul prezzo degli alimentari, sulla disponibilità di derrate agricole etc etc. Insomma, non si tratta di dire biocarburanti si o no, ma piuttosto biocarburanti COME. Sfruttare quelli e solo quelli che assicurano vantaggi ambientali e di security of supply, senza avere conseguenze negative in altri ambiti (e di questi biocarburanti "buoni" ne esistono diverse categorie... per non parlare dei cosiddetti biofuel di seconda generazione, attualmente in fase di sviluppo).

pietro.lanzini@unibocconi.it

 

5
03 Feb 2009
alle 10:55

AA

Si, sono d'accordo. Però lo stesso discorso vale più o meno per tutto. E in ogni caso sarebbe lo stesso discorso identico anche per mangiarsi il mais. il terreno non rimarrebbe incolto. Non credo sia l'aspetto peggiore. Tenere conto del bilancio di ogni ciclo purtroppo è complicatissimo. E dove c'è complessità... si tende a fare la cosa che rende di più economicamente! Bisognerebbe utilizzare il compost, ma è dura farlo capire.

4
03 Feb 2009
alle 10:19

Marco Pagani

La CO2 emessa dalla combustione non è ovviamente contata perchè è stata sequestrata dall'aria durante la crescita. Si emette CO2 producendo fertilizzanti e pesticidi, guidando trattori e mietitrebbie, spostando il mais con i TIR, facendo funzionare gli stabilimenti che producono bioetanolo. Il terreno abbondantemente concimato con urea emette inoltre N2O che è un potentissimo gas serra (GWP superiore a 300).

3
03 Feb 2009
alle 10:03

AA

tutto condivisibile, a parte l'accenno sui gas serra. Ovviamente bruciando si emette CO2, ma questa fa parte del ciclo. Era la stessa CO2 che le piante hanno assorbito in precedenza, il bilancio è sostanzialmente in pari... o no? 

2
02 Feb 2009
alle 17:54

Alessio

Ho come l'impressione che l'utilizzo di questi biocarburanti sia fatto per rallentare la crescita della popolazione mondiale e far arrivare poche risorse nei paesi in via di sviluppo per far si che quelli ricchi possano mantenere il proprio potere. Trovo assurdo utilizzarli senza un vero motivo di fondo che potrebbe essere quello.

1
02 Feb 2009
alle 11:43

Paolo

e con le microalghe come siamo messi?

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