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Giu 0925

Sviluppo, ecovoracità e schiavitù

Pubblicato da Marco Pagani alle 09:31 in


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Distruzione dell'ambiente e sfruttamento dei più poveri non sono nati oggi, ma hanno radici antiche.

Da 500 anni, prima l'Europa e poi il Nord America hanno costruito la loro ricchezza saccheggiando le risorse naturali del mondo e riducendo in schiavitù interi popoli. 

Questa semplice verità storica (1) fatica a farsi strada nella mente dell'uomo bianco. Qualcosa era stato detto al tempo del Giubileo, ma ora temo che i più l'abbiano dimenticato...

E' difficile invertire una tendenza secolare eppure dobbiamo farlo per il bene del pianeta e dell'umanità.

Il primo passo è rendersi conto che se il motore dello sviluppo è la tecnologia, la "benzina" viene fornita dalle risorse naturali e dal lavoro sottopagato di uomini e donne.

Lo sviluppo è sostanzialmente ecovoro (2), cioè divora le risorse della Terra. Questo accade almeno dalla fine del medio evo. I combustibili fossili hanno moltiplicato per cento e per mille l'ecovoracità.

Per questo il 21° secolo dovrebbe avviarsi all'insegna di una robusta cura dimagrante...

(1) Ho sempre avuto una certa percezione di questo fatto, ma ha assunto per me il rango di "verità storica" dopo aver letto Le vene aperte dell'America Latina di Eduardo Galeano; è un libro assolutamente straordinario che tutti dovrebbero leggere, non una, ma almeno due volte, per cogliere appieno il significato di quanto viene raccontato. Per motivi imperscrutabili sono rimasto ignaro di quest'opera fino a quando ho scoperto Galeano attraverso una citazione in Shock economy . Grazie Naomi!

(2) Ecovoro è una parola che ho inventato in questo post per significare "divoratore dell'ambiente, delle risorse e delle bellezze naturali". Per coerenza di greco occorrerebbe dire "ecofago", ma sarebbe parola più oscura e facilmente confondibile con "esofago". D'altra parte anche "energivoro" usa la stessa commistione di greco e latino.

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Commenti

1. Marco, Giovedì 25 Giugno 2009 ore 11:46

Gaia sta avviandosi verso una transizione di stato o di fase o di paradigma, come preferite, che è unica nella sua storia, per quanto ne sappiamo.

Non solo per la quantità di esseri umani, ma per la qualità delle menti di questi.

Sebbene aleggi la sensazione di un generale e profondo scadimento del genere umano,la qualità emergente da questo tumulto di individui, sembra proprio essere quella della consapevolezza della propria natura.

Il fatto di essere sempre più in bilico fra l'autodistruzione e una più profonda metamorfosi, mi sembra proprio che certifichi la grandiosità e singolarità del cambiamento in corso.

Per partorire un'umanità nuova Gaia potrebbe soccombere al parto, e noi dovremmo sopravvivere come orfani.

Tutto potrebbe finire in aborto.

O in duplice decesso.

Ma dopo un parto travagliatissimo, partoriente e nascituro potrebbero sorridersi a vicenda.

Dobbiamo scegliere e in fretta tra rinascere, soccombere, sopravvivere.

Un parto può durare un giorno, una notte ma non una vita intera.

 

Marco Sclarandis.

 

 

2. Aldo, Giovedì 25 Giugno 2009 ore 13:48

Marco: "Questa semplice verità storica (1) fatica a farsi strada nella mente dell'uomo bianco."

Direi che fatica almeno altrettanto a farsi strada nella mente degli uomini d'ogni colore, come intuiamo dal desiderio di "sviluppo" dei Paesi asiatici (e non solo), che proprio candeggiati non sono, e dal numero di persone variamente colorate che ambiscono a raggiungere l'Occidente per condividerne le usanze "ecovore".

Attenzione ai sentimenti razzisti, che razzisti rimangono anche se di segno opposto a quello che la convenzione attribuisce al lemma. La parola d'ordine sia: equidistanza.

3. Marco, Giovedì 25 Giugno 2009 ore 21:23

Un libro da leggere.L'ho terminato da poco.

"NIENTE" di Alberto Salza, antropologo.

Interessante anche perchè l'autore non pare credere nella decrescita come strumento per risolvere il problema della povertà estrema.Siccome l'autore non è un fesso,tutt'altro, il suo pensiero è da indagare.

 Marco Sclarandis.

4. Marco Pagani, Giovedì 25 Giugno 2009 ore 21:57

@ Aldo

In ogni paese povero le "borghesie" locali sono sempre state conniventi con l'ecovoracità dei bianchi; hanno approfittato dei frutti dello sviluppo senza condividere nulla con la maggior parte della popolazione. La maggior parte della popolazione mondiale non ha certo la consapevolezza storica del perchè è povera. Se la avesse, sarebbe un pochino più arrabbiata verso l'occidente.

Questa consapevolezza  inizia per fortuna a farsi strada in america Latina, dove tutti i paesi (a parte il Messico e la Colombia) hanno iniziato a prendere in mano il loro destino.

@ Marco S.

Grazie per la segnalazione. Estremamente interessante, sia per  il sottotitolo, Come si vive quando manca tutto, sia per il fatto che l'autore è fisico, oltre che antropologo.

Il problema della povertà estrema non ha bisogno della decrescita, perchè potrebbe essere risolto con un minimo di giustizia. Se i 400 miliardari più ricchi hanno un reddito paragonabile a 2,5 miliardi di poveri, è chiaro che non occorrerebbe un grande sforzo per migliorare questo mondo!

La decrescita  è una sfida per i paesi ricchi (o che lo stanno diventando) per poter vivere in modo ambientalmente sostenibile. E' evidente (Latouche è il primo a dirlo) che chi vive in povertà estrema ha bisogno di un po' di crescita. Vi invito anche a leggere il mio post Cosa manca? che affronta esattamente il problema sollevato da Salza.

5. Marco, Venerdì 26 Giugno 2009 ore 00:13

Un altro libro stupendo, è "I bottoni di Napoleone" scritto da due chimici, dove si racconta la storia di diciassette molecole che hanno influenzato la storia dell'umanità, dal fenolo e derivati,al glucosio, la nitroglicerina,il cloruro di sodio,e tante altre meno rinomate.E dove avidità, ingegno ,fortuna e schiavitù sono indissolubilmente intrecciate. Un piccolo gioiello di eccellente divulgazione.Da far resuscitare un Primo Levi dalla tomba.

Un saluto, da Marco(Sclarandis) a Marco

 

 

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