Ambienti, scienza e varia umanità

[Leggi anche le altre ecoquote di Basta!]
«Dal giorno della pubblicazione de I limiti dello sviluppo , abbiamo convissuto con la consapevolezza che viviamo in un ecosistema fragile, che uno sviluppo economico senza fine è impossibile e che quando guadagnamo e consumiamo, rendiamo il mondo potenzialmente peggiore per i nostri figli.
Oggi anche le coscienze dei più aggressivi consumatori occidentali vengono regolarmente trafitte da schegge di eco-consapevolezza.
Allora, com'è che nulla è cambiato? Perchè la nostra cultura continua a crescere, sgobbare, produrre, qaundo sappiamo che potrebbe esserci fatale? [...]
Concettualizzare tuta questa faccenda del pianeta in pericolo è estremamente difficile per dei cervelli che si sono evoluti per scampare al terribile percorso di vita chiamato Pleistocene, piuttosto che per comprendere il loro ruolo nel sistema planetario.
Lo sviluppo è stato troppo improvviso per il nostro caro vecchio impianto mentale. [...]
A quanto pare, cercare di fare appello alla parte pensante del nostro cervello può rivelarsi molto frustrante. Per il bene della democrazia dovremmo continuare a bombardare i cervelli alti degli elettori con argomentazioni assenante sul perchè farebbero bene a comportarsi in modo eco-sostenibile.
Ma le prove dimostrano che dobbiamo anche lottare per la parte bassa, dove vengono prese molte decisioni economiche, e dove il mondo strabordante del marketing ha passato molto tempo a fare danni.
Dobbiamo trovare qualcosa che faccia appello ai nostri circuiti da età della pietra [...]
La nuova sbruffonata dovrebbe essere: "Me la spasso molto più di te, perchè la mi aecologia personale è più forte: so di avere quanto basta." »
John Naish, Basta! Con i consumi superflui, con chi li incentiva, con chi non sa farne a meno, Roma 2009, pp174-183
Forse questa crisi cambierà profondamente il mondo da quello che era prima; la disoccupazione è ancora in aumento, i consumi calano, i deficit pubblici scoppiano come bolle e prima o poi i debiti si devono pagare. Anche ecologici.Tutto questo nonostante le pompose dichiarazioni di ripresa "ufficiali".
Is this a great depression?
alle 09:48
Marco Pagani
Il mio timore è che la crisi non stia cambiando a sufficienza le nostre abitudine consumistiche ed ecovore, radicate ormai da più di un cinquantennio.