Ambienti, scienza e varia umanità
Il futurismo aveva il culto della velocità, ma la troppa velocità crea disuguaglianza e consuma voracemente risorse non rinnovabili
«Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità.» Così scriveva cento anni fa Marinetti nel Manifesto del Futurismo .
E proseguiva, con una certa magniloquenza: «Un'automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un'automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della Vittoria di Samotracia.»
Oggi è abbastanza facile ridere di questa prosa pomposa e ingenua... Quando l'ultima delle carcasse delle automobili arrugginirà al sole, la straordinaria Nike di Samotracia si ergerà ancora in tutta la sua bellezza!
Cento anni dopo, a cavallo del picco del petrolio, possiamo considerare il futurismo un cumulo di sciocchezze, l'esaltazione per una fase oltremodo transitoria e scialacquatrice della storia umana, che non verrà ricordata con particolare benevolenza dai posteri ...
Lascio agli esperti di estetica valutare se la velocità si possa considerare davvero una bellezza.
Mi limito solo a ricordare che per Ivan Illich, la velocità eccessiva costruisce disuguaglianze sociali: può la disuguaglianza essere bella?
Noto anche che nell'ottica di Marinetti, volto a celebrare «il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, ... le stazioni ingorde, ... le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie...» gli unici veri poeti dovrebbero essere gli ingegneri e i tecnici che costruiscono e mantengono impianti e mezzi di trasporto. Una prospettiva un tantino angusta direi...
L'immagine in alto è il quadro Mercurio passa davanti al sole del pittore futurista Giacomo Balla.
Trovo il tutto assolutamente privo di senso.
Perchè ridimensionare e irridere della sua ingenuità un movimento artistico come il Futurismo dopo cento anni e sull'onda della teoria del picco. Cento anni fa voi sareste stati con il gruppo dei futuristi a inneggiare alla velocità, al progresso, all'innovazione. Il Futurismo era un gruppo avanguardista come credo voi ritenete di essere. Erano irrisi dai contemporanei che non vedevano nell'automobile un segno del progresso. Come chi non vede nell'esaurimento delle risorse un segno dei tempi che cambiano.
Volete dimostrare come erano sciocchi i futuristi? Perchè allora non gli illuministi, oppure i puntinisti, cubisti, etc. La Nike si Samotracia o Vittoria Alata era un trionfo alla guerra. Vogliamo ancora sostene che è tanto meglio del "miope" manifesto futirsta? Gli artisti prendono dalla realtà circostante, interiorizzano e esternano nella forma che più gli è consona. I quadri dei futuristi sono magnifici. Punto e basta.
La vera colpa di Marinetti è stata quella di essere preso dentro dal fascismo. Ma cosa volete in Italia si vota ancora Berlusconi.
Quanto al fatto che gli unici poeti debbano essere gli ingegneri non commento neanche. Loro avrebbero dovuto avere gli strumenti per presagire un immane disastro ma anche loro erano tutti presi dall'euforia del progresso e si sono fatti accecare. Come tutti.
Chissà cosa non stiamo vedendo ora noi di cui tra cento anni rideranno sonoramente.
Un ingegnere migrante.
Grazie per i commenti. Concordo molto con quanto dice Marco a proposito del fatto che abbiamo impiegato un secolo a comprendere che "lento è bello".
@ Carlo. Mi ricordo anch'io dei rifiuti nel film di Woodstock. A quell'epoca i giovani americani erano del tutto integrati nel ciclo del consumo, ma sognavano un mondo diverso e pacifico. E poi si è trattato di un movimento di massa.
Marinetti e gli altri poco dotati artisti come lui hanno ottenuto la notorietà attraverso la provocazione, cantando le lodi dei pugni, degli schiaffi e della guerra, oltre al disprezzo delle donne e del femmnismo. Sembravano "futuristi", ma in realtà erano assai legati alla società patriarcale, visto che chi disprezza le donne di solito è perchè ne ha paura...
Diverso sarebbe il discorso se si provasse a fare una poesia della modernità. Perchè Foscolo ha potuto fare una poesia su Luigia Pallavicini caduta da cavallo, e nessun poeta si è cimentato con la morte di Villeneuve oppure di Pantani?
Perchè Monti ha potuto fare una poesia sulla mongolfiera e nessuno si cimenta a fare poesia sul volo aereo o spaziale? Be' in realtà qualcuno (caso unico lo ha fatto). Leggetevi la bella poesia di Evtuschenko Sono Gagarin, il figlio della Terra).
Uno dei pochi scrittori che conosco che ha fatto poesia della modernità è Ray Bradbury, non solo con Cronache Marziane, ma anche e soprattutto con la raccolta Il grande mondo laggiù. Ma questo è un altro discorso rispetto al futurismo.
Io ci andrei molto molto piano a burlarmi del futurismo.
Certo, sono descrizione davvero datate ma ricordiamo a chi parlavano, da dove venivano, cosa NON volevano più eccetera...
Ho rivisto il film di Woodstock da poco: avete presente le scene finali? Una devastazione di rifiuti (che l'organizzazione in qualche modo raccoglieva... in qualche modo bruciava eccetera). Chi li lasciò quei rifiuti? Gli spettatori del Festival di Woodstock: qualcosa dal 1969 è cambiato ma persino loro che erano "avanti" non consideravano quello un gran brutto modo di lasciare un prato. Non me la sento però di deriderli, come non me la sento di deridere i futuristi.
L'estetica, così come altre cose, resta un fatto transitorio, di moda. Ho visto un vecchio documentario in cui ci si riferiva a una zona paludosa ricca di avifauna e pressochè disabitata, come a un posto orribile che per fortuna di lì a poco sarebe stato bonificato. Allo stesso modo è possiblile che gli stupendi spettacoli che ci offre la natura torneranno ad essere una visione orribile per i nostri discendenti. Così come i pantaloni a vita bassa!:)
Caro Marco, mi fa piacere leggere il tuo post ispirato dal futurismo.Recentemente mi sono letto una biografia di Gabriele D'Annunzio che ha vissuto da uomo più che maturo quell'epoca tumultuosa e che tacciato dal Marinetti d'essere"un cretino con lampi d'imbecillità" ricevette dal Vate un insulto ancora più caustico e futurista:"cretino fosforescente"..........mai sfidare i veri poeti se non se ne ha la stoffa.Ci sarebbe tanto da dire sul futurismo, e tanto da imparare sulla natura umana attraverso di esso. Ritengo la nostra natura irrimediabilmente schizofrenica.Quel movimento fu certamente una reazione ad un presente muffitoso e indolente volto ad un grandioso passato impossibile da rivivificare, e come tale aveva degli aspetti positivi.Però, questa esaltazione della velocità quasi parossistica, conteneva in nuce il seme della sua autodistruzione.Oggi, sta prendendo piede un ritorno alla lentezza, e con ottime ragioni ma c'è voluto un secolo di deliri per accorgerci dell'errore.La fisica c'insegna che la relazione tra velocità ed energia non è lineare ma geometrica, e quasi derivasse da un tabù metafisico, il raggiungimento della velocità della luce, implica che il tempo a quella velocità si fermi.Andare alla massima velocità, invece che portare nel futuro, congela nel presente.
Affinchè una cosa esista, deve stare dentro un limite, tant'è che come ogni fisico di rango sa, se qualcosa vuole fiondarsi nell'infinito, o non è di questo mondo, o c'è qualche errore nei calcoli. Naturalmente ciò non significa che gli infiniti non esistano.Al contrario.Ma le regole derivanti dagli infiniti sono sconcertanti, controintuitive, paradossali, ancor più della nostra umana e mortale natura.
Gi unici veri poeti dovrebbero essere gli ingegneri.
Forse basta rivoltare la frase, e aggiungerla come seguito a sè stessa , per stare in questo mondo in un modo un pò più paradisiaco.
Un caro saluto da un tuo affine
Marco Sclarandis
alle 23:25
Marco Pagani
@ Sal
Sì, l'ho scritto nel post e lo ammetto, è fin troppo facile oggi sparare su Marinetti, ma d'altra parte il centenario del manifesto mi ha subito fatto pensare al picco del petrolio. Seguono alcune considerazioni in ordine sparso.