Ambienti, scienza e varia umanità

Definiamo quindi l' impronta alimentare (1) come l'estensione media di terra coltivabile necessaria a sostenere i consumi alimentari diretti (prodotti vegetali) e indiretti (mangime per animali) di un essere umano.
Si può calcolare utilizzando il database FAOSTAT della FAO che fornisce dati sui consumi e le rese di 78 prodotti agricoli principali. (2)
I risultati sono illustrati nella figura in alto: ogni italiano ha bisogno in media di 2376 m² di territorio. Peccato che abbiamo a disposizione soltanto 1460 m² a testa (3). Questo significa che ciascuno di noi utilizza in media 920 m² di terra coltivabile in qualche altra parte del pianeta.
La terra in Italia non basta dunque per i nostri consumi alimentari. Ne seguono due evidenti conclusioni:
(1) L'impronta alimentare (IA) è un concetto analogo all'impronta ecologica (IE), ma riferito solo alla terra coltivabile.
L'IE è un indicatore dei nostri consumi (che tiene conto ad esempio anche dell'area di foresta necessaria ad assorbire le nostre emissioni), mentre l'IA è una realtà fisica ben precisa, dal momento che in qualche luogo del pianeta esistono parcelle di terra che provvedono in modo diretto o indiretto al nostro nutrimento.
(2) Per ognuno dei 78 prodotti vegetali il database della FAO fornisce informazioni sui consumi diretti e indiretti e sulla produzione e le rese. Se m(i) è il consumo annuale pro capite di un dato genere (i=1,2,..78) e r(i) è la relativa resa agricola, l'area necessaria è data da A(i) = m(i)/r(i).
Ad esempio, in Italia nel 2005 il consumo pro capite di grano è stato pari a 148 kg e la resa a 3,64 t/ha = 0,364 kg/m². L'impronta relativa al grano è quindi data da 148 kg/(0,364 kg/m²) = 407 m².
L'impronta alimentare complessiva è data dalla somma di tutti i contributi:
IA = Σi A(i) (l'indice i varia da 1 a 78)
Ogni m(i) può essere inoltre suddiviso in consumo vegetale diretto, indiretto (come mengime per animali) e consumo non alimentare. Per alcuni prodotti (soia, olio di palma e di cocco, caffè, tè, cacao, vino e birra) bisogna fare delle considerazioni aggiuntive che non spiego qui per mancanza di spazio; spero prima o poi di scrivere un articolo completo.
(3) Il link precedente su produzione e rese fornisce anche informazioni sull'estensione di terra utilizzata in Italia per ogni prodotto
@ Simone
Grazie per l'augurio, ma penso che non arriverò mai nemmeno a fare l'assessore...
@ Noel
Hai tratto le conclusioni che avevo lasciato implicite nel post. Con le rese attuali, la terra dipsonibile in Italia dovrebbe essere sufficiente per una dieta vegetale o quasi vegetale (con una quota residuale di animali che si alimentano solo di pascoli alpini e collinari). Ho iniziato a fare i conti per calcolare un'«impronta vegana» e un'«impronta biologica», ma non li posso finire subito.
@ vac
Certo, cementificazione e uso del suolo agricolo per mangimi e biofuel sono due problemi di tipo diverso.
confermi quanto ho scritto
La carne è un lusso... Ma è un bene rinnovabile.
Il terreno ricoperto di cemento non è (facilmente) recuperabile.
Mi oppongo a mettere sullo stesso piano problimi così distanti.
@3
non è un fatto di scannarsi contro questo o quello: penso che il male siano entrambe le cose. Il consumo di carne e del territorio.
Pagani ministro dell'agricoltura!
Più che scannarvi contro la carne io penserei al cemento.
Innanzitutto in assenza di fertilizzanti chimici e di gasolio gli animali saranno indispensabili, punto secondo: un terreno adibito a biocomustibili o allevameto e'facillmente riconvertibile, rimuovere case, palazzi, strade e cemento in generale sarà molto +difficile.
se abbiamo a disposizione 1460 m² a testa e per la coltivazione umana servono 1225 m² mi pare che con una dieta vegan (ottima e salutare) potremmo farcela.
Ma la bistecca è un tabù, meglio andare verso la catastrofe ma con la bocca piena di pezzi di cadavere
ci sono case automobilistiche che puntano esplicitamente s l'etanolo,
volvo produce motori tri-fuel benzina-gpl-etanolo
ford fa motori a benzina predisposti per funzionare con miscele al 85% etanolo e 15% benzina.
non un bel segnale
alle 08:35
E.F
Ma quanto del cibo "consumato" è veramente mangiato e qunto si perde per a causa degli sprechi della società moderna? mi spiego con un esempio: in panetteria il pane del giorno dopo che fine fa? viene buttato o riusato come mangime? lo stesso ragionamento va fatto per tutti i prodotti scaduti al supermercato....