Ambienti, scienza e varia umanità
Tutti conoscono (anche se forse non abbastanza) Mohandas Karamchand Gandhi per la sua straordinaria teoria e pratica della non violenza.
Meno conosciuta è la sua critica allo sviluppo industriale e alla civiltà moderna, che lo rendono un pioniere della sostenibilità. Il suo primo scritto sull'argomento, Hind Swaraj (l'autogoverno dell'India) è infatti del 1909.
L'economista canadese Charles Koilpillai ha provato a sintetizzare i principali contributi del Mahatma all'economia della sostenibilità, attribuendogli due importanti teoremi di impossibilità:
Primo teorema di impossibilità:
Un continuo incremento di benessere materiale non assicura la felicità, a causa della tendenza dei bisogni di moltiplicarsi ancora più velocemente; la soluzione del problema economico attraverso l'aumento continuo della produzione materiale è una falsa soluzione.
Tutti gli esseri umani devono avere abbastanza per soddisfare i loro bisogni primari. La riduzione delle disuguaglianze, il provvedere la piena occupazione e lo sradicamento della povertà sono gli obiettivi principali, mentre la crescita economica non è un obiettivo in sè, ma semplicemente la conseguenza del raggiungimento delle altre mete.
Secondo teorema di impossibilità
Sarà impossibilie per l'industrializzazione fornire una soluzione soddisfacente ai problemi economici dell'umanità. L'industializzazione infatti
Si tratta di affermazioni basate su solide considerazioni scientifiche, ma ahimè ancora troppo poco diffuse nella cultura corrente.
Quando Gandhi entrerà a pieno diritto nei manuali di economia, sarà già troppo tardi?
P.s. scusa l'errore @marco Pagani #4
@ paolo
Vedi qual'è il problema? Davanti non a una (unione sovietica), non a due (cambogia), non a trenta (tt gli stati ex orbita sovietica), non a trecento (tutti i paesi non allineati, Jugoslavia in testa) casi di clamoroso fallimento, qualcuno preferisce decantare Cuba (dove i dissidenti vengono lasciati morire di fame), i neocomecologisti sudamericani (che si fanno eleggere a vita e chiudono le TV), cioè situazioni che a voler essere benevoli si potrebbero tener in 'giudizio sospeso', in attesa che la Storia faccia il suo corso.
Mi citi oltretutto Rifkin, quello dell'idrogeno: ma un tizio del genere, secondo te, spassionatamente, dopo quello che ha scritto in tema energetico, ha una qualche minima credibilita'? Ma ti rendi conto della fonte che citi? Ma allora tanto vale che parliamo di Grillo!
Liberi tutti di pensarla come si vuole, di guardarsi l'ombelico per i prossimi 200 anni, di cantarsela e credersi nel giusto 'per default': ma la Storia e la termodinamica stanno li, quelle non si piegano ne al gusto del bello ne a quello del giusto: se non lo capite che riproporre quello che è già stato bocciato non serve ad andare avanti, che ci possiamo fare? La storia e la termodinamica vi passeranno sopra, come han sempre fatto.
@ vac
All'inizio del '900 Gandhi usava naturalmente un linguaggio diverso dal nostro (il testo che ho riportato nel post fa riferimento a quanto scritto da Koilpillai); tuttavia Gandhi aveva ben chiara l'idea di impatto ambientale, come si vede da questa famosa frase (apparsa nel 1928 sul suo giornale Young India):
God forbid that India should ever take to industrialism after the manner of the West. If an entire nation of 300 millions took to similar economic exploitation, it would strip of the world bare like locusts.
Oggi vediamo un miliardo di locuste dei paesi ricchi intente all'opera di devastazione...
@ gio
L'idea che gli uomini pensano soprattutto al proprio benessere e non a quello degli altri ci è stata instillata in testa da due secoli di ideologia economica, così come l'illusione che perseguendo i propri scopi egoistici si ottenga il benessere collettivo.
Su questo argomento consiglio la lettura di "La civiltà dell'empatia" di Rifkin, che mostra quanto i sentimenti empatici siano fondamentali per la costruzione della società.
In realtà le teorie di Gandhi non sono mai state realizzate in nessuno stato, se non forse a livello locale; lo stesso Nehru abbracciò un modello di sviluppo industralista, salvo poi pentirsene negli ultimi anni di vita.
Non bisogna confondere il modello Gandhiano con le realizzazione del socialismo reale in Unione Sovietica, che è stato industrialista e sviluppista quanto il capitalismo.
Esperienze come quella di Cuba, del Chiapas, della Bolivia o del socialismo africano alla Nyerere sono forse più vicine allo spirito di Gandhi; non si può dire che queste esperienze abbiano fallito, soprattutto tenuto conto della guerra senza quartiere che viene loro fatta dai poteri forti dell'economia occidentale.
Il punto sostanziale mancato pero' da Gandhi, almeno nell'estratto qui presentato, è che la massa è somma di individui; individui che percepiscono il loro personale benessere 'piu' vicino' del benessere dell'umanità, e al quale, pertanto, pongono piu' attenzione.
Motivo per il quale TUTTI gli esperimenti sociali basati sull' equa distribuzione delle risorse sono miseramente falliti in oltre 200 anni di storia dalla rivoluzione francese in poi.
La consapevolezza, credo assodata almeno in questo blog, che anche l'attuale sistema economico sposato coram populi da tutti gli individui che possono sceglierlo, è destinato a fallire per insufficienza di risorse, non ci deve far rivalutare, a mio modesto avviso, quello che la Storia ha condannato senza appello.
Una 'terza via', praticabile, innovativa, è ancora tutta da teorizzare, ma non puo' prescindere dal libero arbitrio di uomini liberi di scegliersi il proprio futuro; quella teorizzata da gandhi ha fallito, miseramente fallito.
Veramente Gandi utilizzo' termini come "risorse non rinnovabili"??
Mi piacerebbe poter leggere il testo originale!
P.S. Chi ha a che fare con i computers avrà gia' notato "la tendenza dei bisogni di moltiplicarsi ancora più velocemente delle risorse"
Da inserire di diritto tra i picchisti di prim'ordine... ha avuto ragione su tutto
alle 19:14
Marco Pagani
Io penso che prima di parlare, occorra informarsi bene.
Su Cuba e su come è riuscita, nonostante le difficoltà, a superare la dipendenza dal petrolio in agricoltura, consiglio di leggere Eating Fossil Fuels di Dale Allen Pfeiffer.
Sul Chiapas, occorre leggere l'ottimo "Il valore delle cose" di Raj Patel. Cosa c'entra con questo il Venezuela? Non l'ho citato perchè non ho informazioni sufficienti per parlarne.
Quanto a Rifkin, non ti sembra un giudizio un po' superficiale?
Sono grato a Rifkin per "Ecocidio" (l'impatto socio-ambientale dell'allevamento bovino) e soprattutto per quest'ultimo testo sull'empatia (che forse,prima di essere giudicato, andrebbe quanto meno sfogliato). Questo testo inoltre parla solo incidentalmente di energia, perchè è di taglio storico, psicologico e sociologico.
Ho letto anche "Economia all'Idrogeno". Rifkin ha chiaramente presente che si tratta di un vettore energetico, anche se l'idea di una rete di distribuzione dell'idrogeno non ha molto senso nel momento in cui abbiamo già una rete elettrica.
Quel libro è stato comunque importante, perchè ha introdotto per la prima volta in Italia il concetto di picco del petrolio nell'ormai lontano 2002.
Quanto alla storia e la termodinamica, passeranno sopra alla nostra economia industriale prima di quanto ci immaginiamo. A quel punto, i contadini del Chiapas e di Cuba saranno ancora lì.