Ambienti, scienza e varia umanità
[Oggi dedico un po' di spazio alla lettera che Matteo Giannattasio, direttore della rivista Valore Alimentare, ha scritto qualche settimana fa in risposta all'articolo L'ideologia a tavola, apparso su Il Corriere. Nel seguito potete trovare il testo integrale della lettera. Qui ne riporto una veloce sintesi per chi avesse fretta.
Personalmente trovo piuttosto fastidioso che l'articolista del Corriere, che non sa nemmeno bene di cosa sta parlando, visto che scrive per ben tre volte "Ogni", invece che "ogm", accusi di ideologia chi la pensa diversamente da lui, mentre ritenga "scienza" una ideologia che mira alla massimizzazione e alla concentrazione del profitto in poche mani...]
[Testo della lettera dio Matteo Giannattasio, medico e agronomo]
Leggendo l'articolo di cui sopra sono andato con la memoria ai miei lontani anni di liceo dove appresi delle fallacie dei sofisti, ovvero dei ragionamenti che questi filosofi solevano fare, in apparenza rigorosi e logici, ma in realtà per nulla validi e subdolamente ingannevoli.
L'articolista afferma che chi dice no agli Ogm è " critico a prescindere" o uno che è convinto che "la tipicità delle nostre produzioni verrebbe inquinata da un orientamento pro ricerca". Non specificando a quale tipo di ricerca si riferisce, lascia intendere che coloro che si oppongono agli OGM rifiutano la ricerca nella sua interezza e quindi il progresso che ne può conseguire. Insomma, varrebbe l'equazione: rifiuto degli Ogm = atteggiamento da retrogrado.
Un'accusa inaccettabile perché le persone prese di mira non sono affatto contrarie alla ricerca, ma pretendono che in tutti i campi, compreso quello agricolo, essa sia davvero apportatrice di nuove conoscenze e di un reale progresso dell'umanità. Se sono critiche nei riguardi della ricerca che è a fondamento della produzione delle piante geneticamente modificate da utilizzare in agricoltura, è perché hanno il sospetto che essa sia viziata dall'intento di accentrare produzione e vendita delle sementi nelle mani di alcune multinazionali (con relativo obbligo da parte degli agricoltori di comprarle pagando anche per i diritti di brevetto). Un sospetto fondato considerato che buona parte di tale ricerca è fatta proprio da queste multinazionali, direttamente o indirettamente attraverso cospicui finanziamenti ad istituti di ricerca pubblici e privati.
La contrarietà all'impiego delle sementi transgeniche nasce anche dalla convinzione che non si sia fatto ancora una ricerca approfondita, a lungo termine e sgombra da interessi di bottega, per accertare senza equivoci se l'introduzione degli OGM in agricoltura comporti rischi (riduzione della biodiversità, passaggio dei geni introdotti nelle piante geneticamente modificate alle colture non-Ogm tradizionali e biologiche e a specie spontanee per effetto della diffusione del polline), faccia scadere le qualità nutrizionali, causi la comparsa negli alimenti di nuove sostanze che potrebbero essere nocive per l'uomo e per gli animali da allevamento.
D'altra parte, chi si oppone agli Ogm in nome della bontà e della salvaguardia dei prodotti tipici ha delle buone ragioni per farlo, perché la filosofia attuale che sta dietro la produzione delle sementi geneticamente modificate non è di quelle che possano portare alla salvaguardia della tipicità, ma piuttosto all'omologazione delle produzioni (monocolture intensive, alti input di concimazioni azotate che aumentano sì le produzioni ma fanno scadere la qualità, nessuna attenzione per la fertilità del terreno, che è un fattore di qualità e di tipicità per effetto delle interazioni tra i microbi del suolo e le colture). In questa logica di globalizzazione non c'è spazio nemmeno per le varietà locali, che rappresentano una preziosa risorsa genetica e sono uno dei fondamenti della tipicità.
Un'annotazione storica. Le multinazionali che oggi producono e commercializzano le piante geneticamente modificate (Monsanto, Basf, Dupont, Syngenta, Bayer e qualche altra) sono esattamente quelle che in passato hanno prodotto i nitrati per fabbricare esplosivi, i gas nervini per uso bellico e l'agente arancio per la guerra del Vietnam.Sono anche le stesse che dall'avvento dell'agricoltura industriale in poi hanno prodotto e venduto a tonnellate pesticidi che, dopo essere stati impiegati per decenni, perché giudicati innocui dopo le canoniche "rigorose" prove di tossicità, sono stati ritirati perché rivelatisi tossici per l'ambiente e per l'uomo. Chi ci dice che con le piante transgeniche non possa succedere altrettanto perché le prove i innocuità per l'uomo e l'ambiente finora eseguite - che le multinazionali propagandano come rigorose - tali non sono? La diffidenza della gente ha nei riguardi delle piante geneticamente modificate e delle multinazionali che le producono non è dunque dovuto ad un atteggiamento "critico a prescindere", come vuol far credere il nostro articolista, ma al buon senso e ad una sana prudenza. A pensar male...
L'articolista si chiede poi, retoricamente, "se un'economia che punta ad essere protagonista nel grande mercato del cibo possa pregiudizialmente chiamarsi fuori dalla ricerca e dalla sperimentazione". Detta così sembra che in Italia non si faccia affatto ricerca in campo agricolo semplicemente perché non si lavora sugli OGM. Le cose non stanno in questi termini. Nei nostri laboratori universitari e istituti scientifici, nonostante l'atavica penuria di finanziamenti, si fa ricerca seria con l'intento di realizzare un'agricoltura sempre più ecosostenibile, di recuperare varietà antiche, di attuare la selezione partecipativa con l'aiuto degli agricoltori, di fare lotta biologica e ridurre così i trattamenti con pesticidi. Insomma si fa ricerca per avere un'agricoltura che costi sempre meno in termini di sfruttamento delle risorse energetiche e ambientali, che tuteli sempre di più la salute degli agricoltori e dia prodotti qualitativamente sempre migliori.
L'articolista, ancora retoricamente, si chiede "se una economia che punta ad essere protagonista del grande mercato del cibo possa pregiudizialmente chiamarsi fuori dalla ricerca e dalla sperimentazione. L'ormai leggendario pomodoro di Pachino, sostengono i filo-OGM, è nato in un laboratorio israeliano e poi piantato in Italia perché qui c'erano le condizioni ottimali per il successo della coltivazione ". Chi legge è portato a pensare che il Pachino sia nato da una sperimentazione OGM, il che non è, dato che è venuto fuori grazie ad un lavoro di miglioramento genetico tradizionale.
Un' altra affermazione che merita di essere commentata. "Se chiudessimo le frontiere a soia e mais (transgenico) non saremmo più in grado di produrre quei formaggi e quei prosciutti nelle quantità necessarie. È quindi quantomeno ipocrita sostenere che ci conviene restare lontani dalla ricerca...". Sorvolo sull'ipocrita, ma non posso non contestare la sostanza dell'argomentazione. Al contrario di quanto si voglia far intendere con questa espressione, chi diffida degli Ogm implora la ricerca anche nella zootecnia, ma non quella che ha portato ad esasperare le produzioni attraverso un'alimentazione iperproteica del bestiame, prima con le farine animali (che hanno prodotto il disastro della mucca pazza) e poi con la soia transgenica. La ricerca che si vuole è quella che permette non solo di trovare fonti proteiche alimentari alternative alla soia e disponibili localmente, ma anche e soprattutto di coniugare produzione di alta qualità e benessere degli animali. Senza questa ricerca il bestiame continuerà ad ammalarsi e ad andare al macello prematuramente e il nostro paese diventerà sempre più schiavo della soia transgenica d'importazione.
Approfitto per dire qualcosa che interessa in particolar modo i consumatori.
Se fossero presenti anche nei supermercati italiani gli alimenti da organismi geneticamente modificati attualmente disponibili, non ci sarebbe nessuna convenienza a comprarli (non costerebbero di meno, non sono più nutrienti per stessa ammissione delle multinazionali che invocano il principio dell'equivalenza sostanziale, non sono più saporiti, non sono privi di residui di pesticidi). Si va già dicendo che la convenienza di consumare prodotti da OGM ci sarà a breve con l'arrivo di alimenti che, grazie alle modificazioni genetiche, saranno arricchiti in sostanze che prevengono o curano le malattie. E il prof. Umberto Veronesi dal canto suo, forte della sua autorevolezza di oncologo di chiara fama, sta già magnificato il "cibo vaccinante", ovviamente transgenico, che dovrebbe arrivare a breve (Ma non c'è allarme. Basterà un'insalata, Corriere della sera del 23 agosto). La logica di questa propaganda è chiara. Dopo aver creato, con una pubblicità martellante pagata profumatamente da certe industrie alimentari, l'homo ipocondriaco (quello che ingerisce fibre per la stitichezza, latti fermentati addizionati per dire no al colesterolo, l'acqua che depura e rende belle le donne), il cibo ha smesso di essere nutrimento, voluttà per la gola e gioia di stare insieme a tavola, per diventare farmaco. Che tristezza! Io non sono una persona molto autorevole, ma da medico e agronomo, che per quarant'anni ha insegnato e fatto ricerca in una facoltà di Agraria, vi dico: state attenti. Arriverà anche il riso transgenico ricco di caroteni e il pomodoro che deborda di licopene e quant'altro ancora. Non lasciatavi ingannare, ricordatevi che la salute a tavola non si conquista facendo scorpacciate di quello o quell'altro alimento transgenico superdotato, ma seguendo una dieta variata ed equilibrata, fatta con alimenti genuini e privi di residui di pesticidi e di altri contaminanti. Ma ci è chiaro che cos'è la genuinità? Per me l'alimento, quello fresco, è genuino quando l'organismo che lo produce (pianta o animale) è messo nelle condizioni colturali ideali per esprimere al meglio le sue potenzialità e non quando è forzato, come nel caso della trasformazione genetica, a produrre qualcosa che, è proprio il caso di dire, non è nel suo DNA.
A chiusura voglio denunciare la tendenza dei media, che ormai sta diventando un'abitudine, di tacciare di ideologia chi non è a favore degli OGM. Ma dove sta l'ideologia se si reclama che si producano alimenti di qualità nel rispetto dell'ambiente, degli animali, dei contadini e ovviamente dei consumatori? Gli OGM sarebbero i benvenuti se potessero soddisfare queste istanze (e non fossero ovviamente dominate da logiche monopolistiche), ma per ora i benefici della loro introduzione sono tutti da provare e i rischi da valutare, compreso quello di espropriare ai contadini il diritto naturale alla proprietà dei semi, sono tanti. Per questo dicono no agli OGM importanti organizzazioni di agricoltori convenzionali e gli agricoltori che praticano con amore il metodo biologico e biodinamico per dare a noi tutti prodotti di qualità rispettando l'ambiente.
L' articolo "sponda pro" era riferito a quello del corriere della sera , non agli altri citati qui ....
sponda Pro? allora mi sono spiegato male... :-)
Ho scritto tre post sul cotone e sui suicidi dei contadini in India:
Leggendo i post si capisce bene che povertà e globalizzazione sono la causa principale dei suicidi dei contadini.
Il mondo OGM possiede moltissime ombre e colpe, ma non si può negare l'evidenza, cioè che l'impennata dei suicidi tra i piccoli coltivatori di cotone è iniziata prima dell'introduzione del Bt su larga scala.
Il cotone OGM non ha migliorato la situazione, perchè ha aumentato le rese solo sulle terre irrigate e in qualche caso l'ha peggiorata. Non può però essere considerato la causa scatenante dei suicidi.
A chi servono gli OGM? A fare guadagnare chi li produce e ad avere egemonia sul mercato. Per questo sono dannosi, anche se non avessero causato nemmeno un suicidio.
Nei vari blog e' quasi sempre impossibile avviare un confronto pacato sull' argomento , i Pro ed i Contro Ogm si accusano vicendevolmente di ideologia e nascono discussioni infiammate che spesso finiscono in epiteti a dir poco irrispettosi .
Ho letto il suo intervento a proposito dei suicidi in India su Le Scienze e devo complimentarmi per come e' intervenuto senza raccogliere le varie provocazioni .
A proposito dell' articolo e' ben confezionato , tipico della sponda Pro , visti gli interventi sembra che tutto fosse gia' previsto e scontato .
A me rimane sempre la domanda : a chi servono gli ogm ?
Scopro solo oggi che sei tornato a scrivere il blog, era da tempo che non ci passavo più perchè credevo l'avessi abbandonato.
E' un piacere tornare a leggerti Marco, il tuo è un gran lavoro e i blog come il tuo, Crisis e Petrolio servono e anche tanto!
P.S. mi fa piacere aver appreso che a casa segui la dieta vegan :)
AGGHIACCIANTE!
Nella storia dell'agricoltura, gli agricoltori hanno sempre conservato i semi; oggi si ricorre sempre più spesso a centri specializzati in sementi, ma non esiste alcun obbligo a comprare i semi da qualcuno.
Lo scopo delle multinazionali biotech è di vincolare gli agricoltori ad acquistare i semi transgenici e nel caso della soia anche il diserbante correlato. Non ci sono miglioramenti di resa, come mostro in questo post, ma solo la volontà di rafforzare ulteriormente il monopolio dell'industria bio-chimica sul comparto alimentare e di schiavizzare ulteriormente i contadini.
Il "seme sterile" (cosiddetto terminator) non è mai entrato in commercio per l'opposizione della società civile. In ogni caso i semi sono legalmente sterili, perchè il contratto con le multinazionali proibisce ai contadini di tenere da parte semi OGM per piantarli l'anno successivo.
Inoltre, come denuncia questo forum USA, molti preparatori convenzionali di sementi subiscono pressioni, intimidazioni e guerra commerciale da parte di Monsanto.
Business is business...
Sono pienamente d'accordo ma la mia ignoranza in materia mi pone una semplice domanda: perché si parla di dipendenza degli agricoltori dalle multinazionali anche per i semi? Una volta credo che il seme fosse costituito da una parte del raccolto. Adesso non è più così? Gli OGM sono sterili?
Grazie, prof.
"A chiusura voglio denunciare la tendenza dei media, che ormai sta diventando un'abitudine, di tacciare di ideologia chi non è a favore degli OGM"
Lo stesso atteggiamento di chi non favorevole ad esempio alla tav: sarà un caso ? Ne dubito fortemente; prima gli interessi delle multinazionali, delle lobbies, della mafie e dei loro sostenitori politici, poi la salute e gli interessi dei cittadini
alle 19:05
Marco Pagani
Beh, chi ha scritto l'articolo non si è nemmeno accorto che il correttore ortografico gli aveva cambiato "ogm" in "ogni", il che dice tutto sulla preparazione e la competenza dello scrivente...