Ambienti, scienza e varia umanità
La crisi alimentare potrebbe essere di nuovo alle porte, come è avvenuto nel 2008. Secondo una fonte FAO (riportata dal Guardian) la situazione ha iniziato a deteriorarsi da settembre, con un rapido aumento dei prezzi dei generi alimentari (vedi grafico in alto, generato sulla base dell'ultimo rapporto mensile FAO).
Ora siamo arrivati agli stessi livelli dell'inizio del 2008, quando è scoppiata la crisi che ha portato a rivolte e ribellini in almeno 25 paesi.
Nonostante una riduzione della produzione mondiale di grano del 5,5% (dovuta in parte agli incendi in Russia e all'alluvione pakistano), le scorte di cereali sono buone.
Tuttavia, se i prezzi salgono, i più poveri non si possono permettere di acquistare il cibo di cui hanno bisogno, anche se questo è disponibile.
Ritengo piuttosto preoccupante il fatto che i prezzi degli alimentari siano ritornati ai valori di 2 anni e mezzo fa mentre il prezzo del petrolio è ora del 20% più basso (80 $/b rispetto ai 100 del gennaio 2008). Cosa succederà se il prezzo dovesse ancora salire?
Fintanto che si permetterà ad una manciata di speculatori di arricchirsi comprando e vendendo cibo (trattato come una commodity qualsiasi sul mercato di Chicago), ci sarà sempre incertezza sui prezzi e rischio di fame per milioni di persone.
Poichè cambiare questo genere di cose è piuttosto improbabile, c'è una sola altra soluzione sostenibile a tutte le future crisi alimentari: fare in modo che i contadini del sud tornino il più possibile ad autoprodursi il cibo.
Per il 2008, vedi
Crisi agricola-alimentare /1 I prezzi volano
Crisi agricola-alimentare /2 Verso il picco alimentare
Come si vede dalla mappa qui sopra, sono numerosi i paesi che dipendono dalle importazioni di grano per poter sopravvivere.Le persone che vivono in questi paesi che dipendono dal grano estero sono circa 600 milioni. Stiamo parlando di quasi il 10% dell'umanità.
Preoccupa in particolare la situazione di nazioni ricche di risorse naturali come il Brasile, il Venezuela, la Bolivia, il Perù e il Congo che sono costretti a importare grano. Parte delle loro terre sono usate per produrre cacao, caffè, banane, canna da zucchero e altri generi "coloniali". Se è vero che le esportazioni di questi beni portano ricchezze a questi paesi, tuttavia:
Coltivare per denaro avrebbe forse un senso in un mondo di relazioni internazionali eque; poichè così non è, è assai più sensato coltivare innanzitutto per autoprodursi il cibo.
Un giorno un camion di pomodori spagnoli che viaggiava verso l'Ungheria si scontro' nel Tunnel del Monte Bianco con un camion di pomodori italiani che andavano in Belgio.
Hanno detto che era la legge del mercato e che il fatto che il pomodoro passasse da 0,01 € / kg al produttore a 5,00 €/kg era uno strabiliante progresso dovuto alla legge del mercato, ma sia il produttore che il consumatore erano impoveriti e almeno il 30% dei prodotti veniva buttato perchè dimenticato in qualche cella frigorifera, al supermercato o nel frigo di casa.
Chi ci ha guadagnato e in quali proporzioni? Il proprietario del denaro? Il costruttore di camion? Il produttore/raffinatore di petrolio? Il gestore autostradale? Il distributore/proprietario del supermercato? I governi che tassano i vari passaggi?
Questa è la vera crisi alimentare. Nel mondo occidentale mangiamo (o mangiano) soldi e sempre di più qualcuno da qualche altra parte morirà perchè sempre più povero davanti al progredire della beffa delle leggi di mercato.
Ottima osservazione: l'Italia produce circa 7,7 Mt di grano, ne importa 7 e ne esporta 3,5, per cui le importazioni nette sono il 63% del totale. Sulla mappa dovrebbe quindi essere colorata in giallo.
Credo che la FAO prenda in considerazione solo i paesi "poveri", scelta non necessariamente saggia, perchè chi importa è comunque dipendente dal resto del mondo e in caso di crisi ne soffre comunque; almeno ne soffrirebbero i più poveri tra gli italiani.
L'Italia, per soddisfare il suo fabbisogno, importa il 50% del grano dall'estero. Strano che non siamo menzionati nella mappa della FAO
alle 22:38
fausto / fardiconto
Sull'Italia che importa il grano ci sarebbe da dire che importiamo anche molta altra roba; e che riesportiamo carni.
Abbiamo anche una forte esportazione di cose differenti: non lo dice mai nessuno, ma produciamo un terzo dell'ortofrutta europeo. E' un bel gioco davvero far vedere pomodori e zucchine in serra in Olanda, ma quando è ora di fare quintali di verdura a basso costo la bassa bolognese è il Texas!
L'Italia aveva qualche anno fa (e forsa ci va ancora vicino) una PLV da primato: quarto posto nel mondo. Siamo proprio noi a vivere coltivando per altri cose che non hanno, per poi importare cereali. Faremmo meglio a rammentare la dimensione e l'importanza della nostra agricoltura: potrebbe avere importanza strategica nel futuro.