Ambienti, scienza e varia umanità
"Nasce dai vegetali senza usare una goccia di petrolio", così proclama la pubblicità della nuova Biobottle che ho visto su Repubblica.
Senza usare una goccia di petrolio è una bugia, una pubblicità ingannevole che potrebbe essere sottoposta al garante della pubblicità.
Biobottle è prodotta con plastica vegetale Ingeo, che è un marchio dell'azienda americana Natureworks. Il grafico in alto, tratto dal sito dell'azienda, mostra quanta energia non rinnovabile serve per produrre 1 kg di materiale bioplastico in rapporto alle plastiche più comuni.
Per produrre 1 kg di bioplastica Ingeo occorrono 42,2 MJ, equivalenti a poco più di 1 kg di petrolio.
Un kg di petrolio per fare un kg di bioplastica!! (pari a circa 28 bottiglie da 1,5 litri di massa 35 grammi)
Dov'è la sostenibilità?
Certo, per fare il PET occorre il doppio di petrolio, ma è falso dire che Bio bottle è prodotta con zero petrolio.
Inviterei cortesemente la ditta S. Anna di Vinadio di rettificare la sua pubblicità, scrivendo in modo meno enfatico, ma più veritiero che si dimezza il petrolio.
Inviterei l'azienda anche a raccontare tutta la storia, cioè che per produrre un kg di biopolimero(vedi i grafici nel seguito)
I valori riferiti a una bottiglia da 35 grammi sono:
E non abbiamo ancora nemmeno cominciato a considerare l'impatto sul sistema alimentare mondiale; ma questa è un'altra storia e si racconterà un'altra volta.
Emissioni di CO2 per kg di biopolimero prodotto
Uso di acqua per kg di biopolimero. E' importante notare due cose:
(1) La quantità di acqua necessaria per la coltivazione è sostanzialmente irriducibile
(2) I signori che svolgono le LCA non sono ancora entrati nell'ottica di valutare "quanta terra per un kg di b.p." e "quanto cibo in meno per un kg di b.p.". Questo non fa altro che confermare le mie perplessità sui limiti e sulle eventuali forzature dell'analisi LCA.
In effetti era strano che si usasse zero petrolio, infatti la cosa mi ha insospettito, e ho pensato anche ai problemi collegati di acqua per l'intero processo e all'uso di prodotti alimentari per beni di consumo piuttosto che per l'alimentazione. Ma forse è un passo verso qualcosa, per arrivare alla soluzione "perfetta" (che poi non è mai perfetta) ci servono anni e tante menti, quindi perchè accanirsi tanto contro un nuovo processo?
Utilizzo questo vostro articolo come rettifica ad un mio post!!!! grazie!!! chiara.
Interessante..Una curiosità: qual è il suo parere sulle caraffe filtranti che si trovano in commercio? Su internet si trovano le opinioni più svariate riguardo ai loro benefici-danni ambientali, ma non sono riuscito a trovare nessuno studio scientifico serio sul loro impatto. Io le uso perché l'acqua del mio rubinetto è potabile ma sa spesso di cloro (non so se faccia male, ma il sapore non è per nulla buono..). Grazie
alle 16:22
Wiener
Certamente l'acqua in bottiglia è un problema, ma non si può pretendere sempre la moglie ubriaca e la botte piena: l'acqua dal rubinetto fa schifo perché "prodotta" (cioè portata nelle nostre case) da aziende municipalizzate sottocapitalizzate e in perdita cronica (per tacere delle lottizzazioni). I referendum con i loro slogan (non meno ingannevoli di quello Sant'Anna) tipo "no alla privatizzazione dell'acqua" "l'acqua è un bene pubblico" "l'acqua è di dio e non ci si può fare profitto" "vota no per ridurre le bollette" (che già sono ridicolmente basse) hanno legittimato questo sistema che dà all'acqua un valore irrisorio (quindi incentivando lo spreco) e non consente di fare concorrenza all'acqua in bottiglia.
In sintesi: o si affidano le gestioni al mercato e si smette di disinformare con post tipo http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2009/11/salviamo-lacqua-pubblica-sapremo-fare-come-la-bolivia.html o http://petrolio.blogosfere.it/2009/11/oggi-e-una-brutta-giornata.html oppure ci teniamo i produttori di acqua in bottiglia, che vendono nei supermercati ad almeno 20 cent a litro quello che hanno pagato, sfruttando concessioni pubbliche, zerovirgolaniente cent al litro.
Infine, tanto per concludere in gloria, lo slogan sul sito dell'azienda è "Non contiene neanche una goccia di petrolio." e in tutto il materiale pubblicitario è riportata la frase, simile o uguale a questa, dell'imprenditore Alberto Bertone, CEO e Presidente di Fonti di Vinadio, che indica il risparmio di petrolio - anche perché non è possibile immaginare un processo produttivo industriale senza il consumo di energia.
“Un esempio concreto – dice Bertone – può spiegare con maggior chiarezza la rivoluzione di Ingeo: se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna. A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie.”
Da “Ecoblog” del 28 aprile 2008
Non mi sembra dunque che la promozione Sant'Anna sia particolarmente disonesta.