Ambienti, scienza e varia umanità
Nell'agroindustria tutto dipende dal petrolio: se sale il suo prezzo, sale anche quello del cibo
Le decine di morti nelle rivolte per il cibo scoppiate in Tunisia e Algeria (1), potrebbero essere solo l'inizio di un anno difficile.
Nel mondo dell'agroindustria, tutto dipende dal petrolio: macchinari agricoli, fertilizzanti, pesticidi, irrigazione, essicazione, trattamento del cibo e trasporto.
Il grafico qui sopra mostra l'andamento del prezzo medio del cibo e di quello del petrolio (2).
E' un grafico piuttosto inquietante, perchè mostra tre cose:
La defossilizzazione dell agricoltura non è più un'optional, ma un must. Passare al biologico (3) potrebbe essere una semplice questione di sopravvivienza.
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(1) Le crisi algerina e tunisina nascono naturalmente anche da contingenze locali, ma probabilmente non sarebbero scoppiate se il petrolio fosse stato fermo a quota 60 $/barile
(2) Si tratta di numeri indici rapporti ai rispettivi calori del gennaio 2007, per cui è possibile confrontarli nello stesso grafico.
Fonti: per il petrolio, l'EIA, per il cibo la FAO.
(3) L'agricoltura biologica riduce enormemente l'input fossile perchè
E' sorprendente osservare quali grandi variazioni ha il prezzo del riso da uno stato all'altro (fonte FAO, novembre 2010, pag 27): in Africa varia da 0,57 $/kg a 1,23 $/kg; in Asia (trascurando Giappone e Korea, paesi ricchi)varia da 0,39 a 0,95, in America Latina da 0,69 a 1,53.
L'indice FAO è una media di una situazione molto variegata; i prezzi variano in modo complesso per ragioni locali.
Carestie ridotte? Il numero di affamati è leggermente calato dal 1970 (950 milioni) al 2000 (800 milioni), per poi risalire in fretta nell'ultimo decennio; lo scorso anno si è superato il miliardo.
Poco vale il commercio e le importazioni a livello globale se poi i più poveri non hanno i mezzi per comprare quello che non riescono ad autoprodursi. Sulla distruzione dei sistemi locali del cibo Raj Patel ha scritto un interessante libro. Dovrò parlarne prima o poi.
Per quanto riguarda l'aumento della popolazione negli anni '60 - '70, sono abbastanza persuaso che si sia trattato di un loop di feedback positivo tra la natalità e la disponibilità di cibo a basso prezzo (grazie al basso costo del petrolio). Non è così semplice da dimostrare, ma prima o poi ci si riuscirà.
Però io non la vedo così semplice. Il prezzo del cibo (almeno per le materie prime, grano, mais, soya eccetera) è lo stesso in tutto il mondo. I paesi importatori di alimenti non lo sono per colpa della distruzione delle filiere tradizionali, ma per insufficiente produzioni. Certo, prima non importavano, avevano meno abitanti, e quelli di troppo morivano semplicemente di fame, senza clamore. La lunga distanza che i cibi percorrono in giro per il mondo, oltre a molte brutture, ha permesso anche la quasi totale sparizione delle caerstie. Se io non poduco cibo quest'anno non muoio di fame, lo pagherà tutto il mondo un po' di più. Senza questo mercato globale del cibo in russia staremmo assistendo a una carestia con migliaia di morti, e un paio di anni fa sarebbe successo lo stesso in argentina.
Quanto al minore costo dell'agricoltura biologica, è tale se aiutato dagli sconti dei GAS e della filiera corta, altrimenti sarebbe più alto. Scusa, ma se costasse davevro meno produrre biologico non credi che i contadini si sarebbero buttati sulla novità?
Nel mondo il cibo costa troppo per le paghe da fame del sud del mondo, dove in molti luoghi sono state distrutte le filiere tradizionali, rendendo i paesi degli importatori di alimenti.
Costa invece ancora troppo poco per i paesi ricchi. Di per sè, i prodotti da agricoltura biologica, se uniti alla filiera corta e ai gruppi di acquisto solidale non costano di più dei prodotti da agricoltura chimico-industriale.
E' la grande e media distribuzione che fa pagare di più il biologico, per il suo valore aggiunto, giocando sul fatto che chi ne conosce il valore è disposto a spendere un po' di più.
Se non si inizia adesso a costruire filiere corte biologiche, quando arriverà la crisi sarà troppo tardi. Non siu tratta solo di procedure agricole, ma anche di ricreare un tessuto di rapporti umani che è stato distrutto da mezzo secolo di cultura individualista da supermercato.
Scusami marco, ma non seguo bene il ragionamento.
Tu dici:
1) il cibo costa troppo
2) costa troppo perchè troppo dipendente dal petrolio
3) bisogna rivolgersi al biologico
A me non sembra che così il discorso fili.
L'agricoltura industriale usando il petrolio ha fatto precipitare i prezzi del cibo, tanto che adesso noi "benestanti" spendiamo un decimo di quello che guagniamo per mangiare.
Il biologico tra l'altro costa di più, proprio perchè non usa gli "aiutini" che l'industria offre, unire il costo del cibo al biologico mi pare controproducente al tuo discorso.
Quando il petrolio aumenterà ancora, e il prezzo del biologico diventerà competitivo, vedrai che tutte le aziende vireranno al bio, volenti o nolenti.
Solo che allora il problema del prezzo del cibo comincerà a essere importante anche per noi, oltre che devastante per i paesi poveri.
anche l'agricoltura bio da sola potrebbe non bastare, pensare a soluzioni come la permacultura non sarebbe male
alle 22:40
Guido
A me sembrano prezzi sorprendentemente simili, a dire il vero, che variano con la riccehzza del paese a cui si riferiscono e ovviamente con la sua produzione.
Per le carestie io mica ho detto che non ci sono moti per fame. Solo che sono più legati alla povertà che alle carestie (ovvio che quando ci sono cattivi raccolti aumenta anche la povertà). Il punto è che non possono permettersi il cibo, non che non ce ne sia, ed è una cosa diversa.
Il problema è che l'agricoltura industriale ha permesso a noi "sviluppati" di poter smettere di preoccuparci del cibo, visto i bassi costi, e, insieme alla medicina, ha ridotto di molto una forma di selezione che limitava la crescita della popolazione. Con effetti positivi e negativi, non mi sento di giudicare. Solo che adesso noi competiamo per il cibo chi ha a mala pena i soldi per vivere, e forti della nostra ricchezza, ce lo compriamo. E quelli restano a morire di fame, non perchè no ci sia da mangiare, ripeto, non è questione di carestie, ma perchè non se lo possono permettere.