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Il prezzo dell'Uranio anticipa quello del petrolio?

Martedì 22 Febbraio 2011, 10:22 in Nucleare, Petrolio&Fossili di

Petrolio e Uranio hanno quadruplicato il loro prezzo tra il 2002 e il 2006, poi l'Uranio è schizzato verso l'alto, anticipando di un anno il grande aumento petrolifero del 2008. Ora sembra che stia accadendo la stessa cosa...

Prezzo uranio petrolio.jpg

Nel grafico qui sopra ho confrontato il prezzo dell'Uranio con quello del petrolio tra 2002 e oggi. (1)

I dati sono normalizzati a gennaio 2002 e quindi confrontabili. Tra il 2002 e il 2006 i due prezzi sono quadruplicati più o meno con lo stesso trend.

Dopo si è verificata quella che gli addetti ai lavori hanno chiamato la bolla dell' Uranio del 2007. I prezzi sono schizzati a 14 volte il valore di inizio decennio. Gli "esperti" danno la colpa all'allagamento della miniera di Cigar Lake (c'è sempre una spiegazione congiunturale per tutto...), ma forse non hanno dato abbastanza enfasi al petrolio.

Se il petrolio sale, sale anche l'Uranio, per due motivi:

  • la filiera dell'Uranio dipende vitalmente dai combustibili fossili;
  • se sale il petrolio, l'alternativa nucleare diventa più appetibile.

Guardando il grafico, mi viene spontanea una domanda a cui potrebbe rispondere qualcuno più ferrato di me nell'andamento dei mercati: e se il prezzo dell'Uranio anticipasse quello del petrolio?  Se la filiera dell'Uranio fosse così sensibile, potrebbe risentirne prima di altri settori.

Difficile fare previsioni, soprattutto sul futuro, come amava dire Keynes. Ma date un'occhiata all'ultima parte del grafico: dopo aver sonnecchiato tra 400 e 600 per oltre due anni, ora l'indicatore dell'Uranio ha ripreso a correre ed ha quasi raggiunto quota 800, proprio mentre il petrolio torna a salire.

Ciò che sta accadendo ora non sembra la replica di ciò che è avvenuto tra giugno 2006 e giugno 2007?

(1) Per l'Uranio, Indexmundi, per il petrolio l'EIA

10
10 commenti
10
25 Feb 2011
alle 23:36

inscape

@ Marco Pagani

Leggilo l'articolo che ho bostato è molto ben dettagliato e molto ben spiegato... Ovviamente non dice ciò che tu vuoi sentire. Hmmm sento unghie che grattano sugli specchi.

L'EROI nucleare è destinata a salire indefinitivamente per il passaggio alla tecnologia autofertilizzante, quindi nada niente picco dell'uranio, per non parlare del fatto che i pannelli fotovoltaici possono essere fabbricati con l'energia dei pannelli. Mi spiace Marco senza offesa ma credo di più alla marmotta che confeziona la cioccolata.

Finche non si trova un altro vettore energetico nessuna tecnologia è carbon free, c'è solo da vedere qualla più indipendente e quella nucleare è una di queste.

Ti faccio solo notare che l'impianto a diffusione gassosa di Tricastin che serve tutto il panorama Europeo ed è il passggio che assorbe più energia nella fabbricazione del combustibile, è alimentato intermente da energia nucleare...

9
25 Feb 2011
alle 20:16

Marco Pagani

Una valutazione indipendente e neutrale dell'EROI delle varie fonti di energia si trova in questo articolo dell'energy bullettin:

  • Eolico 25
  • FV 8,3
  • Nucleare 10,9

L'eolico (che nel mondo ha una produzione di energia circa 17 volte superiore a quella del fotovoltaico) ha quindi un minore consumo di energia per energia prodotta.

Inoltre

(1) Nessuno conosce con esattezza i costi energetici delle gestione millenaria delle scorie radioattive, per cui le valutazioni sul nucleare sono sempre per difetto.

(2) L'EROEI del nucleare dovrebbe aumentare per il progressivo passaggio dalla diffusione gassosa alla centrifugazione, ma tornerà a diminuire una volta raggiunto il picco dell'Uranio.

(3) A prescindere dall'EROEI, è possibile (almeno in teoria) produrre un pannello FV usando solo energia FV, mentre non è possibile produrre una barra di Uranio arricchito usando solo energia prodotta dalle centrali.

 

8
25 Feb 2011
alle 16:50

inscape

Qui ripublico i dati, anche se mi vien il dubbio che siano stati letti perchè si torna a parlare sempre delle stesse cose...

http://www.world-nuclear.org/info/inf100.html

7
25 Feb 2011
alle 16:33

inscape

@ Marco Pagani

Il discorso è il solito, ovvero la quantità di petrolio a kWh prodotto, questo è l'unico dato sensibile, che volendo, con un po di sforzo, può anche essere tradottto in CO2 emessa per kWh. Il nucleare è fra le fonti con il più basso di questi valori...

Che poi scusa una domanda, secondo te le energie rinnovabili come eolico e solare, non consumano petrolio nella loro filiera? la fabbricazione, i materiali, il trasporto....

Ripeto l'unico dato sensibile è il cosnumo per kWh prodotto, il nucleare è uno di quelli che ha il valore più basso... 

6
25 Feb 2011
alle 14:22

Marco Pagani

@ Arturo

Il crollo del prezzo è probabilmente dovuto ad un crollo della domanda, non più in grado di sostenere simili costi; l'ipotesi potrebbe essere sostenuta da quanto dice medo a proposito del fatto che l'Uranio viene immagazzinato e usato anche dopo molto tempo, per cu la domanda di Uranio non è necessariamente legata al consumo immediato nei reattori.

@ inscape

Qui non si sta parlando di reattori, ma della filiera dell'uranio, da briciole disperse sotterra a barre di metallo arricchito in un altro continente. Per fare viaggiare questa filiera occorre un mare di petrolio, visto che trivelle, bulldozer, autocarri, navi e ogni sorta di macchine utensili non sono alimentate dall'energia nucleare...

5
23 Feb 2011
alle 16:45

inscape

  • la filiera dell'Uranio dipende vitalmente dai combustibili fossili;
  • se sale il petrolio, l'alternativa nucleare diventa più appetibile.

La prima affermazione non mi risulta proprio, la seconda invece è più che veritiera.

Qui c'è da fare molta chiarezza, innanzi tutto in che sensa che la filiera dell'uranio dipende fortemente da quelli fossili?

Il nucleare ha un grandissimo vantaggio strategico che risiede sull’entità del kWh prodotto, elenco i numeri in questione:

costo di investimento (costo capitale): 63.5 %
costo ciclo del combustibile: 22.1 %
costo esercizio e manutenzione: 13.1%
costo smantellamento e recupero sito: 1.3%

tali risultati mettono in evidenza la predominante incidenza del costo di investimento sul costo di produzine di energia elettrica, come si può notare i costi relativi al ciclo del combustibile sono dell’ordine del 20 %; questo dato però fa riferimento all’intero ciclo del combustibile, di cui il costo predominante risiede nelle operazioni di arricchimento dell’isotopo 235. Il costo della materia prima, quindi parliamo di uranio naturale, incide sul costo del kWh finale solo per un 6 %. Da questo ultimo dato si può tranquillamente intuire che un’oscillazione anche fortissima del prezzo dell’uranio fa variare in maniera estreamamente lieve il prezzo finale del kWh, e questo dal punto di vista strategico è assolutamente fondamentale per l’economia di un paese.

Inoltre bisogna anche fare delle semplice constatazioni dei volumi in gioco, ora, senza che mi addentri in calcoli banali e noiosi, faccio presente che fissionare 1 kg di U235 equivale a bruciare 1600 ton di carbone (dato approssimativo ma rappresentativo), questo fa capire quanto l’energia nucleare sia estremamente concentrata, ciò vuol dire che in centrale si ha la facolta di immagazzinare elementi di combustibile per tutta la vita operativa dell’impianto (da notare che un elelemento di combustibile permane nel reattore 4 anni prima di venir scaricato). Con un impianto convenzionale al massimo puoi stivare combustibile per una settimana dati gli enormi volumi in gioco.

In estrema sintesi, il nucleare se ne frega abbastanza del prezzo dell'uranio, perchè tutto il costo è concentrato nel costo capitale di impianto e nei processi di arricchimento del combustibile...

 

4
23 Feb 2011
alle 09:51

medo

La filiera dell'uranio è forse sensibile, ma ha tempi che sono "preistorici" rispetto all'industria petrolifera. Ora nelle centrali come carburante c'è materiale estratto anche quarant'anni fa, ad esempio è il caso della Francia che recupera materiale bellico nucleare, soprattutto russo. Roba estratta chissà dove, chissà quando. Quel che invece è "minerale fresco" per esempio proveniente dal Sahara è roba di anni fa, mentre Areva non riesce più a mantenere in minima sicurezza industriale il sito di Arlit da cui proviene la quasi totalità del materiale per carburante. Che è proprio il posto più sperduto del mondo, che ormai costa più metterlo in sicurezza (da incidenti e da briganti) che estrarre. Si trova qui: ...maps.google.fr/maps?q=ciad&ie=UTF8&hl=fr&hq=&hnear=Tchad&ll=18.770465,7.316723&spn=0.090693,0.219727&t=h&z=13

3
22 Feb 2011
alle 13:50

vac

Ipotizziamo che sia vero:

L'allagamento di una sola miniera ha provocato il picco...

Ma questo vuol dire che l'offerta è molto scarsa!

 

2
22 Feb 2011
alle 13:46

Hydraulics

Avevo accennato in un post di un mesetto fa all'aumento recente dei prezzi dell'Uranio; buona parte della pressione attuale è probabilmente dovuta all'ingresso di un nuovo acquirente.

1
22 Feb 2011
alle 12:56

Arturo Tauro

Marco, sono d'accordo che la filiera dell'uranio dipende molto dal prezzo del petrolio, ma in questo caso non si spiegherebbe come mai l'uranio è precipitato da 1400 a 600 quando invece il prezzo del petrolio ha piccato; avrebbe invece dovuto continuare a salire, no? Certo la speculazione ifluisce parecchio, sia in un senso che nell'altro, ma essa agisce nel breve termine, nel medio-lungo ritengo che i prezzi siano legati ai fondamentali della domanda-offerta. Aggiungo solo che l'offerta è inferiore alla domanda da anni e che il gap produttivo è compensato dagli accordi di "decommissionig" delle testate atomiche russe. L'accordo termina nel 2013 ...ne vedremo delle belle..

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