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La Cina sceglie di fare crescere meno il PIL per ridurre le emissioni

Lunedì 28 Febbraio 2011, 23:36 in Economia e ambiente, Global warming, Il clima che cambia, Sviluppo "insostenibile" di

La Cina sceglie di svilupparsi più lentamente per ridurre le emissioni annue di CO2 in atmosfera. Per la prima volta il premier parla di sviluppo insostenibile.

Emissioni CO2 mondo 2009.jpg

Incredibile, ma vero, il secondo paese del mondo ha deciso di non mettere più la crescita economica al di sopra di ogni altra cosa.

Il primo ministro cinese Wen Jabao ha annunciato che il piano economico 2011-2015 prevederà una crescita "solo" del 7% invece che dell' 8%.

Si potrebbe sorridere davanti a queste cifre, ma bisogna tenere conto che l' 1% del PIL cinese supera i 30 miliardi di $ e l' 1% di emissioni in meno ogni anno potrebbe alleggerire l'atmosfera di qualcosa come 500 milioni di t di CO2.

Ma non è tanto questo il punto, bensì il fatto che per la prima volta, non lo stato del Buthan (1), ma una grande superpotenza economica mette in discussione il mito della crescita illimitata.

Sentite cosa dice il premier cinese:

«Non possiamo assolutamente sacrificare l'ambiente per pagare il prezzo di uno sviluppo ad alta velocità, per avere uno sviluppo cieco e così creare una sovracapacità e generare un'ulteriore pressione sull'ambiente e sulle risorse. Questo sviluppo economico è insostenibile

Se Wen Jabao oggi ripete quello che in questo blog si sta cercando di dire da 4 anni e mezzo, quale misero economista, banchiere o CEO potrà contraddirlo? Occhiolino

Greenwashing? Probabile.

O forse i cinesi hanno capito che il picco del petrolio non gli permetterà nei prossimi anni di accaparrarsi tutta l'energia necessaria a crescere come oggi, per cui, secondo una bella espressione italiana, fanno di necessità virtù.

Si tratta di affermazioni nette e impegnative, si parla di numeri e non di farfalle.

Forse qualcosa si sta muovendo. Non è ancora la decrescita, certo (è solo la decrescita del tasso di crescita), ma è un buon inizio.

(1) Il re del Bhutan ha avuto il grande privilegio essere tra i primi, dopo Robert Kannedy, a mettere in discussione il valore del PIL come misura di vero progresso e per questo ha inventato il parametro della felicità interna lorda. Un'idea geniale partorita però purtroppo in un paese troppo piccolo per avere un'influenza sulla scalal economica mondiale.

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2 commenti
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01 Mar 2011
alle 15:43

simo

chissà se una notizia così la sentirò anche al telegiornale o se mi parleranno solo di oscar e omici?

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01 Mar 2011
alle 13:40

Mauro

Secondo me si sono imbattutti nei "limiti allo sviluppo" (o crescita)

Da quel che ne so anche il super abbondante carbone cinese scarseggia.

Ed allora che fare?

Addolciamo la pillola dicendo che siamo preoccupati per l'ambiente.

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