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Apple peak: come spiegare il picco del petrolio

Martedì 1 Marzo 2011, 15:28 in Petrolio&Fossili di

Prima si mangiano le mele più grosse e se ne mangiano sempre di più, finchè si passa a quelle più piccole e poi a quelle bacate. Non si riesce a mantenere il ritmo di raccolta: è quello che accade con il picco del petrolio.

Apple peak come spiegare il picco del petrolio.jpg

[Questo post non riguarda i prodotti elettronici della Apple, ma leggetelo comunque, perchè ne vale la pena]

Non è difficile capire che cos'è il picco del petrolio se lo spiega in modo adeguato. Questo è il modo in cui spesso lo spiego agli studenti.

Quando Johnny scoprì il meleto sulla collina, stentava a crederci. Centinaia di meli da cui pendevano frutti colorati e succulenti. Si armò di un cestino e iniziò a raccogliere le mele più grosse dai rami più bassi degli alberi più vicini. Riusciva a riempire un cesto in un'ora.

Dopo un po' la voce si sparse ed arrivarono anche i suoi amici; qualcuno con i proventi delle mele si comprò un carretto e in breve si raccoglievano cinque, poi dieci, poi venti cesti in un'ora. Tutti ne mangiavano fino a scoppiare.

Ora bisognava andare sempre più lontano per raccogliere i frutti, ma i giovani erano tanti e correndo un po' di più riuscivano araccogliere comunque i venti cesti. Il tempo delle mele sembrava non dovesse finire mai.

Ad un certo punto le mele grosse finirono, così come rimasero spogli tutti i rami bassi degli alberi.

Si iniziarono a portare scale per arrivare ai rami alti, ma occorreva più tempo e si riuscivano solo a raccogliere quindici ceste all'ora. La gente si lamentava, soprattutto gli ultimi arrivati che ne avevano mangiate poche.

Si iniziarono a raccogliere le mele più piccole, ma ora occorreva più tempo per riempire una cesta e se ne facevano solo dieci all'ora. La gente litigava per avere le mele, a volte anche facendosi male sul serio.

Poi ci si rassegnò anche a raccogliere le mele bacate, quelle beccate dalle gazze e perfino quelle mezze mangiate dai calabroni; c'era molto scarto, così si riusciva solo a portare a casa cinque ceste in un 'ora; ogni trasporto veniva vigilato da quattro uomini armati per evitare saccheggi.

Si scese a tre ceste all'ora, poi una, poi più nulla.

Game over.

Per il petrolio (e qualunque altra risorsa non rinnovabile o rinnovabile, ma sovrasfruttata) è più o meno così.

Si esauriscono i grandi giacimenti di ottimo greggio e bisogna cercare i giacimenti più piccoli, posti in zone remote o in mezzo al mare, con petorlio di bassa qualità. Per questo, nel dopo picco è impossibile mantenere i ritmi di produzione precedenti.

C'è però una differenza: per le mele l'anno successivo c'è un nuovo raccolto di frutta, mentre per il petrolio no.

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4 commenti
4
02 Mar 2011
alle 11:02

Maurizio T.

Caro Pierluigi,

anch'io son della zona di Torino e ricordo perfettamente i "pumetu" (mele piccole) della mia infanzia e adolescenza, al punto che sono anni che le cerco e, quando riesco a trovarne una pianta autoctona che produce frutti gustosi, chiedo a un mio amico di innestarla su un portainnesto per averla nel frutteto; tra l'altro, spesso queste sono più resistenti alle malattie e all'inclemenza atmosferica

Torneremo ad apprezzare ciò che per ingordigia ci avevano convinto a disprezzare

3
01 Mar 2011
alle 23:43

Pierluigi Vernetto

mio nonno romagnolo raccontava di un convento dove i frati in tempi di abbondanza facevano la pipi' sulle mele piccole in segno di disprezzo. poi venne la carestia e i frati si dovettero mangiare quelle stesse mele piccole.

Mi sa che ben presto anche noi andremo a tirare fuori le mele piccole (biciclette, orti urbani etc) e fa ch'it n'abie, come dicono a Torino.

In Romagna erano stati a lungo sotto il Papa per cui odiavano preti e frati.

2
01 Mar 2011
alle 18:20

Marco Pagani

Certo, è sempre tutto in copyleft e non bisogna lesinare gli sforzi per fare capire ai ragazzi che il problema del petrolio non è tra quarant'anni, ma adesso.

1
01 Mar 2011
alle 17:34

Maurizio T.

Ottimo esempio Marco, chiedo il permesso di usarlo per i miei studenti. Per l'Eroei uso la metafora di semina e raccolta delle patate

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