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Se il legno viene tagliato più in fretta del tasso di rinnovo, diviene a tutto gli effetti una risorsa non rinnovabile, quindi soggetta alla teoria del picco di Hubbert
Picco del legno? Ma il legno degli alberi è rinnovabile!
Certo, ma per rinnovarsi impiega tempo: un albero deve crescere e raggiungere la maturità prima di potersi riprodurre. Se viene tagliato prima, addio discendenza!
Se si preleva più in fretta del tasso di rinnovo, il legno diviene a tutto gli effetti una risorsa non rinnovabile, quindi soggetta alla teoria del picco di Hubbert. E' ciò che ad esempio è avvenuto in Malaysia, come mostra il grafico in alto (1).
L'isola di Pasqua ha incontrato un triste destino perchè i suoi abitanti sono andati ben oltre il picco del legno e lo hanno esaurito del tutto.
Il Giappone dell'era Tokugawa avrebbe potuto conoscere una sorte simile; la costruzione di tre soli grandi castelli feudali richiese ad esempio il taglio di ben 1500 ettari di foresta! A partire dalla metà del '600 vennero però prese misure correttive per limitare l'uso del legno e il Sol Levante oggi possiede ancora le sue foreste (2).
Secondo lo studioso John Perlin uno dei fattori limitanti delle civiltà antiche fu proprio il raggiungimento del picco del legno. La società greca del dopo picco fu facilmente conquistata dalla Macedonia di Filippo II; Roma dilazionò il picco del legno conquistando territori ricchi di foreste in Europa, ma alla fine dovette soccombere alla dura legge della realtà.
Recentemente il principe Guglielmo Alessandro d'Olanda ha messo in guardia dal picco del legno alla conferenza sull'energia di Abu Dhabi. Chissà, in quanto testa coronata, sente sulle sue spalle le esagerazinoni dei suoi antenati...
(1) Fonte FAOSTAT, sezione Forestry - ForeSTAT. I numeri del grafico si riferiscono al roundwood, legname di valore proveniente da grossi tronchi. Poichè si tratta di una risorsa rinnovabile, se ci si ferma prima di aver tagliato l'ultimo albero, la produzione annuale di lungo periodo non tenderà a zero, ma ad un valore più o meno costante, la produzione sostenibile. La produzione cumulativa invece non avrà un asintoto orizzontale, ma bensì obliquo.
(2) Questa storia è raccontata magistralmente da Jared Diamond nel suo magnifico libro Collasso: come le società scelgono di morire o vivere (p. 310 e seguenti).
Per quanto riguarda il Giappone, Alex Kerr nel suo "Lost Japan" (in italiano "il Giappone e la gloria", putroppo fuori catalogo) sostiene che le foreste attuali di cedri giapponesi (Criptomerie) siano colture industriali di legname da costruzione (ottimi per questo scopo perché crescono dritti), e siano state sostituite dall'uomo alle foreste giapponesi originarie, con il loro habitat.
Ho visto di recente una mostra sull'Isola di Pasqua che smentiva categoricamente l'ipotesi che il declino della cultura dei Moai fosse dovuto a un disboscamento insostenibile. Invece si propendeva, su base di analisi dei pollini dell'epoca, per l'ipotesi di un cambiamento climatico come causa della crisi.
Consiglio vivamente la lettura di questo articolo:
"La crisi della legna"http://aspoitalia.blogspot.com/2010/04/la-crisi-della-legna.html
alle 12:27
ziomaul
La crisi dell'isola di pasqua fu dovuto all'abbattimento degli alberi e dallo super-sfruttamento dei terreni. Poi è bastato un semplice cambiamento climatico per far crollare il tutto.
Spero che non avvenga la stessa cosa adesso. Ma la sfiga al contrario della fortuna ci vede benissimo!
Ciao