Ambienti, scienza e varia umanità
[Questa è la sintesi del mio intervento a ETICA-mente di domenica scorsa]
«Per scacciare la fame e la sete non è necessario navigare né guerreggiare. Quanto la natura esige è facile da procurarsi, non lontano da noi; il guaio è che ci si affatica per le cose superflue.»
Questa riflessione di Seneca di quasi 2000 anni fa ci introduce perfettamente al tema della sovranità alimentare, fondandola su una motivazione squisitamente ecologica: in condizioni normali, l'ecosistema può fornire agli esseri viventi ciò di cui hanno bisogno, senza doverlo cercare altrove e senza portarlo via ad altri. Quindi a maggiore ragione le collettività umane organizzate hanno diritto al cibo e soprattutto hanno diritto a come nutrirsi.
Sì, perché la sovranità alimentare è molto di più del diritto al cibo: è il diritto dei popoli a scegliere dove e cosa coltivare o allevare, con quali tecniche agricole e con quali rapporti sociali di lavoro, come sostanzialmente afferma il manifesto di Via Campesina, che rappresenta, anche se forse non ce ne siamo accorti, il più grande movimento sociale e politico della storia umana.
Per comprendere appieno il significato della sovranità alimentare vale forse la pena di esaminare il suo opposto, ovvero la realtà negativa della sudditanza alimentare.
Il ragionamento è molto semplice: è possibile fare discendere i diritti dalla realtà degli ecosistemi e delle società semplici. In una società semplice tutti possono procacciarsi il cibo direttamente, mentre in una società complessa questo non è detto che avvenga, perchè rapporti di potere e leggi inique possono escludere gruppi o persino la maggioranza delle persone dall'accesso alla terra.
Noterai che ho scritto che l'ecosistema può soddisfare le esigenze degli esseri viventi "in condizioni normali", ovvero condizioni quasi stazionarie, tipo Lottka - Volterra. L'introduzione nell'ambiente di un nuovo predatore potrebbe sconvolgere tutto, così come l'aumento demografico di una data specie.
Nel nostro caso è chiaro che una crescita incontrollata della popolazione umana rischierebbe di non garantire nei lustri futuri la sovranità alimentare e anche il diritto al cibo, ma al momento siamo ancora abbastanza lontani da quello scenario, perchè oggi c'è cibo per tutti, solo che è assai male distribuito, visto che una vacca o un maiale di allevamento hanno una dieta proteica assaipiù ricca di un africano.
mi sfugge il nesso tra : 'l'ecosistema puo' fornire.. ' e il successivo 'diritto al cibo'.
Se l'ecosistema PUO', non vi è alcun bisogno di riaffermare un diritto, basta prendere quello che necessita. Il problema è che l'ecosistema, in quanto tale, NON può soddisfare le esigenze alimentari di una comunità organizzata, se non per bande di cacciatori-raccoglitori; 20mila anni di storia contrastano con il tuo 'QUINDI'; forse non ho capito.
alle 15:47
francesco ganz
..Ogni tanto leggo il suo blog su blogosfere: recentemente mi ha colpito un suo post in cui diceva che il problema più impellente della produzione agricola mondiale è la redistribuzione dell derrate alimentari alle popolazioni sottonutrite : secondo me invece sarebbe invece quello di iniziare una transizione verso forme di permacoltura con cultivar autoctone, concimazione organica e non minerale : naturalmente ciò porterebbe nell'immediato ad un decrescita della produzione mondiale ed ad un aumento del costo del cibo oltre che ad una magiore necessità di " braccia "...Se non facciamo niente il picco delle droghe minerali per i campi e l'effetto serra potrebbe davvero decapitare la produzione agricola mondiale...Cosa pensate di tuto ciò ? Non si può pensare di viver sani in un pianeta malato.