Giappone, prove di uscita dal nucleare

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Nel 2012 tutte le centrali nucleari giapponesi saranno ferme per manutenzioni e controlli dopo il disastro di Fukushima. Un'ottima occasione per il popolo nipponico per rendersi conto che può vivere anche senza nucleare

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Il Giappone, unico paese al mondo ad avere conosciuto l’ oltraggio della morte nucleare, si è comunque affidato all’atomo per produrre una discreta quota della sua energia. I reattori si sono moltiplicati negli anni fino ad arrivare a 54. Nell’anno d’oro del nucleare giapponese, il 1998, la quota di energia elettrica proveniente da Uranio e Plutonio è arrivata al 32%.

Poi le cose hanno iniziato ad andare storte.

La produzione è calata ben prima dell’immane disastro di Fukushima, come si può vedere nel grafico in alto (1):

  • nel 2003 è scoppiato il grande scandalo della falsificazione dei dati di perdite radioattive da parte delle aziende TEPCO, Tohoku e Chubu. Lo scandalo fu così grave da costringere alla chiusura di ben 15 impianti con una perdita secca di 84 TWh.
  • nel 2007 un terremoto di 6,6 gradi Richter colpì la costa nordovest del giapponese, causando seri danni all’enorme complesso nucleare di Kashiwazaki (il più grande del mondo, 7 reattori con 8 GW di potenza complessiva); i reattori sono stati fermati a fasi alterne con una perdita di 128 TWh tra il 2007 e il 2011.

Ora 53 centrali su 54 sono state fermate (11 come consguenza diretta dello Tsunami, le altre per manutenzione “programmata”;un buon numero di queste centrali è ferma da oltre sei mesi); l’ultima centrale ancora in funzione verrà fermata agli inizi di maggio.

Il Giappone è quindi il primo stato industriale nucleare a trovarsi per oltre un anno a vivere senza l’energia atomica. Le pressioni dellelobbies industriali per riaprire le centrali saranno formidabili, non c’è dubbio.

Anche i cittadini giapponesi però stanno riaprendo gli occhi, e si sono accorti che è possibile vivere anche senza il nucleare:la perdita di 121 TWh di nucleare e di 7 TWh di idroelettrico è stata compensata da 87 TWh in più di termoelettrico (quasi tutto da gas),da 13 TWh in più di eolico e FV e da 28 TWh di risparmio energetico.

Già, i giapponesi stanno forse iniziando ad accorgersi che i loro consumi elettrici domestici sono assolutamente assurdi: 2245 kWh pro capite, ovvero il doppi odei 1145 kWh dell’Italia. L’offerta di energia elettrica ha creato la domanda, creando abitzioni assolutamente energivore. Se in Giappone si imparasse almeno a vivere come in Italia 8che non è esattamente un esempio di risparmio energetico), la domanda potrebbe essere ridotta considerevolmente.

Qualcuno di loro poi si metterà anche a leggere il rapporto di Greenpeace, che disegna una roadmap per sostituire il nucleare con le rinnovabili entro il 2020 (ne riparlerò meglio un’altra volta) e forse non accetterà tanto volentieri di farsi mettere i piedi in testa un’altra volta.

(1) Fonti: Statistiche BP fino al 2010, IEA per il 2011, stima relativa ai probabili giorni di funzionamento dei reattori (dati Reuters) che sono stati o verranno progressivamente chiusi nel corso del 2012.

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