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Il prezzo del gasolio pesa sempre di più sul costo del trasporto

Venerdì 23 Marzo 2012, 10:08 in Petrolio&Fossili, Trasporti di

Nel 1990 il prezzo del gasolio pesava il 20% sul costo dell'autotrasporto. Oggi è la prima voce di costo e pesa il 33%. Il peak oil lo fara pesare sempre di più. E c'è qualcuno che crede ancora nel futuro della logistica?

Incidenza del gasolio sul costo dell'autotrasporto.jpg

Ieri ho mostrato l'andamento del prezzo del gasolio negli ultimi vent'anni. Oggi vediamo quali conseguenze ha sui costi del trasporto su gomma. Come si vede dal grafico in alto (elaborazione su dati Confetra), l'incidenza del carburante è cresciuta dal 20% degli anni '90 a oltre il 33% di oggi. Cosa ci riserverà il futuro?

Il peak oil porterà inesorabilmente ad un aumento dei prezzi del greggio. Indicativamente, ogni 10 centesimi di aumento del prezzo del gasolio fanno aumentare l'incidenza dei costi dell'1% (dato facilmente ottenibile con una regressione ventennale dele quote in funzione del costo), Se il gasolio dovesse quindi ad esempio arrivare a 2,5 €/l, verrebbe a incidere sul costo del trasporto per oltre il 40%.

Poichè anche la voce tasse (assicurazioni e tariffe autostradali) non potrà che aumentare, per essere competitivi, gli autotrasportatori dovranno tagliare ulteriormente sui costi del personale (riduzione salari e turni massacranti) e sulla manutenzione dei mezzi, rendendo il trasporto sempre più insicuro e pericoloso.

Di fronte a questi dati io non credo che la logistica su lunghe distanza abbia futuro. E' inutile costruire capannoni devastando il territorio per stoccare merci di lunga percorrenza che costerrano sempre più care e che sarà sempre più difficile vendere ad una società impoverita.

L'unica alternativa sostenibile (oltre al passaggio del trasporto su ferrovia a bassa velocità) è la filiera corta. Ovviamente i grossi TIR non sono ottimizzati per questo tipo di trasporto, che prevede volumi più piccoli e più flessibilità, ma poichè il parco autoveicoli è quello che, è sarà necessario adattarsi. Usando l'informatica e il web, dovrebbe essere possibile ottimizzare i carichi degli autocarri anche su piccole distanze per consegne multiple.

Link utili

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Sciopero autotrasportatori: ecco i danni

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4
4 commenti
4
24 Mar 2012
alle 00:08

stefano

credo che ormai debba essere chiaro anche l'aspetto sociologico del 'picco' e delle conseguenze di costo delle risorse..

la gente non abbandonerà mai l'auto, non vivrà una vita fatta di bici e lunghe passeggiate, senza prima aver tentato il tutto per tutto..

credo addirittura che verranno in futuro studiati modi per far diminuire il costo del carburante (si potrebbe rinunciare alle accise), per tentare di riportare in vita il mercato auto..con la prospettiva, entro pochi mesi, di riportare in auge incentivi per rottamazione e bonus per acquisto di auto euro VI (il gennaio 2014 ormai è alle porte..).

verrà fatto di tutto, veramente di tutto per non abbandonare questo modo energivoro di vivere e dissipare..

ho un amico disoccupato che va in giro con il suv per cercare lavoro..spende 2000 euro solo di bollo e assicurazione..e da mesi non ha introti..

non abbiamo speranze..

stefano

3
23 Mar 2012
alle 17:17

Marco Pagani

Grazie per gli interessanti commenti

@ Paolo

Concordo, facendo però notare che mentre una persona sobria mangia tutti i giorni, cambia il telefonino ogni tre anni (o più) e il computer ogni 4 (o più). Nella piramide dei consumi, la tecnologia avanzata sta insomma in cima e quindi impatta meno.

@ medo

Hai ragione, che orrore, ma è anche illuminante, di chi non riesce a uscire da un paradigma, anche quando arriva al ridicolo di invocare per un TIR più potenza a parità di consumi (dopo quasi 2 secoli non ha mai sentito parlare di Carnot, evidentemente) o mezzi più grandi (non sono già abbastanza ingombranti?).

Si infilano in un vicolo senza uscita e saranno e crolleranno sotto il peso della loro insostenibilità.

In realtà un mezzo più grande e meno energivoro che trasporta il carico di 20 TIR con solo due operatori esiste già da lungo tempo: si chiama treno...

2
23 Mar 2012
alle 11:44

medo

Tempo fa vedevo in TV l'intervista ad un boss della logistica in Francia, diceva che per un trasporto il costo del carburante era ormai quasi equivalente a quello del personale e che man mano che le due quote si eguagliavano, lui si chiedeva che senso avesse il tutto e cosa aspettarsi dal futuro... Dopo una domanda del giornalista, ha dato la sentenza: "dobbiamo progettare camion con capacità maggiore, motori con più cavalli ma gli stessi consumi e forse con lo stesso personale riusciremo ad essere ancora più produttivi e proficui, addirittura su distanze maggiori". Quindi, ancora una volta la soluzione alla "scarsità" energetica è la crescita. I pomodori dalla Spagna son troppo cari per pagare l'autista ed il gasolio? Andremo a prenderli in Turchia a miglior prezzo, in maggiore quantità e siam tutti contenti. Sempre via gomma. Che orrore.

1
23 Mar 2012
alle 10:25

Paolo Marani

Un grosso limite dei sistemi a filiera corta, che sulla carta comportano grandi vantaggi logistici in termini di consumi, è dato dal fatto che manufatti tecnologicamente avanzati non possono prescindere da materiali che provengono letteralmente da tutte le parti del mondo!

Analogo della filiera corta alimentare, per quanto riguarda le tecnologie, è a mio avviso una sola.. la STANDARDIZZAZIONE.

Se tutti i telefonini, ad esempio, utilizzassero lo stesso tipo di caricatore (come sta accadendo ora con lo standard micro-usb) allora è possibile ottimizzare i flussi di materiali, producendo le parti in loco su licenza, stoccandoli per minimizzare le eccedenze, alimentando tra l'altro un mercato aftermarket di semilavorati ricondizionati dal ciclo di vita molto più lungo.

Nell'auto invece, ad esempio, spesso ogni componente è "progettato" per un modello specifico, non è adattabile, addirittura per certe parti meccaniche, come la scatola del cambio, per lo stesso modello di autovettura si va a vedere le ultime cifre del lotto di produzione, pena l'incompatibilità del pezzo. Tutto ciò è una follia.

Filiera corta per l'industria agro-alimentare e a basso contenuto di materiali tecnologici, corrisponde a standardizzazione spinta (orientata al riciclo) per i dispositivi tecnologici più avanzati (o almeno i loro semilavorati fondamentali). Non vedo altra via per ottimizzare l'incidenza dei trasporti.

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