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Il ghiaccio di 4 anni e più rappresentava fino a un quarto della calotta artica: ora è ridotto al 2%. Il ghiaccio di meno di un anno è ora il 75% del totale e molto probabilmente si è raggiunto il punto di non ritorno
Il National Snow and Ice Data Center di Boulder in Colorado monitora in continuazione tutti i ghiacci del pianeta. Le preoccupazioni crescono per il ghiaccio artico, soprattutto perchè continua a perdere spessore.
L'immagine qui sopra (clicca per ingrandire) mostra le differenti età del ghiaccio: il ghiaccio con più di un anno di vita (quindi che ha resistito alla fusione estiva ed è più spesso), si concentra oramai solo intorno al polo e alle coste canadesi e groenlandesi.
Solo 30 anni fa questo ghaccio rappresentava il 40% del ghiaccio primaverile, mentre ora è ridotto al 25%. Il ghiaccio con più di 4 anni, che era un buon quarto del totale, ora è confinato ad un misero 2%.
Se il ghiaccio è più sottile fonde facilmente oppure si frattura per effetto del moto ondoso. Secondo i ricercatori del NSIDC, la calotta artica non si è più ripresa dopo la fusione record del 2007; secondo alcuni ricercatori, l'alterazione è ormai permanente, ovvero si è oltrepassato il punto di non ritorno e la completa fusione estiva dell'artico è ormai questione di qualche decennio, se non meno.
Il disgelo del fondo ghiacciato del mare artico potrebbe inoltre portare al rilascio di bolle di idrati di metano in atmosfera, con ulteriore aumento dell'effetto serra e rischio di Tsunami.
Link utili
Ghiaccio artico o ombelico: quale scomparsa interessa di più?
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Il guaio grosso è il feedback positivo: l'acqua ha albedo diversa dal ghiaccio. Quando ci troviamo con fusioni parziali, tipo 2007, la luce solare riesce a riscaldare meggiormente la superficie dell'Artico ormai scoperta. Un incendio che si autosostiene.
Prima degli idrati, il problema è il permafrost:
http://www.esa.int/esaEO/SEMHTAGY50H_index_0.html
Il rischio Tsunami dovrebbe essere riferito all'emersione in superficie di una gigantesca bolla di metano, se la transizione di fase degli idrati di metano dovesse accelerare fino ad un ritmo catastrofico.
Sono completamente d'accordo con i temi del tuo articolo ma ve n'è uno che non comprendo, perdona la mia ignoranza: perché rischio tsunami ?
Grazie se vorrai rispondermi e, vista l'occasione, auguri per una serena Pasqua.
alle 19:45
stefano
come giustamente fatto notare, il problema prevalente è che non se ne esce..e tra l'altro non si conosce cosa potrebbe accadere senza il ghiaccio per tre mesi lassù..ipotizzando che possa poi ritornare in settembre ma visto il feedback positivo del mare, la cessione di aria calda nei primi metri di atmosfera potrebbe provocare grandi caos nel sistema climatico..e con le temperature in pratica alte per irraggiamento marino il ghiaccio sarebbe sottilissimo per almeno altri 3-4 mesi..
un vero casino..
ci vorrebbe un bel collasso da peak oil..ma non basterà probabilmente..